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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Lunedì 30 agosto 2021

P come Pelagos, P come Posidonia


ARPAT ha partecipato lo scorso venerdì 26 agosto all’ incontro divulgativo e di sensibilizzazione, promosso dal Comune di Pisa, sul Santuario dei mammiferi marini Pelagos e sull’importanza di Posidonia oceanica in mare anche con un laboratorio insieme a Legambiente rivolto ai bambini.

ARPAT ha partecipato lo scorso venerdì 26 agosto all’ incontro divulgativo e di sensibilizzazione, promosso dal Comune di Pisa, sul Santuario dei mammiferi marini Pelagos e sull’importanza di Posidonia oceanica in mare.

Pisa è uno dei 105 Comuni che in Italia hanno aderito alla Carta di Partenariato del Santuario marino Pelagos che con i suoi è 87.500 chilometri quadrati di superficie è la più grande area protetta del Mediterraneo e costituisce, nel Mediterraneo, l’unica Area di tutela internazionale dedicata alla protezione dei mammiferi marini.

Con la sottoscrizione della Carta di Partenariato nel 2017 il Comune di Pisa, insieme a molti altri Comuni rivieraschi toscani che hanno ricevuto la bandiera Pelagos, si sono impegnati a promuovere azioni di salvaguardia nei confronti dei mammiferi marini, favorendo la conoscenza e la valorizzazione del Santuario dei cetacei, ovvero di tutta quell’area marina dell’Alto Tirreno eletta a protezione dei cetacei, a seguito dell'Accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco entrato in vigore il 21 febbraio 2002.

pubblicoL’incontro divulgativo, che si è svolto presso il Punto blu sulla spiaggia del Calambrone, si è articolato in un laboratorio sulla posidonia realizzato con bambini e bambine ed un successivo momento di riflessione con gli adulti presenti guidato dagli interventi dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Pisa, dal Responsabile dell’Ufficio Ambiente e dagli esperti biologi di ARPAT e Legambiente.

L’incontro è stato innanzitutto una occasione importante per parlare e far conoscere ai bambini Posidonia oceanica, una pianta marina che spesso viene confusa dai bagnanti con un alga quando la trovano spiaggiata sulla battigia. Come tutte le piante produce fiori e frutti e le foglie, che naturalmente seccano e cadono dalla pianta nella stagione autunnale, come qualsiasi altra pianta terrestre, possono arrivare sulle spiagge in seguito a mareggiate e formare accumuli anche imponenti, chiamati banquettes, che rappresentano una componente naturale del litorale e, se non vengono rimossi, proteggono le spiagge dalle mareggiate e dall’erosione.

Per favorire il cambiamento di opinione ed una diversa percezione dei bagnanti riguardo la presenza della posidonia spiaggiata, occorre promuovere il modello di spiaggia ecologica, così come proposto anche da ISPRA attraverso la realizzazione di un interessante volantino che può diventare anche un grande pannello che i comuni posso utilizzare, appunto, per divulgazione sulle spiagge. Iniziative molto importanti sono anche quelle che partono proprio dai ragazzi, come questo incontro di educazione ambientale realizzato sottoforma di laboratorio rivolto ai bambini che a Calambrone è stato condotto da ARPAT e Legambiente.

Il laboratorio è stato molto partecipato e sono stati numerosi i bambini e le bambine tra gli 8 ed i 12 anni che hanno osservato e manipolato diversi reperti vegetali portati dal mare sullalaboratorio battigia, imparando la differenza tra un’alga ed una pianta sottomarina e giocando con le varie parti di posidonia: radici, fusto e foglie ma anche toccando con mano i resti della pianta secca come foglie, rizomi, e le “palle” -”polpette”-”patate”di mare, quelle che gli esperti chiamano tecnicamente egagropili, resti di foglie talmente sminuzzati e sfilacciati dal mare da sembrare quasi “pagliericcio” o “feltro” di colore giallastro, compattati e resi sferici dall’ azione delle onde.

manipolareLa posidonia quindi svolge un ruolo fondamentale anche da morta e gli accumuli di palle e foglie che troviamo sulle spiagge non sono assolutamente da considerare un rifiuto, non emanano cattivo odore e non sono dannosi per la nostra salute.

Cecilia Mancusi, ha spiegato ai ragazzi soprattutto l’importanza delle praterie sottomarine, habitat esclusivo del Mediterraneo, estremamente prezioso anche per la biodiversità marina perché tra le foglie della pianta trovano rifugio molti organismi e costituisce aree nursery per gli avannotti dei pesci.
Non dimentichiamo poi che anche attraverso i personaggi di Posi e Donia, protagonisti della storia a fumetti dedicata alle praterie di Posidonia oceanica, elaborata nell’ambito del progetto Life SEPOSSO, si possono illustrare in maniera semplice ed immediata, non solo ai ragazzi, le problematiche legate alla salvaguardia delle praterie di posidonia nei nostri mari soprattutto legate agli impatti antropici.

Dopo il laboratorio, nell’ incontro rivolto soprattutto agli adulti ARPAT ha ribadito, così come iltavolo responsabile dell’Ufficio Ambiente e l’assessore, come il titolo dell’iniziativa “P come Pelagos, P come Posidonia” fosse quanto mai appropriato. La salubrità del nostro ambiente marino si misura propria tenendo in stretta relazione gli ambienti produttivi del Mediterraneo, le praterie di posidonia appunto, e la presenza, la consistenza numerica, la mortalità, gli impatti sui grandi vertebrati, cetacei ma anche tartarughe e squali. All’interno di questi due “estremi” si trova tutta la biodiversità, la produttività, la vitalità del nostro mare.
Una delle azioni in cui i comuni che aderiscono al partenariato si impegnano è proprio il monitoraggio dei delfini e delle balene che si spiaggiano lungo i litorali italiani. Cecilia Mancusi, esperta ARPAT Settore mare sull’ argomento, ha parlato di questa attività di monitoraggio dei cetacei che si spiaggiano annualmente sulle coste toscane, che l'Agenzia svolge per conto dell' Osservatorio Toscano Biodiversità della Regione Toscana.

E’ stato anche ricordato che il Comune di Pisa ha già da qualche anno, in collaborazione ed accordo con ARPAT, redatto ed applicato due protocolli per la gestione degli spiaggiamenti dei cetecei e degli accumuli di posidonia sul litorale, protocolli che sono stati presi ad esempio anche da altri comuni toscani.

La gestione adottata dal comune di Pisa per rendere fruibile e gradevole la spiaggia prima della stagione balneare ha escluso la rimozione della posidonia spiaggiata e quindi il suo conferimento in discarica: la posidonia spiaggiata non viene in nessun caso mai assimilata ad un rifiuto e questo è sicuramente un punto di partenza fondamentale e fiore all’occhiello per il comune.Partendo da questo presupposto le altre soluzioni adottate - spostamento alla base della duna, interramento sulla battigia, accumulo temporaneo in un’area limitrofa alla foce dello Scolmatore - sono assolutamente condivisibili ed apprezzabili, utili per la tutela dell’ecosistema spiaggia.

Disponibile su Flickr la fotogallery dell’evento

Testo di Cecilia Mancusi e Francesca Chiostri


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