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Lunedì 22 novembre 2021

ARPAT: presentazione Annuario dati ambientali 2021


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Presentata il 19 novembre 2021, a Palazzo Sacrati, la decima edizione dell’Annuario dei dati ambientali della Toscana

ARPAT ha presentato il 19 novembre 2021, nella sala Pegaso di Palazzo Sacrati, a Firenze, la decima edizione dell’Annuario dei dati ambientali della Toscana, che contiene circa 100 indicatori suddivisi in 6 aree tematiche: aria, acqua, mare, suolo, agenti fisici e sistemi produttivi.

L’obiettivo è stato quello di illustrare lo stato dell’ambiente nella nostra regione, approfondire alcuni importanti temi ambientali che si intersecano con i dati raccolti ma soprattutto comprendere, insieme a tutti gli ospiti, quali siano gli indicatori ambientali a cui rivolgere particolare attenzione per capire se abbiamo intrapreso e a che punto siamo nel percorso verso la sostenibilità e la transizione ecologica come prospettata dalle Nazioni Unite con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e dall’Unione Europea con il New Green Deal.

tavolo istituzionale presentazione AnnuarioLa presentazione dell'Annuario si è articolata in più momenti: la parte istituzionale si è aperta con i saluti del Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, a cui è seguito l'intervento dell’Assessora regionale all’ambiente, Monia Monni e del Presidente del Sistema Nazionale Protezione Ambientale (SNPA), Stefano Laporta, mentre i vertici di ARPAT, il Direttore generale, Pietro Rubellini e il Direttore tecnico, Marcello Mossa Verre, hanno chiuso la prima sezione della giornata di presentazione.

 "L’Annuario è uno strumento ben concepito e realizzato. Grazie a grafici, illustrazioni, testi comprensibili e dati statistici permette di avere, ormai da dieci anni, una fotografia accurata dell’ambiente in Toscana" ha affermato il Presidente Giani - "Proprio per questa sua chiarezza e facilità di comprensione non deve essere limitato e confinato ad addetti ai lavori, ma va diffuso". Il Presidente ha così posto l'accento sul ruolo dell'informazione e della comunicazione nel fornire i dati ambientali ai cittadini che devono conoscere lo stato della qualità ambientale strettamente connessa con  la qualità della vita nella nostra regione. L'Annuario riesce a offrire un quadro esaustivo dello stato dell'arte delle matrici ambientali: "Ci aspettano importanti sfide che riguardano la transizione  demografica, tecnologica e climatica, a cui ARPAT può fornire il suo contributo per le competenze  e l'autonomia acquisita" - ha concluso Giani.

L'assessora Monia Monni (leggi relazione, vedi intervento) ha apprezzato l'impianto dell'Annuario che permette di accedere facilmente ai dati, garantendo l'accesso del pubblico all’informazione ambientale previsto dalla Direttiva 2003/4/CE. I numerosi indicatori forniscono una chiave di lettura dell’ambiente toscano, delle sue criticità, ma anche dei suoi punti di forza, a tutti coloro che, non solo vogliono conoscere il territorio in cui vivono, ma anche porre in atto azioni e comportamenti per tutelarlo e migliorarlo. 

Monni Monia - Assessora all'ambiente Regione Toscana"La sfida della transizione ecologica è segnata, a livello nazionale, anche dal Piano Nazionale del quale è oggi disponibile la proposta avanzata dal Ministero. La Toscana - ha continuato Monni - rappresenta una piccola fonte emissiva rispetto ai grandi paesi inquinanti, ma non può e non deve esimersi dal fare la propria parte, nella consapevolezza che non si può risolvere un problema globale se non grazie al contributo di tutti gli attori locali". "È il momento di proporre una vera e propria strategia che renda attuali, precisi e misurabili gli interventi di riduzione delle emissioni. L’obiettivo è quello di mettere in atto azioni immediate e raggiungere, ancor prima del 2050 fissato quale termine dall’Unione Europea, un bilancio emissivo pari a zero e quindi una Toscana Carbon Neutral".

L'Assessora ha concluso dicendo che la Regione Toscana sta lavorando alla strategia per la transizione ecologica perchè la sfida della transizione ecologica non è più soltanto una questione di opportunità ma una necessità.

Il Presidente SNPA Stefano Laporta (leggi relazione), al suo secondo mandato, nel suo intervento, ha fornito alcune anticipazioni del quadro nazionale che sarà presentato il 13 dicembre 2021 a Roma, raffrontando i dati toscani con quelli nazionali e mettendo in evidenza i trend positivi della Toscana su qualità dell'aria e delle acque superficiali (fiumi e laghi) rispetto a quelli nazionali, ma anche le criticità relative al consumo di suolo e la considerevole produzione di rifiuti urbani, le cui cause sono da approfondire.

Laporta - Mossa Verre - RubelliniIl Presidente ha concluso sul ruolo strategico del SNPA, con ISPRA e le Agenzie, nell'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel supportare agli enti locali nelle politiche di tutela ambientale nell'attuazione dei progetti, nel fornire dati e indicatori che sono frutto dei monitoraggi ambientali e nel facilitare l'interlocuzione tra ricerca istituzioni e cittadini.

Pietro Rubellini, Direttore generale di ARPAT, ha posto (leggi relazione, vedi intervento) la necessità di introdurre nuovi indicatori ambientali, in particolare quelli legati ai gas climalteranti visto che una delle sfide più importanti da affrontare nei prossimi anni è prorio quella ai cambiamenti climatici, che comportano anche impatti socio-economici in grado di influire sui processi migratori ma anche sull'approvvigionamento e sostentamento alimentare.

In questa prospettiva, la nostra Agenzia vuole contribuire al quadro conoscitivo sul cambiamento climatico, mettendo a disposizione i dati contenuti nell’inventario IRSE: la banca dati degli inquinanti emessi da tutte le sorgenti industriali, civili e naturali presenti sul territorio regionale. Questa banca dati, esistente dal 2000 e recentemente aggiornata da ARPAT per conto della Regione Toscana, contiene informazioni dettagliate sulle fonti regionali di inquinamento e sulle quantità e tipologia degli inquinanti emessi, compresi i gas climalteranti: anidride carbonica, metano e monossido di azoto.

Pietro Rubellini, Direttore generale ARPATIl quadro ragionato sui dati e i trend riferiti ai gas serra, stimati in CO2 equivalente costituirà una sezione dedicata del prossimo Annuario. Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario stringere forti sinergie con altri soggetti istituzionali, primo fra tutti, la Regione Toscana che ha, di recente, predisposto il documento “Toscana Carbon neutral”, la strategia regionale per il contrasto ai cambiamenti climatici.

"Si è appena conclusa la Cop26, i cui esiti sono percepiti come fallimentari, ma non possiamo permetterci di essere catastrofisti ma dobbiamo continuare a confrontarci sui dati. L'Agenzia, in questo senso, si pone come una casa di vetro, improntata a criteri di trasparenza e fruibilità delle informazioni"  - ha affermato Rubellini - "La sfida ambientale e climatica richiede forti sinergie tra enti e istituzioni di ricerca anche quelle del settore sanitario, per individuare, sotto l’egida della Regione Toscana, le migliori strategie per contrastare i mutamenti del clima ed i suoi effetti e per garantire un ambiente salubre, in cui si gode di un maggiore benessere psico-fisico, come indicato dall’approccio olistico One Health che lega indissolubilmente la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema ”

Mossa VerreMarcello Mossa Verre, Direttore tecnico ha fornito (leggi relazione, vedi intervento) un quadro esaustivo e dettagliato sullo stato dell’ambiente nella nostra regione, mostrando nel suo intervento lo stato delle singole matrici, aria, acqua, mare, agenti fisici e suolo nonchè i trend emersi dall’analisi dei dati ambientali frutto del monitoraggio e controllo realizzato da ARPAT nel 2020.

La mattinata di presentazione dell'Annuario è poi proseguita con gli interventi dei rappresentanti del mondo accademico, Università degli Studi di Firenze e Pisa, i quali hanno dedicato i loro interventi ad alcuni importanti temi ambientali.

Enio Paris dell’Università degli Studi di Firenze si è soffermato (leggi relazione, vedi intervento) sulla questione della presenza di plastica nei corsi d’acqua e nei mari, problema molto discusso ma di cui ancora sappiamo poco, soprattutto in termini di soluzioni tecniche applicabili.

Gli studi acccademici che indagano questo tema si concentrano su tre fasi: produzione (intesa come fonti che originano le plastiche), trasporto e deposito, da intendersi come quantitativi rinvenuti sugli argini dei fiumi e sulle spiagge.

La riduzione degli accumuli di plastica nei corsi d’acqua e nei mari può essere raggiunta solo limitando gli apporti, da qui la necessità di individuare criteri e tecnologie per quantificare e intercettare il materiale plastico. Le conoscenze raggiunte sinora non forniscono soluzioni soddisfacenti ma ci sono i primi risultati delle ricerche svolte. Tra questi anche quelli del gruppo di lavoro dell’Università degli Studi di Firenze che ha lavorato sugli obiettivi di identificazione e quantificazione dei volumi di materiale plastico che vengono immessi nei corsi d’acqua, sui rilasci di particelle plastiche generati dagli effluenti degli impianti di depurazione, sulla quantificazione delle immissioni nel corso d’acqua provenienti dai sistemi fognari in ambito urbano, sull’analisi delle modalità di trasporto e sul deposito delle plastiche all’interno dell’alveo fluviale.

L’intervento di Monica Carfagni, dell’Università degli Studi di Firenze, invece, si è incentrato (leggi relazione, vedi intervento) sul clima acustico, in particolare sul rumore prodotto dal traffico stradale e dalle attività produttive, problema che affligge le nostre aree urbane.

La ricerca universitaria ha già individuato possibili soluzioni al rumore prodotto dal traffico, che migliorerà con l'implementazione del parco-auto elettrico. Oggi dobbiamo lavorare sull’ottimizzazione delle tessiture delle pavimentazioni, come evidenziato nel progetto Leopoldo, applicabili con successo anche in ambito urbano, su strade con condizioni di traffico fluido a velocità non elevate e sulle pavimentazioni a tessitura ottimizzata con l’utilizzo, nel bitume, del polverino di gomma proveniente dal riutilizzo di pneumatici esausti, oggetto dei progetti europei Life NEREIDE, Life E-VIA, Life SNEAK.

Per quanto riguarda, invece, il rumore prodotto dalle sorgenti commerciali/industriali, le criticità sono collegate alle emissioni stazionarie nel tempo dei macchinari ed alla presenza di componenti tonali in bassa frequenza, fonti di particolare disturbo per la popolazione. In questo caso, oltre alla soluzione classica, quale la chiusura della sorgente in specifici locali tecnici o box, se possibile, oppure l’utilizzo di barriere anti-rumore (che tuttavia hanno una ridotta efficacia in particolare se la sorgente ha componenti in bassa frequenza). Al momento sono anche oggetto di studio le soluzioni legate al controllo attivo del rumore, quali i sistemi prototipali per il controllo attivo del rumore di reattori e trasformatori delle stazioni elettriche sviluppati dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell'Università di Firenze.

Infine Riccardo Petrini dell’Università degli Studi di Pisa, si è soffermato, nel suo intervento (leggi relazione, vedi intervento), sul destino dei contaminanti nell’ecosistema attraverso le reazioni gas-roccia-suolo influenzate dai cambiamenti climatici, che hanno impatti sui processi di alterazione delle rocce e minerali caratterizzanti i diversi comparti ambientali, con implicazioni sul ciclo di questi inquinanti. Infatti le cinetiche delle reazioni di alterazione sono influenzate dalla temperatura e dall’aumento della CO2 nell’atmosfera prodotta da emissioni antropiche che si sovrappongono a quelle delle sorgenti naturali.

Attraverso l’analisi dei dati e la loro interpretazione in termini di processi è dunque possibile fornire il supporto scientifico ai decisori per promuovere la transizione ecologica, intesa come processo di innovazione tecnologica che rispetta la sostenibilità ambientale.

A conclusione, Rubellini ha promosso un nuovo rapporto tra l'Agenzia e mondo della produzione, del sindacato, dell'associazionismo ambientalista e scientifico-universitario per individuare una strategia comune, nel rispetto delle peculiarità di ciascun soggetto, e avviare un processo di confronto sui temi dell'ambientali e della crisi climatica in corso.


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