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Martedì 20 aprile 2021

Mobilità ciclabile: intervista Presidente Fiab Firenze


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Abbiamo chiesto a Luca Polverini, Presidente Fiab Firenze ciclabile a che punto siamo con la mobilità ciclabile nel territorio fiorentino e della città metropolitana di Firenze

Abbiamo rivolto alcune domande al Presidente della Fiab Firenze Ciclabile per comprendere lo stato della mobilità ciclabile nel territorio fiorentino.


Come valuta la rete di piste ciclabili presenti nella provincia di Firenze? Sono in grado di soddisfare la richiesta di mobilità su due ruote nel territorio?

Non penso si possa ancora parlare di una vera rete di piste ciclabili della città metropolitana di Firenze, ad eccezione di alcuni tratti della ciclopista dell'Arno e di qualche collegamento con i comuni della cintura, non esiste ancora un tessuto ciclabile che interconnetta i territori tra di loro con continuità. Questa situazione dovrebbe essere destinata a cambiare nel prossimo futuro anche grazie al PUMS, in via di adozione definitiva.

Si può invece fare una considerazione sul territorio di Firenze città, dove una rete sta prendendo forma, anche se ancora troppo lentamente. Alcune infrastrutture esistenti, penso ad esempio alle ciclabili sui viali di circonvallazione, sono ben strutturate e garantiscono un buon servizio all'utenza attuale. Altre invece non rispondono né ai requisiti minimi di fruibilità né a quelli progettuali. Si tratta soprattutto di piste ricavate su marciapiedi in affiancamento ai pedoni oppure in aree verdi e quindi prive di pavimentazione adeguata, o ancora in altre situazioni in cui il conflitto con i mezzi a motore per la contesa dello spazio pubblico è più difficile. E da questo punto di vista è indispensabile una presa di posizione più decisa da parte delle amministrazioni al fine di riservare un maggiore spazio alla mobilità ciclistica a discapito di quella privata a motore (inclusa la sosta).

Siamo a conoscenza di molti comuni che hanno ricevuto cofinanziamenti regionali e metropolitani per la realizzazione di nuove piste, perlopiù dedicate ai collegamenti con le stazioni ferroviarie e con i principali poli attrattori. Purtroppo non sempre questi interventi sono coordinati tra loro per questo FIAB, sia a livello locale che nazionale, chiede maggiore controllo e maggiori investimenti nella pianificazione armonica per lo sviluppo di ciclovie nazionali, regionali e locali, integrate tra loro per la mobilità attiva di tutti i giorni e per un turismo sostenibile.

Quando ritiene che sarà terminata, dal suo punto di vista, la ciclovia dell’Arno? Che prospettiva aprirà in termini di turismo sostenibile su due ruote?

Mi auguro che l'attuale Giunta regionale possa pedalare da Stia a Marina di Pisa prima della fine del proprio mandato. Ancora molti tratti mancano all'appello ed in alcuni casi è più complesso coordinare gli interventi a livello di comuni per omogeneizzare l'infrastruttura da un punto di vista del percorso, del fondo stradale, della segnaletica.

Per quanto riguarda Firenze uno dei tratti più difficili da superare è quello tra Girone (dove attualmente la pista si interrompe) ed il Valdarno. FIAB Toscana sta investendo molto per sensibilizzare le amministrazioni locali sull'importanza strategica di questa infrastruttura, anche in vista di una prossima ripartenza del turismo. Il valore di un percorso ciclabile protetto e alla portata di tutti che dalla costa Toscana ci porta al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è enorme. E non solo perché attraversa città come Pisa e Firenze ma soprattutto perché il cicloturismo è un modo lento di viaggiare, che permette di fruire della capillare bellezza distribuita su tutto il territorio regionale al di fuori dei classici circuiti. Sostenibilità ambientale nel modo di spostarsi ma anche sostenibilità economica in termini di distribuzione dei flussi turistici. Senza dimenticare che la ciclovia dell'Arno non avrà soltanto importanza turistica, ma a livello locale rappresenterà un'opportunità di mobilità attiva per gli spostamenti casa lavoro casa scuola.

Per quanto riguarda, invece, il tema della mobilità su due ruote e la scuola, ci sono sul territorio iniziative di bici bus? Le piste ciclabili esistenti passano in prossimità delle scuole, oppure non tengono conto dell’ubicazione delle stesse?

A Firenze in passato si sono sviluppate iniziative di pedi-bus che si sono gradualmente disperse; al momento non sono presenti iniziative di bici-bus. Queste iniziative devono contare sul forte coordinamento fra associazioni, amministrazione e coordinamenti dei genitori.

La nostra associazione sta provando a lavorare in questa direzione avviando una collaborazione con gli istituti scolastici con l'obiettivo fondamentale di sensibilizzare le nuove generazioni: uno studente ciclista oggi potrebbe essere un'auto in meno sulle strade delle nostre città di domani. In quest'ottica anche una rete di piste ciclabili protette a servizio delle scuole è essenziale. Il nostro progetto "A scuola in bici", insieme alla "Bicipolitana" recepita anche nel PUMS, vuole essere uno strumento di pianificazione in quest'ottica. Al momento, ad esempio, su 27 scuole secondarie di secondo grado in città, ben 16 non risultano in prossimità di una pista ciclabile. Ma le potenzialità di utilizzo sarebbero enormi: lo vediamo dall'utilizzo delle rastrelliere di fronte ad alcune scuole in ZTL. Le nuove generazioni hanno capito che la bici può essere il mezzo del futuro.

Come valuta le cosiddette piste pop-up, ovvero quelle delineate da una semplice segnaletica su strada, che, di recente, sono nate in molte città? Queste piste potranno invogliare le persone a cambiare le abitudini di spostamento o saranno viste come poco sicure e quindi non abbastanza utilizzate?

Le corsie ciclabili esistono in tutta Europa e rappresentano un elemento importante dell'infrastruttura ciclabile di molti paesi, ma non possono e non devono sostitire le piste ciclabili, né con queste devono essere confuse. Si tratta di soluzioni che ben si adattano ad alcuni contesti e in questi casi sono utili e funzionali, mentre in altri casi è indispensabilericorrere alla pista in sede protetta.

Parlando di Firenze città vorrei citare l'esempio di viale Petrarca, dove di recente sono state realizzate due corsie cilabili, una per senso di marcia. In questo caso la corsia si integra molto bene con il resto della viabilità e contribuisce a delineare uno spazio in cui le bici hanno priorità di percorrenza, in un viale privo di pista ciclabile e che già precedentemente era percorso da numerosi ciclisti.

Si può quindi dire che, se pianificate correttamente, e per fare questo occorre che i progettisti dei Comuni vengano formati sulle buone pratiche della nuova mobilità attiva, le corsie ciclabili rappresentano un buon passo avanti per lo sviluppo della rete ciclabile. Affinché vengano percepite in tutta la loro efficacia da parte di chi si affaccia per la prima volta alla mobilità in bici, è indispensabile affiancare alla loro realizzazione un'adeguata campagna di sicurezza stradale, riducendo la velocità nei centri abitati ai 30 orari salvo eccezioni, vigilando sulla sosta abusiva, educando gli utenti della strada ad una condivisione pacifica e rispettosa dello spazio. I paesi ad alta ciclabilità hanno avuto successo intervenendo in infrastruttura ma altrettanto importante è stato l'approccio alla sicurezza stradale, mettendo al centro l'utente debole.

Cosa pensa degli incentivi dati, di recente, a livello governativo per acquistare biciclette, monopattini e simili? Per affermare la mobilità dolce su 2 ruote, va incentivato l'uso o l'acquisto di mezzi?

Per troppi anni si sono dati incentivi per le auto, non capendo che il problema della carenza di spazio pubblico urbano in questo modo si sarebbe solo accentuato e con esso i problemi legati alla qualità dell'aria, alla congestione del traffico, all'inquinamento acustico. Finalmente si è capito che è indispensabile incentivare l'acquisto di mezzi sostenibili, non invasivi, meno pericolosi. Ma sappiamo che da solo questo non basta.

Al fine di incentivare il modal split in favore della mobilità ciclistica è necessario anche realizzare le infrastrutture, comunicare nel modo più efficace i vantaggi derivanti dallo spostarsi in bici e, fondamentale, rendere le strade più sicure. Da citare infine il contributo chilometrico per gli spostamenti casa lavoro. E tutti questi interventi, dagli incentivi all'acquisto fino alle campagne comunicative devono andare di pari passo.

La strada è sempre più contesa tra veicoli di varia natura, auto, moto, biciclette, monopattini e altri mezzi ancora, talvolta, si rasentano situazioni di conflitto, cosa si può fare per far sì che ci sia un maggiore rispetto tra i diversi fruitori?

Dal dopoguerra in poi l'incremento di spazio destinato ai veicoli privati a motore è stato costante ed inarrestabile, fino a scontrarsi inevitabilmente con le conseguenze che tutte le nostre città vivono ogni giorno. Si tratta di un conflitto reale, di difficile soluzione e che vede coinvolti enormi interessi economici legati al mondo dell'automotive.

In FIAB crediamo che l'unica soluzione possibile per invertire questa tendenza passi attraverso due tipi di interventi, coordinati e contemporanei. Da una parte è indispensabile il coraggio da parte degli amministratori locali, i quali devono ridurre lo spazio per la sosta privata, lo spazio per la circolazione dei veicoli a motore, limitarne la velocità e la pericolosità, per quanto possa risultare talvolta impopolare. Sappiamo che sono scelte che funzionano: molte amministrazioni stanno correndo più velocemente verso questa transizione, in molti altri casi le pressioni e gli interessi per mantenere lo status quo sono uno scoglio apparentemente insormontabile. Per questo chiediamo l'intervento dello Stato centrale per riformare il Codice della Strada e per dare strumenti e normative stringenti ai Comuni in materia di mobilità ciclistica.

Serve poi un investimento costante e massiccio in educazione stradale, intesa non come un mero esercizio per il conseguimento della patente ma come una vera e propria formazione tecnica e civica sul modo di stare in strada.

Infine dove non si arriva in altro modo è necessario essere meno tolleranti con i comportamenti folli e sempre più diffusi, penso a velocità e distrazione su tutti, ma anche a sosta selvaggia e tanto altro...

Come vede il futuro della mobilità, che è tra le partite chiave per la ripresa post Covid 19? Ritiene che saremo in grado di realizzare un cambiamento in questo settore?

Il futuro della mobilità deve essere sostenibile, altrimenti non ci sarà futuro per la mobilità. Sappiamo tutti quali sono le soluzioni che funzionano, ora è il momento di applicarle. La bici è uno strumento naturale di mobilità e di libertà, due elementi di cui tutti cominciamo ad avere sempre più bisogno in questo periodo. In FIAB crediamo molto in questo e siamo convinti che una ripartenza in bici sia quanto di più naturale, per questo dedichiamo passione ed impegno al tema della mobilità in bici.

Oggi c'è molta più consapevolezza nei riguardi delle tematiche ambientali, soprattutto tra le generazioni più giovani. Abbiamo bisogno di una governance all'altezza ma la richiesta deve partire contemporaneamente anche dal basso.


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