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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Martedì 16 febbraio 2021

Il 5G come elemento di fisica ambientale


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Qualsiasi sia la tecnologia utilizzata il rispetto delle soglie di legge deve essere sempre garantito

Il presente articolo, quello che l’ha preceduto su “Le possibili applicazioni del 5G”, ed altri che lo seguiranno, sono stati predisposti in seguito ad alcune iniziative pubbliche rivolte ad approfondire le caratteristiche del 5G e delle problematiche con esso connesse.

In particolare questo tiene essenzialmente conto dell’intervento dell’Ing. Mario Frullone, Direttore Scientifico Fondazione Ugo Bordoni, del Dr. Alessandro Polichetti – Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale Istituto Superiore di Sanità, di Nicola Pasquino, Professore di Misure per la Compatibilità Elettromagnetica presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, e dell’Ing. Diego Dainese – Dottorato di Ricerca in “Bioelettromagnetismo e Compatibilità Elettromagnetica” Docente a contratto presso Università di Padova.

  • Il seminario patrocinato da ARPA Veneto in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia ha visto la partecipazione dell’Ing. Mario Frullone – Direttore Scientifico Fondazione Ugo Bordoni, D.ssa Sabrina Poli – Osservatorio Regionale Agenti Fisici di Arpav, Dr. Alessandro Polichetti – Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale Istituto Superiore di Sanità, Ing. Diego Dainese – Dottorato di Ricerca in “Bioelettromagnetismo e Compatibilità Elettromagnetica” Docente a contratto presso Università di Padova.
  • Il seminario è stato realizzato da ARPA Friuli Venezia Giulia con i contributi di Fabio Scoccimarro – Assessore alla difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Stefano Laporta - Presidente ISPRA e Presidente SNPA, Stellio Vatta – Direttore Generale Arpa FVG, Nicola Pasquino – Docente in “Misure elettriche ed elettroniche “ Università di Napoli Federico II, Alessandro Polichetti - Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale Istituto Superiore di Sanità, Marzia Minozzi – Responsabile per le attività di area regolamentare e normativa di Assotelecomunicazioni, Anna Bampo di ARPA FVG.
  • L’iniziativa di cittadinanza partecipativa “Caffè-Scienza” patrocinata fra gli altri dal Comune di Firenze ed Università degli Studi di Firenze a cui hanno partecipato il Prof. Angelo Freni – Docente di antenne, propagazione e circuiti a microonde ed onde millimetriche, Ingegneria dell’informazione, Campi elettromagnetici Università degli Studi Firenze, Dott. Simone Morosi – Ingegneria dell’informazione, telecomunicazioni presso Università degli Studi Firenze.

Lavori in corso

L'impatto sanitario dei Campi Elettro Magnetici – CEM è noto e l'aggiornamento delle linee guida dell'ICNIRP nel 2020 - dichiara Frullone - conferma gli effetti dei CEM generati a tutte le frequenze non ionizzanti dello spettro elettromagnetico, comprendenti anche le frequenze della tecnologia 5G.

L'ICNIRP ha ribadito ancora una volta che non ci sono evidenze che collegano in modo certo i CEM all’insorgenza di neoplasie nell'organismo umano – afferma Pasquino. Questo indica che fino ad oggi non è stata rilevata nessuna corrispondenza ma ciò non toglie che in futuro possano essere trovate delle correlazioni - afferma Frullone.

Date le conoscenze scientifiche e gli studi ad oggi disponibili ed asseverati dagli Enti/istituzioni (ICNIRP, ISS, WHO) riconosciuti come autorevoli e dai quali non è possibile prescindere, non rimane che continuare a studiare per giungere in futuro a nuove conoscenze e risultati. Secondo la vigente legge italiana, ricordano Frullone e Polichetti, in tutto il territorio nazionale e per tutte le frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz si applica il valore di attenzione di 6 Volt/metro, valore questo che risulta essere ben più basso di quelli ammessi all'estero.

il triangolo delle applicazioini 5G

Tecnologia di minor impatto

A parere di Frullone e Polichetti, le preoccupazioni che vengono sollevate sull'applicazione della nuova tecnologia 5G sono: l'aumento del numero di antenne (densificazione); l’uso di frequenze millimetriche; il sommarsi delle nuove potenze del 5G con quelle dei sistemi precedenti 2, 3 e 4G.

Secondo Frullone e Polichetti, il fatto che vengano installate ulteriori antenne/sensori è una garanzia di livelli di emissione più bassi, perché più antenne ci sono minore è la potenza irradiata da ognuna. Inoltre il maggior numero di antenne significa una maggiore copertura del territorio con i servizi di cui si è parlato. L'utilizzo di antenne dotate di regolazione dinamica della potenza consente di usare in maniera più efficiente gli impianti e di far diminuire l'esposizione di chi non sta usando il cellulare. Queste antenne, afferma Pasquino, sono capaci di regolare in modo dinamico la loro potenza solo verso gli utilizzatori e dislocate più capillarmente permetteranno di trasmettere a potenze più basse.

Le onde millimetriche sono ben conosciute e già da tempo usate dai sistemi che offrono la banda larga senza fili. Inoltre, afferma Polichetti, le frequenze millimetriche penetrano molto poco all'interno dell'organismo interagendo a livello superficiale della pelle.

Per quanto riguarda l'aspetto dell'accumulo delle nuove potenze del 5G a quelle pre-esistenti del 2, 3 e 4G occorre ricordare, continua Frullone, che la nuova tecnologia adotta antenne intelligenti (o adattative) che non irradiano indistintamente in tutte le direzioni come fanno le antenne delle tecnologie precedenti, ma intelligenti perché irradiano con un fascio di potenza minima solamente di volta in volta adattandosi in ogni momento alla posizione dell'utente che sta richiedendo/utilizzando il servizio di comunicazione. Pertanto, aggiunge Dainese, il fascio prodotto intercetta solo l'utente diminuendo l'esposizione passiva delle persone non coinvolte nella comunicazione. Si tratta dunque, ribadisce Pasquino, di una trasmissione/irradiazione non più statica e generica, ma dinamica nel tempo e nello spazio e solo per quell'utente che ne fa richiesta grazie all'utilizzo delle antenne cosiddette “beam forming” (o adattative, o a fascio variabile).

Occorre tener presente, suggerisce Dainese, che le frequenze non sono infinite, per cui anche il gestore tenderà ad utilizzarle con parsimonia e soprattutto tenderà a non crearsi interferenze. Se infatti il gestore utilizza potenza troppo alta, rischia di compromettere le prestazioni delle celle confinanti rendendole di fatto inoperanti. Pertanto, continua Dainese il gestore ha interesse ad utilizzare la potenza minima per far lavorare al medesimo regime tutte le celle.

Per ulteriori informazioni consulta anche le FAQ su Telefonia 5G


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