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Potenziali rischi per la salute

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personale ARPAT con dispositivi di protezione individuale durante il campionamento

Nel Mediterraneo l'aumento della proliferazione di Ostreopsis cf. ovata lungo le coste - soprattutto spagnole, francesi e italiane - è stato sporadicamente accompagnato da segnalazioni di effetti sulla salute, a seguito di  inalazione/contatto diretto. 

Fra questi prevale una sindrome simil influenzale, febbrile-respiratoria, associata o meno a dermatiti o congiuntiviti.
Nei casi verificatesi, gli effetti riportati non sono mai stati gravi e hanno mostrato di essere reversibili per lo più entro poche ore.

Ad oggi si conoscono meglio le tossine prodotte dall'alga ed è documentata la loro presenza nelle sue cellule, nei prodotti ittici, nell'aerosol. È ancora in corso di studio la presenza di tossine nell'acqua di mare.

Studi preliminari in vitro, hanno, comunque evidenziato un rilascio delle tossine nel mezzo di coltura relativamente basso rispetto ad altre specie tossiche (rilascio rispetto al contenuto tossico totale del 24-26%, contro livelli superiori al 60%)

Non è tuttora dimostrata una relazione tra densità di cellule di O. cf. ovata e insorgenza di effetti sulla salute. Le conoscenze scientifiche aggiornate, riportate nel rapporto ISTISAN n. 14/19, fanno pensare che la comparsa o meno di sintomi che portano a rivolgersi alle strutture sanitarie sia dovuta a:

  1. diverse concentrazioni di tossine diverse prodotte dalle microalghe delle diverse zone (anche del mediterraneo) e nei diversi periodi
  2. ruolo fondamentale rivestito dalle condizioni meteoclimatiche favorevoli al rilascio in colonna d’acqua dell'alga e alla successiva aerosolizzazione e dispersione di cellule/detriti e tossine (es. vento e idrodinamismo sostenuto, mareggiate di particolare entità)
  3. applicazione delle stesse Linee Guida del 2007: infatti le informazioni al pubblico fornite in questi anni, oltre alle misure di tutela messe in campo, possono aver contribuito a migliorare la percezione del rischio sanitario e soprattutto a prevenire i comportamenti più a rischio di esposizione, in presenza di elevate densità di O. cf. ovata

Le tre vie di esposizione a O. cf. ovata. , cutanea, inalatoria e orale, interessano sia l'uso ricreativo delle acque (bagnanti, sportivi, pescatori amatoriali) sia le attività professionali (bagnini, operatori turistici, pescatori, operatori coinvolti in attività di monitoraggio marino costiero, ricercatori che maneggino campioni contenenti O. cf. ovata e/o le tossine prodotte).

Più recentemente è stata evidenziata anche la possibilità di rischi per la salute connessi alla manipolazione non protetta di coralli da acquario. 

Le persone che, trovandosi in prossimità di un'area balneare, manifestino i sintomi descritti sopra sono pregate di fare una segnalazione alle Aziende Sanitarie: un intervento tempestivo si attua infatti con la collaborazione di tutti.

Finora nel bacino del Mediterraneo non sono stati riportati casi di intossicazioni di natura alimentare da consumo di pesce contaminato da questa microalga. I molluschi (cozze, vongole, arselle, ecc.) - filtrando grandi quantità di acqua marina -possono accumulare tossine algali, comprese quelle prodotte da O. cf. ovata. Si raccomanda pertanto a tutti i consumatori di acquistare sempre molluschi di provenienza controllata e di rispettare i divieti di raccolta e consumo degli stessi dai banchi naturali, dove esistenti. Considerazioni similari valgono per i ricci di mare che brucano alghe sulle quali O. cf. ovata può formare fioriture.

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