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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Giovedì 18 novembre 2021

La 26esima Conferenza delle Parti – COP 26


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Sono 190 i leader mondiali che si sono riuniti in Scozia per presentare le proprie strategie di lungo termine per dimezzare le emissioni entro il 2050. Un vertice preceduto dal G20, dove le 20 grandi potenze mondiali hanno reiterato l'intenzione di rispettare gli accordi di Parigi del 2015, ovvero di limitare l’aumento delle temperature di 2 gradi rispetto all’epoca preindustriale

L’evento della COP26 si è fondato sulla discussione di 4 grandi obiettivi: un cambio di passo negli impegni per la riduzione delle emissioni, aumentare gli sforzi per l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici, ottenere finanziamenti per le azioni rivolte al clima, in particolare per accompagnare i paesi in via sviluppo in questa transizione e rafforzare la collaborazione internazionale su transizione energetica, trasporto pulito e tutela della natura e della biodiversità.
Occorre tenere presente che al consesso ambientale tenutosi a Glasgow non hanno partecipato Russia, Cina e Brasile (la Cina ha partecipato da remoto). La Cina è di gran lunga il paese più inquinante anche se le sue emissioni procapite sono molto inferiori di quelle degli Stati Uniti e praticamente in linea con quelle europee, nonostante iniziative come il Green new deal ed il Next generaton EU. É per tali motivi che le emissioni di CO2, anche per il 2021 si sono alzate verso i massimi storici, ed a questo va aggiunto il fatto che Cina ed Usa non hanno intenzione di abbandonare le fonti fossili.

Emissioni di CO2 in aumento
Le emissioni mondiali di diossido di carbonio o CO2 sono di nuovi ai massimi livelli, secondo il nuovo Rapporto del Global Carbon Project (GCP). Entro la fine del 2021 si raggiungeranno le 36,4 miliardi di tonnellate (Gigatonnellate di CO2 - GtCO2), appena lo 0.8% al di sotto del livello record del 2019 (36,7 GtCo2).
Non un semplice rimbalzo rispetto al 2020, anno in cui le emissioni hanno subito una forte riduzione, dovuta all’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19, ma qualcosa di più secondo gli studiosi.
Industria, imprese e attività commerciali hanno subito ripreso a produrre e lavorare, appena finiti i numerosi lockdown per il contrasto alla pandemia globale, con evidenti risultati in termini di aumento delle emissioni di CO2.

Il Glasgow Climate Pact approvato da 197 Paesi ha definito con chiarezza l'obiettivo finale che era rimasto, secondo gli accordi di Parigi del 2015, di ridurre  tra i 2 °C e 1,5 °C il riscaldamento globale rispetto all'era preindustriale e che alla COP 26 è stato fissato in 1,5 °C entro il 2030. Tale  valore imporrebbe un abbattimento delle emissioni del 45% entro il 2030. Nel documento finale il compromesso raggiunto sui combustibili fossili, rispetto alla bozza preliminare è rilevabile dalla comparsa di un aggettivo e dalla modifica di un sostantivo come di seguito indicato: " l'eliminazione degli aiuti di Stato ai combustibili fossili riguarderà solo quelli inefficienti e l'eleminazione (phase-out) e diventata una piu possibile rallentamento (phase - down).

L'anadamento complessivo delle emissioni risuoltano essere in aumento, il rialzo stimato per il 2030 è di oltre il 10% ed invertire la rotta e raggiungerer il -45% significherebbe abbattere in 9 anni le emissioni di oltre il 55%, dimezzando industrie, mobilità individuale, consumi, agricoiltura e allevamento.

Consumo di carbone e diplomazia
Cina e India, ad esempio, hanno già superato il valore massimo raggiunto nel 2019 e il dato non potrà che peggiorare in quest’ultimo trimestre del 2021. La Cina insieme alla Russia sono grandi produttori di acciaio e di energia non pulita rispetto ai paesi occidentali che però nella filiera economica ne sono i principali consumatori e pertanto rappresentano una parte non trascurabile del problema e dove occorre avviare delle azioni di mitigazione/abbattimento.
Le emissioni di CO2 della Cina sono cresciute del +5,5% tra il 2019 ed il 2021, mentre quelle dell’India del +4,4%.
In particolare è il consumo di carbone ad esser cresciuto, seguito dal gas naturale, mentre il petrolio rimane un 6% al di sotto del dato del 2019.
Questo potrebbe giustificare quello 0,8% in meno di emissioni totali di CO2 nel mondo, rispetto a due anni fa, che al momento ancora ci tengono al di sotto dei valori massimi, ma potrebbe essere solo questione di tempo.
La sfida climatica è una sfida di politica multilaterale, una questione di diplomazia internazionale. E’ necessaria la collaborazione da parte di tutti i paesi per raggiungere gli obiettivi e questi non possono essere ne imposti ne subiti. Si tratta di avviare un’attività di mediazione e di riconoscere anche le condizioni ed i diritti degli altri paesi. E’ in questo contesto che l’Italia e più in generale l’Europa, possono operare un ruolo di leadership a livello internazionale di lotta al mutamento climatico definendo un modello di transizione necessario e caratterizzato da dismissioni e cambi di rotta dall’approvvigionamento energetico ai settori economico-produttivi più energivori (difficili da abbattere - hardo to abate). Il concetto di riconversione industriale è un concetto tipicamente europeo ed inserito nella lotta al mutamento climatico in una dimensione internazionale può rappresentare una possibile via europea per attivare poi il cambiamento anche su scala più ampia. In questo occorre che Italia ed Europa puntino molto sulle energie rinnovabili e sull’economia circolare per l’avvio di percorsi di sostituzione di fonti energetiche inquinanti e da cui attualmente l’Europa dipende. In tal senso l’innovazione tecnologica, la formazione e la ricerca rappresentano gli elementi portanti di questo nuovo scenario europeo.

Quota procapite CO2 nei paesi

Cina ed India
Gli ostacoli da superare sono stati la Cina e l'India, qurest'ultima è il quarto paese per emissioni derivanti da combustibili fossili ed il 70% della sua della sua energia deriva dal carbone, settore nel quale lavorano quattro milioni d'indiani. Ci sono altri grandi consumatori di questo combustibile fossile, come Polonia, Vietnam e Cile oltre alla Cina che, messa alle strette da una forte ripresa economica, e da un boom delle esportazioni verso il resto del mondo, ha riattivato con rapidità le miniere di carbone, prematuramente chiuse ma che al momento rappresentano lunico modo per far funzionare le fabbriche a pieno regime.  Nonostante questo, entro il 2030 l’abbandono sarà totale da parte delle economie più avanzate, mentre quelle più deboli potranno attendere il 2040.
L’accordo è stato sottoscritto anche da organizzazioni internazionali e gruppi bancari. Questi ultimi in particolare si sono impegnati a non finanziare più progetti legati al carbone, riconoscendo invece nella tassonomia ambientale tutte quelle iniziative economiche/attività che possono essere finanziate con fondi pubblici e che sono rivolte ad incentivare fonti energetiche come nucleare e gas. Queste ultime non proprio le fonti energetiche che possano garantire gli impegni presi all’ultimo G20.

Le prospettive per il 2023
Tornando al Rapporto GCP, nuovi valori record anche superiori a quelli del 2019 saranno di nuovo toccati entro il 2022, al massimo 2023, stando anche ai trend stimati dal recente World Energy Outlook edizione 2021 pubblicato il mese scorso dall’Agenzia internazionale per l’energia (IEA).
Come sottolinea il GCP: “La crescita globale delle emissioni di CO2 fossile deriva principalmente dall’incremento dell’uso del carbone nei settori dell’energia e dell’industria in Cina”. Le emissioni dell’India sono diminuite del 7% nel 2020, ma sono cresciute del 12% nel 2021 per un aumento complessivo delle emissioni del 4,4% tra il 2019 e il 2021.
Al contrario, le emissioni diminuiscono di circa il 10% negli Stati Uniti, l’11% nell’UE e il 7% nel resto del mondo tra il 2019 e il 2020. Rimangono del 3,7% al di sotto dei livelli del 2019 negli Stati Uniti nel 2021, del 4,2% al di sotto dei livelli del 2019 nell’UE e il 4,2% in meno nel resto del mondo.
Nel complesso, si prevede che le emissioni di CO2 fossile aumenteranno di circa il 4,9% nel 2021.
Riguardo l’Italia, infine, secondo i dati contenuti nell’ultimo numero dell’Analisi trimestrale del sistema energetico nazionale dell’ENEA, la domanda di energia è cresciuta del +24% e le emissioni di CO2 sono aumentate del +25% durante il secondo trimestre del 2021.

Per approfondimenti: Alta sostenibilità. La COP26 e i tentativi di un nuovo multilateralismo al G20


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