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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Venerdì 30 aprile 2021

Le pillole di sostenibilità di ARPAT: fare sport e rispettare l'ambiente


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Anche praticando attività sportiva possiamo lasciare un'impronta sull'ambiente: con qualche semplice accorgimento è però possibile ridurre tale impatto e coniugare attività fisica e rispetto per l'ambiente

Nel 2017, l’Unesco ha reso operativo il piano di Kazan, un accordo globale che unisce le politiche sportive e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Due anni dopo, in Italia, un protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Ambiente e il Comitato Olimpico Nazionale ha voluto promuovere iniziative di sensibilizzazione su temi ambientali nell'ambito dello sport, dalla diffusione di comportamenti virtuosi legati al “plastic free”, alla riduzione delle emissioni climalteranti, alla mobilità sostenibile, agli acquisti verdi, alla minor produzione di rifiuti, all’uso consapevole dell'acqua, all'efficientamento energetico degli impianti sportivi.

plogging.jpgSport e ambiente sono dunque intrinsecamente vicini e gli sportivi, dal canto loro, sono tra i primi ad essere consapevoli di quanto sia importante un ambiente di qualità per svolgere la propria attività. Una dimostrazione di questo connubio è la pratica del plogging, che consiste nel raccogliere i rifiuti mentre si corre. Inventata in Svezia, tale attività è approdata anche nel nostro Paese e ne è un esempio Keep clean and run, la manifestazione giunta quest’anno alla sua settima edizione.

Nonostante tali iniziative e la sensibilità che vi sta dietro, possiamo però fare ancora molto per diffondere in questo contesto una cultura della sostenibilità, tra gli sportivi stessi ma anche tra il pubblico che segue gli eventi. Basti pensare, ad esempio, alla produzione dei rifiuti o all’uso di acqua o all’impatto dei trasporti derivanti dalle manifestazioni sportive, per non scordare gli impatti anche sulla biodiversità, come ci ricorda l’ultima guida dello IUCN, Mitigating biodiversity impacts of sports events: dalla perdita o modifica dell'habitat, ai disturbi alla fauna selvatica, all’erosione del suolo, all’impoverimento delle risorse idriche.

Gli impatti ambientali non riguardano però sole le grandi o piccole manifestazioni, ma anche i singoli sportivi che possono, con le loro scelte e comportamenti, ridurre la propria impronta ecologica.

Con l'allentamento delle misure anti-Covid, anche l'attività sportiva, che in parte e per qualcuno non si è mai fermata, piano piano riprenderà vigore e tutti, grandi e piccoli, potranno ricominciare a praticare le diverse discipline, all'aperto o negli impianti dedicati. Perché non ripartire allora nel segno della sostenibilità e di un maggior rispetto per l’ambiente?

aerobic-activity-jogging-or-running.jpgPossiamo farlo ancor prima di iniziare il nostro allenamento, scegliendo ad esempio l’equipaggiamento più ecologico. A questo proposito ci possono venire incontro classifiche e studi che ci fanno comprendere come le diverse marche, anche quelle sportive, si muovano rispetto ai temi della sostenibilità: il Fashion Trasparency Index è uno di questi strumenti o il Rapporto di Greenpeace in merito alla campagna DETOX, da cui emerge come i giganti dello sport-wear, come Puma, Adidas, Nike, siano stati tra i primi a prendere coscienza del problema, diventando i “campioni dell’acqua pulita”, impegnandosi per eliminare le sostanze chimiche pericolose dai loro processi produttivi.

Anche nel preparare il nostro organismo all’allenamento possiamo prestare attenzione all’ambiente, dando un occhio alle filiere che stanno dietro al cibo che assumiamo e al loro impatto ambientale e ai rifiuti che produciamo, con gli imballaggi in primis.

Particolare attenzione la possiamo inoltre avere dopo il nostro allenamento, quando laviamo gli indumenti: è infatti accertato da numerosi studi come i tessuti sintetici, molto utilizzati per l’abbigliamento sportivo, rilascino durante il lavaggio grandi quantità di micro e nano plastiche che finiscono nei fiumi e quindi nei mari.

Perché non pensare poi all’attrezzatura sportiva non più utilizzata? Se in buono stato questa può infatti essere scambiata o donata; inoltre, prima di buttare via scarpe sportive, palline da tennis, camere d’aria e pneumatici di biciclette, è utile sapere che questi possono essere raccolti e riciclati per essere riutilizzati e trasformati in pavimentazioni per parchi giochi e piste di atletica grazie al progetto Esosport che ha punti di raccolta già in diversi Comuni del nostro Paese.

Le attenzioni che possiamo prestare sono tante, qualche consiglio lo abbiamo raccolto nella nostra undicesima pillola di sostenibilità Fare sport e rispettare l'ambiente: buona lettura e buon allenamento!

Testo di Maddalena Bavazzano


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