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Residui di fitofarmaci nelle acque

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campionamento di acque superficialiUna delle matrici ambientali più sensibile e vulnerabile ai prodotti fitosanitari è rappresentata dall’ambiente acquatico, sia superficiale che sotterraneo, che può essere contaminato per dilavamento superficiale, drenaggio o percolazione.

Nella normativa ambientale in materia di tutela della risorsa idrica (Direttiva 2000/60/CE, Direttiva 2006/118/CE, D. Lgs. 152/2006 e D.Lgs. 30/2009), i prodotti fitosanitari rappresentano un capitolo rilevante ed i principi in essa contenuti sono coerenti con i principi e le finalità della Direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei pesticidi.

ARPAT esegue ogni anno un programma di monitoraggio ai sensi della normativa vigente sui corpi idrici superficiali e sotterranei della Toscana per verificare il raggiungimento degli obiettivi di qualità e definirne la classificazione. Oltre 900 campioni ogni anno vengono analizzati per la ricerca di fitofarmaci, i cui risultati sono contenuti nella banca dati FIT. Nei paragrafi successivi vengono presentati dati di sintesi di facile comprensione.

Acque sotterranee

In tema di tutela delle acque sotterranee, ai fini della valutazione dello stato chimico di un corpo acquifero sotterraneo, la Direttiva 2006/118/CE, recepita con il D.Lgs. 30/2009, include i residui delle sostanze attive contenute nei prodotti fitosanitari come principali indicatori di inquinamento e ne fissa valori soglia (0,1 µg/L per singola sostanza e 0,5 µg/L come sommatoria). Non vengono elencate sostanze prioritarie come per le acque superficiali, ma viene indicata la necessità di monitorare obbligatoriamente quelle sostanze indicative di rischio e di impatto per le acque sotterranee ascrivibili alle pressioni definite nella fase di caratterizzazione

Acque superficiali

vetreria laboratorioIn tema di acque superficiali, le Direttive 2008/105/CE e 2013/38/CE - che definiscono gli standard di qualità ambientale (SQA) per alcuni inquinanti specifici al fine di raggiungere uno stato chimico buono delle acque conformemente alle disposizioni della Direttiva 2000/60/CE - fissa valori di riferimento per 45 composti ritenuti prioritari dal punto di vista ambientale.

Circa la metà di questi composti sono riconducibili alla categoria dei fitofarmaci, molti dei quali quali il DDT, l’esaclorobenzene, il lindano, gli insetticidici ciclodienici policlorurati (aldrin, dieldrin, endrin, isodrin) e l’atrazina sono ormai revocati da tempo.

A livello nazionale, il D.M. 56/2009, che ha modificato l’allegato 1 parte III del D. Lgs. 152/2006, definisce, per le acque superficiali, standard di qualità relativi ad altre sostanze non presenti nell’elenco di priorità (allegato 8 D.Lgs. 152/2006). In questo secondo elenco sono presenti altri 22 composti appartenenti alla categoria dei fitofarmaci. Per tutte queste sostanze la normativa individua standard di qualità ambientale a cui far riferimento nella valutazione dello stato di qualità delle acque superficiali.

Per le acque destinate al consumo umano i valori di riferimento sono più restrittivi (non superiori a 0,10 μg/L). Inoltre per tutti i fitofarmaci non espressamente indicati in elenchi o tabelle, lo stesso decreto, definisce uno standard di qualità ambientale cautelativo pari a 0,1 μg/L come singolo composto e pari a 1 μg/L come sommatoria di sostanze (0,5 μg/L se le acque sono destinate al consumo umano).

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