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Martedì 24 maggio 2022

Monitoraggio della biodiversità della fauna ittica in Toscana, un focus sugli squali


Le informazioni raccolte sui grandi pesci cartilaginei dalla rete regionale per registrare la biodiversità marina in Toscana

Monitoraggio della biodiversità della fauna ittica in Toscana, un focus sugli squali

squalo grigio, Carcharhinus plumbeus

Il termine “biodiversità” (traduzione dall’inglese biodiversity, a sua volta abbreviazione di biological diversity) è stato coniato nel 1988 dall'entomologo americano Edward O. Wilson. Questo termine è diventato familiare, lo si sente spesso in televisione, si legge su giornali e riviste, se ne parla negli ambienti più vari ma, come spesso succede in questi tempi, pochi si soffermano per capirne a fondo il significato.

Letteralmente, e forse banalmente, biodiversità significa diversità biologica, diversità degli esseri viventi. Se ci pensiamo ognuno di noi è diverso dagli altri e così lo sono gli animali, le piante, fino agli esseri viventi più piccoli, i funghi, i batteri e perfino i virus; e inoltre l’insieme di cellule, molecole, dei geni che essi contengono e i complessi ecosistemi che essi costituiscono nella biosfera. La storia del nostro pianeta è inscindibilmente legata alla storia della vita sulla terra e alla sua straordinaria varietà. Senza la biodiversità la vita scomparirebbe.

Per celebrare l'adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD)  avvenuta il 22 maggio 1992, le Nazioni Unite hanno proclamato questo giorno come la Giornata Internazionale per la Biodiversità, allo scopo di aumentare la comprensione e la consapevolezza dei problemi legati alla biodiversità. Per raggiungere gli scopi prefissati dalla CBD, sono ripresi a marzo scorso i negoziati per perfezionare il testo di un accordo globale, il Post 2020 Global Biodiversity Framework (GBF), in vista della sua definitiva attuazione alla Conferenza delle Parti della Convenzione ONU per la Diversità Biologica o COP15, in programma a Kunming, in Cina, a settembre 2022, con l'obiettivo di definire un nuovo accordo vincolante con nuovi obiettivi da raggiungere entro la metà del secolo per la tutela della biodiversità; secondo il report dell'ONU presentato nel 2019 da Ipbes sono oltre un milione le specie animali e vegetali a rischio di estinzione sul pianeta.

Dalla scala globale a quella locale, ci soffermiamo sul mare in Toscana che è una risorsa importante da salvaguardare con specifiche politiche di gestione e monitoraggio sia in difesa dell'ambiente e della biodiversità, sia per tutte le attività economiche che vi gravitano:

633 km di costa, le 7 isole principali dell'Arcipelago toscano, 13 i siti marini della Toscana con 11 ZSC -Zone Speciali di Conservazione e i SIC “Tutela del Tursiops truncatus”, il più grande sito nel Mediterraneo per la protezione di questo delfino, e "Calafuria - area terrestre e marina per la tutela di biocenosi coralligene di interesse conservazionistico”; un elenco nutrito di attività che hanno un rapporto diretto con il mare (balneazione, biodiversità, turismo, trasporti, pesca, nautica). Ma soprattutto un Osservatorio Toscano per la Biodiversità istituito da Regione Toscana con la Legge 30/2015 che si occupa di coordinare le azioni e i monitoraggi delle attività legate a questo enorme patrimonio naturalistico. Una rete che si snoda sulla costa e in mare prima di tutto per registrare la nostra biodiversità marina.

verdescaNell’ambito di questa attività, in atto ormai da diversi anni, ma rafforzata a partire dal 2015, si registrano anche le presenze degli squali lungo le nostre coste, soprattutto quelli di dimensioni notevoli e particolarmente vulnerabili.

I dati sui grandi pesci cartilaginei provengono dall’attività di monitoraggio del progetto MEDLEM (Mediterranean Large Elasmobranchs Monitoring) che registra catture accidentali, avvistamenti e spiaggiamenti dei grandi pesci cartilaginei lungo le coste di tutto il Mediterraneo.

Con il termine “grandi” il progetto si riferisce a squali che nella fase adulta hanno una lunghezza totale maggiore di 1 metro (oppure a razze e mante con una larghezza del disco maggiore di 1 metro). Dal 1985 queste informazioni sono una fonte importante di dati sulla biodiversità e sono rilevanti a livello nazionale e internazionale soprattutto per le organizzazioni, come ad esempio IUCN, impegnate nella gestione e conservazione di questi pesci nel Mediterraneo. I dati sulla presenza (avvistamenti, catture accidentali e spiaggiamenti) di grandi pesci cartilaginei, registrati con il progetto Medlem, vengono inseriti anche nell’archivio della biodiversità di Regione Toscana.

Il lavoro di monitoraggio di Regione Toscana, insieme ad ARPAT e a tutti i soggetti della rete dell’Osservatorio, si concentra anche su queste specie che arricchiscono molto l’informazione relativa alla biodiversità della fauna ittica e sottolineano l’importanza di alcune zone costiere come probabili nursery per diverse specie di squali.

I numerosi dati registrati in questi anni (2007-2021) che ci portano a formulare queste considerazioni sono i seguenti: 240 animali, appartenenti a 15 specie.

tabella

Tra queste ricordiamo le più frequenti, come la verdesca Prionace glauca (38%), la manta Mobula mobular (17%), la pastinaca violacea Pteroplatytrygon violacea (10%), lo squalo volpetorta Alopias vulpinus (9%), lo squalo capopiatto Hexanchus griseus (9%), il mako Isurus oxyrinchus (9%), lo squalo grigio Carcharhinus plumbeus (5%), lo squalo elefante Cetorhinus maximus (2%), lo squalo bruno Carcharhinus obscurus (1%).

Le segnalazioni riguardano avvistamenti, catture accidentali (soprattutto legate a reti da posta e lenze), raramente spiaggiamenti. Gli animali catturati spesso sono vivi e vengono immediatamente liberati; se gli esemplari sono morti si cerca il più possibile di recuperarli per poi campionarli in laboratorio ed approfondire quindi la conoscenza sulla biologia di queste specie; In questi casi si riesce a registrare sesso, maturità sessuale, lunghezza e peso, dati che ci consentono , ad esempio, di stabilire se gli individui sono giovani.

Molti degli esemplari registrati in questi anni in Toscana erano giovanissimi pesci cartilaginei, spesso appena nati; dal 2017, ad esempio, 36 squali su 119 registrati in totale (30%), soprattutto verdesca, squalo mako e squalo volpe.

Degno di nota il fatto che si è registrato un alto numero di catture e avvistamenti di verdesche di piccole dimensioni (circa 70 cm di lunghezza media) principalmente alle Secche della Meloria a Livorno, Secche di Vada ed in un’area molto circoscritta nel comune di Pisa (tra Calambrone e Tirrenia); le dimensioni alla nascita per questa specie sono comprese tra 35 e 45 cm, gli adulti invece raggiungono circa 4 m.

Un altro ritrovamento non così consueto è rappresentato dallo squalo bruno, una speciesqualo bruno rara e poco segnalata nelle nostre acque, essendo anch’esso un esemplare appena nato con una lunghezza totale di 59 cm (contro i 4 m dell’adulto) e meno di 1,2 kg di peso.

Inoltre nel 2020 sono stati catturati 4 piccoli squali volpe, lunghi poco più di 1 m, di 4-6 kg di peso (da 4 a 6 m gli adulti); nel 2021 ben 8 piccoli squali grigi, tutti rilevati nelle acque del Gombo (Pisa), avevano una lunghezza media di circa 60 cm.

squalo volpe

Anche i recenti casi di avvistamento e cattura a Livorno di 3 esemplari (un mako e 2 verdesche), riportati dalla stampa locale nei giorni scorsi, riguardavano giovani esemplari.

La serie storica per questo gruppo di vertebrati marini evidenzia un incremento di segnalazioni, soprattutto a carico della verdesca, nell’ultimo periodo (2013-2021). Questo fatto non è da attribuire a un reale aumento della mortalità di questi animali, ma piuttosto a una maggiore efficienza della rete regionale di recupero, che a partire dal 2007 ha avuto un incremento della sua attività egrafico istogramma un migliore coordinamento, soprattutto nel flusso dell’informazione, grazie alla costituzione dell’Osservatorio Toscano Biodiversità e ad una sempre crescente attenzione e sensibilità verso le problematiche legate allo sfruttamento e conservazione dei pesci cartilaginei.

Testo di Cecilia Mancusi in collaborazione con Settore Comunicazione, informazione e documentazione


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Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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