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Mercoledì 23 novembre 2022

Gli indicatori di impatto secondo l’Agenda 2030


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La raccolta capillare e diffusa dati sul territorio, il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte economico-energetiche sostenibili sono alla base delle comunità energetiche indipendenti

In occasione della presentazione dell’Annuario dei dati ambientali della Toscana 2022  presso il Palazzo Sacrati Strozzi in Piazza Duomo a Firenze ed in virtù dell’accordo quadro stipulato tra ARPAT e l’Università di Siena è stato possibile avere il contributo di Stefano Bastianoni professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Siena.

PRTE ed indicatori
L’intervento si è concentrato sulla predisposizione dell’inventario dei gas serra come strumento per le politiche di transizione ecologica . In tal senso ha affermato Bastianoni, il Piano Regionale di Transizione Ecologica – PRTE individua gli indicatori di impatto delle politiche in coerenza con quelli del programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto il 25.09.15 dai Governi dei 193 Paesi membri dell’ONU “Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile".  Come indicato nell’art.2 comma 5, il Piano ha reso possibile un sistema di contabilizzazione del bilancio emissivo della Regione in termini di gas climalteranti che tiene conto sia delle emissioni sia degli assorbimenti.
Sempre il Piano all’art.4 comma 1 ricorda Bastianoni – sono indicati due elementi molto importanti “al fine di favorire la transizione ecologica, la Regione riconosce quale strumento fondamentale la partecipazione ed informazione dei cittadini, in forma singola e associata quali fattori fondamentali per produrre il necessario cambiamento di modalità di produzione e consumo”.
Nella fase di validazione dei dati è importante che siano verificati usando un riferimento solido ad esempio le linee guida IPCC e la certificazione ISO14064. L’IPCC è lo standard mondiale a cui la maggior parte delle Nazioni tende ad affidarsi. La certificazione ISO secondo Bastianoni è fondamentale perché l’intervento di controllo di un terzo, toglie qualsiasi dubbio della bontà dei risultati presentati.

L’importanza della rilevazione dal basso
Bastianoni sottolinea l’importanza della raccolta dei dati “Bottom-Up” dunque una rilevazione dei dati dal basso ed in loco perché è importante disporre della raccolta di dati aggiornati. Il ricorso invece ai dati medi e poi riproporzionati non esprimono la necessaria sensitività in grado di orientare con efficacia ed incisività le politiche che verranno individuate e implementate.
La raccolta di dati permette indicazioni differenti a seconda delle peculiarità dei territori e di cui i decisori politici devono tenere conto nelle scelte politiche che attestano il trasferimento e l’acquisizione di corrette informazioni.
La raccolta dei dati dal basso e le indagini a livello subnazionale che ne stanno alla base sono d’importanza cruciale per lo sviluppo delle coscienze, ma anche per individuare in modo efficace le misure e le soluzioni da intraprendere. Se al contrario la raccolta dei dati e delle informazioni è basata a livello nazionale, si verifica un appiattimento delle differenze che possono rendere difficile la realizzazione di politiche sito-specifiche.
Per mantenere la specificità territoriale occorre prevedere una disaggregazione dei dati raccolti alla scala inferiore in modo da poter dettagliare le politiche. In tal caso l’indagine in ambito regionale sarà tanto più efficace quanto maggiore sarà la capacità di avere informazioni anche a livello delle aree provinciali. 

Pale Eoliche paesaggio.jpg

 Protagonisti della transizione
Secondo Bastianoni infatti esiste un livello territoriale ottimale dove fare le rilevazioni ed è l’ambito regionale perché offre anche la possibilità di trovare il sottoinsieme in cui è possibile fare le analisi. Fare le analisi nei sottoinsiemi è particolarmente importante per comprendere le peculiarità di ciascun territorio. Le Province Toscane sono tutte molto diverse l’una dall’altra ed in questo modo ogni territorio può contribuire con la sua specificità avviando percorsi di confronto e competizione in senso costruttivo.
Il circolo virtuoso, afferma Bastianoni va innescato nel senso che non ci deve essere poi (una volta raccolti i dati) disallineamenti o separazione tra quelle che sono poi le politiche individuate ed i dati precedentemente rilevati.
I dati devono entrare nelle politiche e queste devono essere guidate e monitorate dai dati stessi.
Il coinvolgimento dei cittadini e delle imprese, secondo Bastianoni, deve facilitare il percorso di indipendenza energetica, una sostanziale tendenza alla diminuzione di inquinamento locale e l’introduzione del il supporto della popolazione alle tecnologie energetiche sostenibili.
A parere di Bastianoni i cittadini devono essere coinvolti non solo nel momento dell’informazione e della comunicazione, ma anche nella fase della proprietà delle soluzioni tecnologiche energetiche sostenibili.
L’esempio delle comunità energetiche dovrebbe essere preso come paradigma di scelte come per esempio il “geotermico” oppure per l’eolico off – shore come accade in Danimarca. Diversamente il cittadino può percepire il territorio dove vive come un’area di conquista e sfruttamento economico da parte delle imprese energetiche che producono utili sul territorio.
Se invece i cittadini diventano parte della proprietà della tecnologia energetica sostenibile installata, probabilmente la reazione è molto meno ostile e la percezione di coinvolgimento dei cittadini va oltre la comunicazione ed i processi partecipativi rendendoli a tutti gli effetti protagonisti della transizione.

Per approfondimenti: La presentazione dell’Annuario 2022


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