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Lunedì 09 maggio 2022

Il rumore dei porti nel Mar Tirreno settentrionale


Nell’ambito del progetto INTERREG – maritime è stato affrontato il problema del rumore nell’area dell’alto Tirreno coinvolgendo sia le autorità portuali sia le altre realtà locali interessate dal problema attraverso la presentazione di un’indagine

È noto come l’esposizione al rumore ambientale possa provocare effetti negativi sulla salute umana, quali malattie cardiovascolari e respiratorie, ipertensione, annoyance, difficoltà di apprendimento e disturbi del sonno. Il panorama acustico in ambito portuale è estremamente vario ed eterogeneo sia in termini di fruizione che in termini di intensità delle attività che si esplicano in tempi diversi. La gamma di sorgenti di rumore in area portuale è vasta ed include le ben studiate sorgenti quali treni, veicoli su ruote e macchine industriali, ma anche le navi, una tipologia complessa che fino a poco tempo fa non era molto studiata. Queste sorgenti possono anche operare contemporaneamente, rendendo le aree portuali più complesse da studiare rispetto ad altre. Inoltre, i porti sono solitamente circondati da altre grandi infrastrutture di trasporto e da aree urbane ampiamente interessate dal rumore prodotto anche a grandi distanze a causa del rumore a bassa frequenza prodotto dal generatore di corrente presente all’interno delle navi.

Tipologie e varietà delle sorgenti
Un’area portuale include al suo interno le principali tipologie di sorgenti che si trovano anche all’esterno, ovvero strade, ferrovie e industrie. A queste, si vanno a sommare specifiche sorgenti quali mezzi portuali e le navi, le cui emissioni sonore dipendono da molteplici parametri, ma principalmente dal modello, tipologia e attività. Una loro corretta classificazione dovrebbe basarsi su una o più rilevazione puntuale delle diverse sotto-sorgenti nelle diverse operazioni che si svolgono nel porto.

Una nave passeggeri, ad esempio, durante la fase di imbarco produce un rumore molto diverso rispetto a quando è all’ormeggio oppure sta transitando, così come sarà ancora diverso rispetto ad una portacontainter nelle sue rispettive fasi di transito, carico/scarico e ormeggio.

Le componenti a bassa frequenza delle emissioni sonore del porto che si producono nell’area interna, inoltre, possono facilmente propagarsi all’esterno dell’area portuale. Infatti, il rumore prodotto da una nave tramite i suoi motori, dalla struttura che risuona e dalla ventilazione, così come altre sorgenti portuali, sono emesse ad altezze per cui possono superare ostacoli e propagarsi a lunghe distanze.

Inoltre, qualora queste avvengano in periodo notturno, il loro impatto sul cittadino sarà maggiormente avvertito a causa del minore livello di rumore residuo. Il rumore causato dai veicoli, sia leggeri che pesanti, che entrano ed escono da una nave può esser d’impatto localmente, ma ha anche un impatto all’esterno dell’area portuale stessa andando a inserirsi sulla rete del traffico stradale urbana ed extra-urbana. In questo caso, però, è quasi impossibile per i cittadini distinguere tra il traffico legato alle attività portuali e quello dovuto ad altre attività del territorio.

Pertanto, la valutazione dell’impatto acustico dei porti, specialmente quella legata al traffico indotto, non può basarsi solo sulle segnalazioni dei cittadini, che tuttavia risultano uno strumento fondamentale per le sorgenti di tipo navale, portuale ed industriale afferente al porto.
Si rende dunque necessario uno studio volto alla valutazione degli effetti del traffico indotto dai porti e derivante dalle reti di trasporto terrestre. In generale, ogni porto richiede una valutazione individuale poiché la sua composizione del traffico è diversa; inoltre il porto stesso è caratterizzato da differenti tipologie di sorgenti di rumore a seconda delle principali attività presenti, per cui tale aspetto deve essere considerato per un corretto approccio alla caratterizzazione acustica delle aree portuali.

Autorità Portuali e progetti europei
Rispetto ad altre fonti di rumore rilevanti come ferrovie, strade ed aeroporti, la normativa sul rumore portuale è in ritardo e l’assenza di leggi specifiche è probabilmente una delle principali cause del numero sempre più elevato di denunce segnalate dai cittadini che risiedono nelle vicinanze dei porti.

Allo stesso tempo, la letteratura scientifica sull’impatto del rumore portuale e sulla sua mitigazione è limitata e al momento sono disponibili solo pochi studi recenti. Tuttavia, il volume del traffico marittimo è aumentato negli ultimi anni e di conseguenza, le Autorità Portuali sono tenute a valutare l’impatto delle operazioni portuali sul panorama sonoro delle città senza utilizzare direttive o linee guida specifiche. E’ in tale contesto che i progetti del programma INTERREG marittime, RUMBLE, MON ACUMEN e REPORT si sono dedicati a colmare questa lacuna, indagando lo stato dell’arte del rumore portuale nel Mar Tirreno settentrionale, sviluppando linee guida per la mappatura acustica e strumenti utili al risanamento.

L’indagine sullo stato dell’arte è stata effettuata mediante questionario inviato alle Autorità Portuali, alle Agenzie locali di protezione ambientale ed alle Università coinvolte nei progetti. L’indagine è stata incentrata sui sistemi di monitoraggio, sulle precedenti campagne di misura, sulle mappe acustiche e sulle segnalazioni acquisite dai cittadini. Si è reso necessario valutare anche l’attuale consapevolezza dei problemi legati all’acustica da parte delle autorità portuali.

Risultati
Obiettivo dello studio è stata la realizzazione di una descrizione informativa della gestione del rumore portuale. Le informazioni raccolte sono state ritenute sufficienti a fini dell’attività progettuale. I dati raccolti hanno mostrato lo scarso livello di consapevolezza generale sui temi del rumore portuale e questo è un dato/informazione di cui gli studi futuri dovranno tenere conto.

Sono state considerate le precedenti campagne di monitoraggio acustico di Nizza, La Spezia, Genova, Cagliari, dalle quali emerge una reale differenza tra le modalità seguite dalle varie Autorità portuali nell’affrontare il difficile compito di descrivere l’ambiente acustico e le complesse attività da fungono da sorgente emittente. Ad oggi, infatti, non esiste né una metodologia di monitoraggio né una strategia comune che possa accrescere l’omogeneità delle informazioni acquisite dai vari enti. In un ambiente movimentato, come quello di un porto, isolare una fonte specifica e determinarne la rilevanza è un compito arduo. Per tale motivo si è reso necessario l’uso di uno strumento complesso noto come Acoustic camera in grado di creare una rappresentazione grafica dell’ambiente acustico utilizzando la tecnica del beamforming. L’apparecchio permette la rappresentazione della potenza sonora delle sorgenti attraverso figure di colore sovrapposte alle immagini catturate dalla camera ottica.

L’uso di strumenti come la telecamera acustica sarà utile per migliorare la conoscenza dell’ambiente portuale e per un’identificazione più facile e veloce in tempo reale delle sorgenti dei rumori dominanti.

Strumenti innovativi in termini di mitigazione del rumore, monitoraggio del rumore e modellizzazione del rumore saranno sviluppati durante i lavori del programma Interreg e, in particolare, durante i progetti REPORT, MON ACUMEN e RUMBLE.

I dati raccolti rappresentano l’inizio della costruzione di una banca di dati integrata sul rumore portuale, che potrebbe diventare uno strumento di pianificazione e controllo non solo per le attività dell’area transfrontaliera, ma anche come modello scalabile per le altre aree dell’Unione Europea.

Un efficace controllo delle emissioni acustiche insieme ad una riduzione dei reclami sono fondamentali per non ostacolare lo sviluppo del traffico marittimo, che rispetto ad altre infrastrutture di trasporto come ferrovie e strade, offre evidenti benefici in termini di sostenibilità ambientale.

Per approfondimenti: Port noise and complaints in the North Tyrrhenian Sea and framework for remediation


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