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Giovedì 09 dicembre 2021

Gas serra urbani e cambiamento climatico


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Uno studio su 167 megalopoli rileva che in Cina si produce poco meno del 50% di tutta la CO2 imputabile alle città. In circa un terzo di quelle censite, il trasporto su strada vale il 30% delle emissioni

Il report "Tenere traccia dei progressi e degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra in 167 città in tutto il mondo" (Keeping track of greenhouse gas emission reduction progress and targets in 167 cities worldwide) firmato da tre ricercatori cinesi, raccoglie i dati relativi alle emissioni di gas serra di 167 grandi città di 53 paesi rappresentativi di diversi stadi di sviluppo. Per correttezza statistica, particolare attenzione è stata riservata a quelle situate in Cina, Stati Uniti, India ed Unione Europea, cioè nelle maggiori aree di emissione di anidride carbonica.

Le fase discendente del carbone
Secondo il World Economic Forum, oggi più della metà della popolazione mondiale (sarà il 68% nel 2050) vive in ambito urbano, mentre l’Agenzia internazionale dell’energia addebita alle città il 70% della CO2 globale. Quanto basta per sostenere che la riduzione dei gas serra passa necessariamente per le metropoli. Sopratutto cinesi, secondo quanto rilevato dal report, (basato sui dati al 2012), oltre la metà delle emissioni urbane è prodotta da appena il 15% delle città considerate. Si tratta di circa venti aree urbane tra le quali spiccano Shangai, Pechino, Dalian, (logistica), Handan (acciaio) Suzhou (acciaio e ferro) e Tianjin (industria petrolchimica ed automotive), ai quali si aggiungono Tokio, Mosca e Istanbul. In Cina pesano la rapida urbanizzazione e la forte dipendenza dal carbone. Dipendenza in crescita nonostante la Cina abbia dichiarato di voler essere ad impatto zero (carbon neutral) entro il 2060, esattamente dieci anni dopo la data fissata dall’Unione Europea. Il ricorso al carbone della Cina, per sostenere l’ascesa economica non significa soltanto gas climalteranti per le generazioni future, ma anche inquinamento a cui deve sottostare la popolazione attuale.

emissioni

 

Spostare il problema: delocalizzare
Il report redatto dai ricercatori di Gangzhou cataloga le emissioni urbane in otto settori: edifici residenziali ed istituzioni, edifici commerciali, impianti industriali (consumo d’energia); produzione ed emissioni fuggitive; trasporto su strada; aviazione e corsi d’acqua; trattamento dei rifiuti; altro ( agricoltura attività mineraria ecc.).
La maggior parte di CO2 deriva dall’uso di energia fossile in case, uffici, negozi ed impianti industriali. In un terzo delle città censite, il trasporto conta per il 30%.

In media i paesi sviluppati producono in questo ambito il doppio di gas serra rispetto a quelli in via di sviluppo. È l’occidente industrializzato che registra anche le emissioni urbane pro capite più alte. Inoltre, ormai da anni l’occidente ha delocalizzato, soprattutto in Asia, le lavorazioni con un elevato livello di emissioni, spostando il problema in altre aree. Un fenomeno questo che, anche alla luce del G20 recentemente concluso a Roma, vede il paese asiatico recalcitrante a sottoscrivere impegni che minerebbero la base della sua crescita economica.


Per approfondimenti:

Il report "Keeping Track of Greenhouse Gas Emission Reduction Progress and Targets in 167 Cities Worldwide" (in inglese)


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