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Lunedì 07 febbraio 2022

Cattive acque – Dark waters


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Terminato il secondo conflitto mondiale la vernice resistente utilizzata per le lastre di acciaio e le lamiere dei carri armati americani doveva, anche lei, riconvertirsi al nuovo uso di un’economia di pace

E’ una storia molto attuale quella raccontata in Cattive acque dal regista Todd Haynes, il film mette in scena il singolo individuo contro il sistema per una giusta causa. Il film prodotto ed interpretato da Mark Ruffalo noto anche come attivista sul fronte della salute pubblica e della salvaguardia dell’ambiente. Un film interessante, dai risvolti anche dolorosi, che restituisce la dicotomia tra salute e ricchezza, tra ambiente ed occupazione.

La storia
Il caso di un avvocato dell’industria chimica, chiamato da un paesino del West Virginia a schierarsi contro una potente multinazionale della chimica come la DuPont, è la celebrazione di una società civile che non intende accettare le ingiustizie soprattutto che non vuole coprire i crimini inflitti all’ecosistema per meri calcoli economici. Ispirato ad una storia vera, il film diretto da Todd Haynes (Lontano dal paradiso, Carol, Io non sono qui) è un racconto molto classico (ma non per questo meno appassionante) di denuncia, in cui il legale che ha sempre lavorato per l’industria farmaceutica deve fare una scelta difficile sul piano personale e schierarsi apertamente contro il mondo di cui ha sempre fatto parte. Una storia di determinazione e tenacia, un caso di coscienza che rifiuta l’alibi del quieto vivere e che spinge a mettersi contro gli amici di un tempo, rei di avere lasciato avvelenare per anni le acque, diventate veicolo per individui ed animali di malattie terribili, il più delle volte letali. Le immagini della fattoria riperse dall’alto esprimono la contraddizione tra il rigoglioso paesaggio naturale e gli effetti devastanti dell’avvelenamento da PFAS (PerFluorinated Alkylated Substances) degli animali attraverso l’acqua che bevono, ritratti agonizzanti o peggio ancora nati deformi o morti.

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La banalità della padella

Il film emozionante sul piano etico, interpretato da un antieroe che non vorrebbe scatenare l’inferno, ma che è pronto a sconvolgere la propria vita e quella della famiglia in nome del cambiamento. Non mancano risvolti thriller e momenti di grande tensione, per dimostrare allo spettatore che la storia è fatta dalle scelte dei singoli, che a volte basta un uomo solo per cambiare il corso dei decenni, e per togliere l’impunità a chi ha fatto coscientemente del male pur di vendere in serie il Teflon, un materiale che si è rivelato altamente tossico e cancerogeno, alla base di oggetti d’uso quotidiano come le padelle antiaderenti, sulla cui probabile pericolosità manca ancora un verdetto definitivo.
Un film semplice (ma solo ad una prima lettura, ad un occhio che guarda) diritto e diretto, sdegnante e commovente, sulla scia di Davide contro Golia della storia recente del cinema tra un Erin Brockovich e un Insider – Dietro la verità: uomo comune vs capitale, salute pubblica vs interesse economico privato, ecologia vs economia. I personaggi sono tutt’altro che banali vettori della storia, lo stile è piano (anche se non anonimo, basta guardare la luce che informa e commenta il racconto), e l’impegno politico partecipato si nota anche nei cameo dei personaggi reali che il regista ha voluto nel film al posto degli attori.
Nella scena del deposito buio dove sono accatastate le numerose scatole con i documenti che l’avvocato dovrà leggere, esaminare e studiare per costruire in maniera inattaccabile l’accusa, solo una lama luce illumina la sequenza, denunciando oltre all’impegno del protagonista per essere riuscito a recuperare tutta la documentazione necessaria, anche e soprattutto il pericoloso equilibrio tra i forti poteri economici in cui il protagonista è costretto a muoversi.
Effetti collaterali: dopo la visione non guarderete più una pentola antiaderente come prima.

Cattive acque è un film capace di aggiungere un’ulteriore chiave di lettura nel tentativo di farci comprendere il nostro mondo complicato, sottolineando le sue interconnessioni, ed offrendoci, allo stesso tempo uno sguardo disincantato sull’ipocrisia e sulla crudeltà dispiegate dall’avidità umana.


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Azioni sul documento

Teflon cancerogeno?

Inviato da Utente anonimo il 07/02/2022 14:54

Scusate, potete precisare su quali basi viene asserito che il Teflon sarebbe cancerogeno? Riporto dal sito dell'AIRC:

"Nel rivestimento dei tegami si può trovare il politetrafluoroetilene (più conosciuto con i nomi commerciali dei prodotti in cui è contenuto, per esempio Teflon, Fluon, Algoflon, Hostaflon, Inoflon), una sostanza composta da carbonio e fluoro e utilizzata oggi in diversi contesti. Il rivestimento antiaderente dei tegami non è associato di per sé a un aumento del rischio di ammalarsi di cancro o di avere particolari problemi di salute, almeno quando la cottura avviene senza che si raggiungano temperature troppo elevate e mantenendo integra la superficie. La potenziale pericolosità dei tegami antiaderenti è legata alla presenza – sempre più rara nei prodotti moderni – dell’acido perfluoroottanoico (PFOA), utilizzato in alcuni processi di preparazione del prodotto finale. Il PFOA è classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro in classe 2B (possibilmente cancerogeno per l’uomo)."

Quindi non il Teflon, bensì il PFOA sarebbe semmai cancerogeno. Riporto peraltro da Wikipedia:

"Uno studio di DuPont sul Teflon PTFE non ha rilevato alcun PFOA di sopra del loro limite di rilevabilità di 9 parti per miliardo,[19] e DuPont dice che il PFOA è assente nelle pentole col Teflon[20] Uno studio del 2009 condotto dall'EPA ha trovato livelli di PFOA in pentole antiaderenti oscillanti tra il “non rilevato” (con un limite di rivelabilità di 1,5 parti per miliardo) e 4,3 parti per miliardo[17] DuPont dice che non ci dovrebbero essere quantità misurabili su una padella a condizione che sia stata adeguatamente reticolata.[21] Sebbene il PFOA è stato individuato nell'ordine delle poche parti per miliardo gamma nel sangue delle persone,[22] l'esposizione da pentole antiaderenti è ritenuto non significativo[23][24], rispetto alla commercializzazione di altri prodotti. Tuttavia, a temperature ben superiori a quelle incontrate in cucina,[25] la pirolisi del PTFE può formare piccole quantità di PFOA.[26][27]" (i numeri in parentesi quadra corrispondono sulla pagina di Wikipedia alle fonti delle affermazioni).

Grazie per l'attenzione!

Teflon cancerogeno?

Inviato da Utente anonimo il 09/02/2022 08:31

Gentile lettore,

si ringrazia per la segnalazione, si precisa tuttavia che l'affermazione non è dell'Agenzia ma risulta da quanto mostrato nell'opera cinematografica definita come un'espressione artistica che ha l'obiettivo di erogare messaggi, tra gli altri, anche di informazione e/o di divulgazione del sapere.

Fermo quanto sopra, il film descrive le conseguenze deleterie dello sversamento nella sottostante falda delle acque reflue derivanti dalla lavorazione industriale. Acque che saranno poi incautamente utilizzate come potabili per decenni dalle fattorie circostanti al sito produttivo Du Pont. Saranno gli agricoltori del territorio poi a denunciare i numerosi casi di morti sospette avvenute tra gli umani e non, chiedendosi dove trovare le cause/motivazioni.

I processi industriali di produzione hanno interessato a partire dagli anni 50 e per tutti i quattro decenni successivi 60, 70, 80 e 90 la realizzazione delle padelle (Happy pan) con rivestimento Du Pont quando ancora il problema non era emerso ed i processi produttivi non erano stati affinati con l'eliminazione della presenza di sostanze pericolose nelle acque di lavorazione rilasciate sia nel sito di produzione, sia nel prodotto finito.

La lunga procedura per provare le responsabilità della multinazionale ha visto il ripetuto intervento/contributo dell'EPA ( United States Environmental Protection Agency) e si è conclusa con il ricorso al patteggiamneto da parte della società accusata di disastro ambientale.

La redazione

Teflon cancerogeno?

Inviato da Utente anonimo il 28/02/2022 11:06

Gentile lettore, per fornire un chiarimento esaustivo al suo commento, la Redazione di ARPATnews ha acquisito le presenti precisazioni tecniche da parte del Responsabile del laboratorio dell'area vasta costa riportate qui di seguito. La produzione industriale del Teflon può essere cancerogena! Infatti in tale processo industriale possono restare presenti monomeri del polimero Teflon, ovvero Tetrafluoroetilene, e parte dei PFAS che vengono utilizzati come disperdenti, formando micelle all'interno delle quali avviene l'unione dei monomeri, ovvero, la polimerizzazione del Tetracloroetilene a Teflon. Entrambe le molecole (Tetracloroetilene e PFAS) sono classificate dalla IARC come possibili cancerogeni (classe di appartenenza 2A) e possono essere immesse in parte, magari anche accidentalmente, in un corso d'acqua, attraverso le acque di scarico dell'impianto industriale.

La Redazione

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