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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Lunedì 10 ottobre 2022

Rendere difficile parcheggiare


Disincentivare l’uso dell’auto privata attraverso una riduzione degli spazi dedicati per favorire altre modalità di spostamento

Si è svolto a Pisa presso l’Auditorium di Palazzo Blu un convegno per una gestione diversa dello spazio viario nelle città. L’iniziativa è stata organizzata dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, in collaborazione con Palazzo Blu (Fondazione Pisa) e con Fiab Pisa. Il convegno ha avuto il patrocinio del Comune di Pisa, dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori della Provincia di Pisa e del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa.

La circolazione delle carrozze

La strada rappresenta l’80%dello spazio pubblico delle nostre città. L’80% dello spazio aperto accessibile dei centri urbani, il luogo delle attività e delle relazioni sociali.
Il principale problema delle città italiane è che si è ancora convinti che la strada sia solo un asse di scorrimento del traffico urbano di tipo veicolare, afferma Matteo Dondè – esperto in pianificazione della mobilità ciclistica, moderazione del traffico e riqualificazione degli spazi pubblici. Questo ha portato a ridurre sempre più le dimensioni dei marciapiedi ed a massimizzare lo spazio nelle nostre città storiche, dove gli spazi sono quelli di vecchi assetti viari. Negli anni sono stati fatti tentativi per diminuire l’uso dell’automobile, cercando di operare degli interventi per “fluidificare” il traffico. Tale principio oggi viene abbandonato anche da ingegneri, architetti, ed urbanisti, afferma Dondè, recenti studi delle università americane dimostrano che oggi il concetto di “fluidità del traffico” è superato e non è più applicabile. Questo perché è stato provato che ogni aumento di capacità stradale ha comportato la generazione di ancora maggiore traffico. È il medesimo concetto delle condutture dell’acqua che se aumentante, l’acqua continua a distribuirsi ovunque riempendo anche le nuove condutture. Il principio della fluidità del traffico consente alle auto di tenere una velocità compresa tra i 18 ed i 27 km/h che risulta essere la stessa velocità di circolazione delle carrozze nell’800 dimostrando che abbiamo massimizzato l’uso dell’automobile per ottenere in città delle velocità che possiamo fare tranquillamente a piedi. Purtroppo, continua Dondè, il concetto di fluidità applicato al traffico trova ancora l’approvazione e forte convinzione in Italia tra tecnici ed amministratori pubblici. Questo, continua Dondè, ha causato l’espulsione di tutti gli utenti deboli dalle strade confermando l’errata convinzione che queste siano esclusivo appannaggio delle automobili. Tale condizione ha fatto si che in Italia si abbia il maggior numero di auto per abitante rispetto agli altri paesi europei.

Carrozze nel traffico 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’auto statica come ingombro

Secondo quanto emerso dal Global Card Scorecard di INRIX, che analizza i trend della congestione urbana in 200 città di 38 paesi, la classifica delle ore passate nel traffico pone la città di Roma al secondo posto dopo Bogotà (Colombia) e Milano in settima posizione. Inoltre secondo una ricerca europea le automobili stazionano ferme per il 92% del tempo della giornata occupando circa 10 m2 di spazio pubblico; che viene impiegato 1/3 del tempo di guida in cerca di parcheggio e che dei 5 posti messi a disposizione da ogni vettura, ne vengono maggiormente utilizzati 1,5.
La ricerca ha inoltre messo in evidenza che il 40% dei tragitti effettuati in auto è inferiore ai 3 km e che il 60% delle distanze percorse è inferiore ai 5 km. Occorre ricordare che tutti i PUMS (Piani Urbani di Mobilità Sostenibile) italiani confermano che tra il 40 ed il 60% dei tragitti vengono effettuati nei centri urbani e per distanze inferiore ai 3 Km. Una distanza che può essere tranquillamente effettuata con la bicicletta e che dimostra che spesso facciamo un uso inutile dell’automobile perché la strada è pericolosa e perché è poco lo spazio dedicato e messo a disposizione dalle amministrazioni per muoversi in maniera alternativa.

Una mobilità non conflittuale

Occorre invece rendere più efficiente il sistema della mobilità e quindi eliminare o ridurre quell’uso inutile dell’automobile sui percorsi brevi e che possono essere fatti in maniera alternativa ed in grado di migliorare il sistema della mobilità per tutti gli utenti della strada, anche per gli automobilisti stessi che sono costretti ad usarla per tratte più lunghe o per trasporto merce. Ridurre l’uso inutile dell’auto vuole dire favorire tutti gli utenti della strada, anche quelli che usano l’automobile senza che si crei nessun tipo di conflitto tra viabilità privata dei mezzi a trazione termica e quella alternativa della bici e dello spazio per le vie ciclabili, un conflitto che pare esistere e resistere solo in Italia. L’obiettivo invece non è il conflitto, ma ottimizzare il sistema della mobilità urbana anche per gli automobilisti.
Le piazze dei centri urbani, nel tempo, sono state trasformate in parcheggi, variando la funzione di questi luoghi pubblici e acquisendo un modello completamente autocentrico. Una visione che forse aveva senso negli anni’50 o ‘60 quando era in corso una fase espansiva dei trasporti privati su gomma e trainata dalla ripresa economica del dopoguerra. La visione autocentrica si sta trasformando ovunque nel mondo e sarebbe virtuoso che anche in Italia questa visione rinnovata potesse affermarsi come è già accaduto negli altri paesi afferma Dondè. Elemento degenerativo causato dalla presenza di troppe auto in circolazione è quello dell’illegalità della sosta, un tema che è stato comunemente accettato nel nostro paese. L’auto in doppia fila, parcheggiata sul marciapiede o in sosta sulle strisce pedonali sono situazioni che negli altri paesi europei non si vedono e non si verificano. Situazioni che all’estero è impossibile vedere, mentre da noi sono comunemente accettate, asserisce Dondè. Sono tutte situazioni che generano la pericolosità degli attraversamenti pedonali, che genera congestione, che blocca il trasporto pubblico, spesso sono questi gli elementi che creano congestione. Non certo le aree destinate alla piste ciclabili. Il tema della sosta è fondamentale, soprattutto se vogliamo parlare di incentivare la mobilità sostenibile, della bicicletta e della mobilità lenta pedonale. Nei Paesi Bassi, il modo migliore per convincere le persone a non usare la macchina è stato la riduzione dei parcheggi. A partire dagli anni ‘70, l’amministrazione ha realizzato una serie di progetti che hanno scoraggiato l’uso dell’auto a favore della bicicletta. Secondo il Prof. Greg J. Asworth dell’Università di Groningen - NL “le aziende devono incoraggiare i loro dipendenti a non usare la macchina e ci sono vari modi per farlo, possono mettere dei parcheggi coperti per le bici, delle docce, oppure degli armadietti. Alcune aziende offrono abbonamenti al trasporto pubblico o dei bonus per chi rinuncia da usare l’auto. L’ideale però è rendere difficile parcheggiare.“

Per approfondimenti:

Segui il convegno : Città 30 Corriamo! - Palazzo Blu Pisa   

Piano di azione globale per la sicurezza stradale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità OMS


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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Azioni sul documento

Mobilità

Inviato da Utente anonimo il 17/10/2022 10:26

Nell'articolo si paragona la mobilità autonoma dei bambini stranieri con quella accompagnata di quelli italiani. Peccato che si dimentichi che in Italia da qualche anno vige l'obbligo di accompagnamento. Per cui come sempre si scarica sui cittadini la conseguenza delle politiche divergenti delle amministrazioni.Così sarà anche per i parcheggi. E la sfiducia aumenta. Edoardo Sesto Fiorentino

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