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La qualità delle acque di balneazione in Italia e in Toscana

11/07/2023 11:00

Le acque di balneazione sono sempre più a rischio non solo per problemi legati agli impianti di depurazione ma anche per gli eventi meteo-climatici estremi come le “bombe d’acqua” sempre più frequenti

Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) ha presentato di recente i dati del monitoraggio delle acque di balneazione realizzato da tutte le Agenzie per la protezione ambientale che hanno nel loro territorio tratti di costa.

A livello nazionale risultano eccellenti circa 5.000 dei 5.300 km di aree marine adibite alla balneazione, pari al 95,5% del totale. Il restante 2,7% è in classe buona (144 km) e solo lo 1,6% (87 km) è equamente diviso tra classe sufficiente e scarsa.

Per quanto riguarda la Toscana, la nostra regione si caratterizza per una qualità eccellente delle sue acque di balneazione. Infatti, nel 2022, più del 95% delle aree e più del 98% dei km di costa toscana controllati sono risultati in classe eccellente: numeri molto vicini a quelli del 2021, quando le aree erano state il 96% ed i km di costa il 98,9%, e molto simili anche al biennio precedente. Per quanto riguarda le restanti aree, il 4,3% è risultata in classe “buona” e 0,4% in classe “sufficiente”.

ARPAT ogni anno, a partire dal 1° aprile e fino al 30 settembre, effettua misure e prelievi delle acque di balneazione in 276 aree individuate con frequenza almeno mensile, analizzando due parametri microbiologici, Escherichia coli ed enterococchi intestinali, indicatori della qualità igienico sanitaria per la tutela della salute dei bagnanti.

La campagna balneazione 2023, avviata nel mese di aprile ha registrato quest’anno, come documentano i dati del monitoraggi periodico, alcune criticità, rilevate talvolta in concomitanza di eventi meteo-climatici improvvisi e localizzati come intense piogge di breve durata.

Per l’anno in corso, dall’analisi dei dati del monitoraggio ARPAT, aggiornati al 30 giugno 2023, risulta il seguente quadro:

  • 38 campioni con valori superiori ai limiti del DM 30/03/2010 (cioè fuori norma), cioè il 4,3% del totale dei prelievi effettuati siano essi programmati che supplettivi;
  • 29 aree fuori norma per complessivi 26.2 km di costa.

È ormai acclarato che fenomeni meteo-climatici estremi, oggi frequenti anche alle nostre latitudini, mettono in crisi l’equilibrio già fragile del sistema. L'effetto delle piogge torrenziali, per quanto riguarda gli inquinanti che arrivano fino al mare, è simile a quello di un pistone. “L'acqua nei fiumi ristagna, soprattutto nei lunghi periodi siccitosi - spiega Pietro Rubellini Direttore generale di ARPAT - poi, al manifestarsi di rovesci temporaleschi intensi, la pioggia spara tutti gli inquinanti e li porta lontano. Il problema è che i cambiamenti climatici sono così repentini che adesso il sistema Terra fatica a recuperare in pochissimo tempo l'equilibrio perduto”.

Il tema degli impatti dei cambiamenti climatici sui corpi idrici e di conseguenza sulle acque marino-costiere è, infatti, un tema cruciale per le istituzioni, come l’Agenzia, e per l’associazionismo scientifico ambientalista rappresentato da Legambiente che, in occasione della presentazione della 37esima edizione di Goletta Verde, ha presentato i risultati dei campionamenti effettuati dai volontari e dalle volontarie di Legambiente tra il 19 e il 21 giugno 2023. Il periodo del campionamento è stato caratterizzato nei giorni precedenti da forte pioggia tanto che anche ARPAT ha rilevato, nello stesso periodo temporale, criticità sulle acque di balneazione di alcune località marine in Toscana.

L’obiettivo dichiarato delle analisi di Goletta Verde non è, però, quello di sostituirsi alle analisi periodiche delle agenzie per la protezione ambientale bensì di andare ad individuare le criticità dovute ad una cattiva o assente depurazione dei reflui in specifici punti, come foci, canali e corsi d’acqua, principali veicoli con cui questo tipo di inquinamento arriva in mare. La situazione presentata da Legambiente evidenzia un peggioramento rispetto agli scorsi anni, con l’80% dei campioni (prelevati soprattutto alla foce dei fiumi) oltre i limiti di legge. I risultati delle analisi rilevano l’inadeguatezza dei depuratori nell’entroterra e sulla costa, e, fenomeno ancor più grave, il perdurare di circostanze puntuali di scarico di reflui illegali. Questa situazione è particolarmente evidente sul tratto settentrionale della costa toscana dove sarebbe necessario un potenziamento in termini di qualità e quantità degli impianti di depurazione. Dei 20 campioni esaminati 17 sono stati prelevati in foce di fiumi o canali e 3 a mare. Ben 16 i campioni risultati fuori dai limiti di legge alle analisi microbiologiche effettuate da laboratori specializzati sul territorio: 12 punti sono stati giudicati fortemente inquinati, in quanto i campioni superano di più del doppio i limiti normativi considerati, 4 invece hanno avuto il giudizio di inquinato.

Il periodo del campionamento realizzato da Legambiente, che non sostituisce l’attività di monitoraggio delle acque di balneazione effettuata dall’Agenzia, è stato preceduto da piogge intense e localizzate; questo ha provocato, molto probabilmente, lo scarico diretto nei corsi d’acqua degli scolmatori di piena senza passare dagli impianti di depurazione. La situazione meteorologia peggiora, amplifica, le criticità riscontrate, come ricordano Fausto Ferruzza e Federico Gasperini, rispettivamente Presidente e Direttore di Legambiente Toscana, confermando che esiste, in generale nel nostro Paese, un deficit depurativo che si evidenzia nei corsi d’acqua, sintomo di impianti inadeguati al carico estivo e di presenza di scarichi illegali, che si aggrava in situazioni metereologiche di pioggia persistente.

Dal sito Web del Commissario Unico Depurazione in Toscana emerge che sono oltre 30 gli agglomerati, su cui insistono circa un milione di abitanti equivalente, interessati da lavori di adeguamento, e questo è un aspetto positivo ma purtroppo insufficiente. Anche il Piano di Gestione delle Acque (III ciclo, 2021-2027) dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale evidenzia che gli scarichi urbani rappresentano una pressione significativa per il 15% dei corpi idrici fluviali e il corpo idrico costiero individuato come Costa della Versilia.

A livello nazionale, inoltre, abbiamo già pagato 142 milioni di euro in sanzioni all’Unione Europea, soldi che potevano essere investiti per migliorare la rete di depurazione del Paese, come ricorda Legambiente. Gli interventi strutturali insieme ad adeguati comportamenti individuali, come, ad esempio, un consumo parsimonioso della risorsa idrica, sono alla base della risposta alla variabilità meteo climatica che richiede una sempre maggiore capacità di adattamento e di resilienza.

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