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Anticipazione Annuario dati ambientali 2026: lo stato delle acque superficiali, corsi d’acqua, laghi invasi e acque di transizione

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Il quadro dei dati raccolti nel monitoraggio 2025 

ARPAT realizza ormai da molti anni una costante attività di monitoraggio delle acque superficiali finanziata dalla Regione Toscana. Attualmente vengono controllate 222 stazioni su fiumi e torrenti, 28 laghi e 12 punti di acque di transizione, cioè le aree in cui l’acqua dolce incontra quella salata.

I monitoraggi si articolano in cicli triennali, il primo dei quali è stato il 2010-2012 con la prima applicazione dei criteri della direttiva europea sulle acque WFD 2000/60 e nel proseguo successivi periodi fino al 2022-2024. Il 2025 apre il nuovo triennio di monitoraggio (2025-2027), e i risultati che presentiamo in questa notizia sono un’anticipazione dei dati ambientali contenuti nell’Annuario dei dati ambientali ARPAT 2026. Si tratta di dati parziali e il quadro definitivo della qualità ecologica e chimica delle acque toscane si avrà a fine 2027, quando verrà elaborato il set completo delle analisi chimiche e biologiche.

ARPAT nel realizzare il monitoraggio sulle acque superficiali realizza due tipologie di controllo: il monitoraggio di sorveglianza e quello operativo.

La scelta dell’uno o dell’altro dipende dallo stato del corpo idrico analizzato e dalla presenza di pressioni o rischi legati alla qualità chimica ed ecologica delle acque. Il monitoraggio operativo viene applicato ai corpi idrici considerati “a rischio”, cioè con probabilità di non raggiungere gli obiettivi di qualità previsti dalla normativa. Il monitoraggio di sorveglianza, invece, interessa aree prive di criticità rilevanti oppure situazioni che, pur non essendo gravi, richiedono comunque controlli costanti.

I dati raccolti, quindi, consentono di definire lo stato ecologico delle acque, suddiviso in cinque classi di qualità e lo stato chimico, articolato invece in due classi.

Stato ecologico

Per quanto riguarda le acque superficiali le informazioni ambientali raccolte nel 2025 riportano lo stato ecologico calcolato su 76 stazioni (circa un terzo del totale delle stazioni) con la seguente distribuzione: il 4% qualità cattiva, il 13% scarsa, il 41%sufficiente ed il 42% buona.

Come accade da molti anni, tra i bioindicatori il più sensibile è la comunità di macroinvertebrati, seguito dalle macrofite. Lo studio delle diatomee, invece, riporta un quadro più tollerante in cui è assente la qualità peggiore ed è invece presente, in percentuale molto elevata, la qualità migliore che non “pesa” allo stato ecologico dovendo applicare la regola del “il peggior indicatore determina lo stato ecologico”.

Stato chimico

 

Lo stato chimico, invece, viene calcolato considerando i superamenti, come media del periodo, dello standard di qualità ambientale delle sostanze elencate nella Tabella 1A, All.1, Parte III del D.Lgs 152/06. Nel 2025, su un totale di 115 stazioni si rileva che il 63% ha una qualità chimica buona, mentre il 37% risulta non buona

Nella tabella sottostante sono elencate le sostanze più critiche per lo stato chimico che più frequentemente determinano uno stato chimico non buono nei corpi idrici monitorati in Toscana nel 2025.

sostanza n. stazioni con sostanza superiore SQA (standard qualità ambiente) % su totale stazioni con stato chimico non buono

PFOS

20

47%

nichel

16

37%

mercurio

13

30%

cadmio

4

9%

piombo

4

9%

tributilstagno

3

7%

Benzo[a]pirene

3

7%

Cipermetrina

3

7%

Fluorantene

1

2%

Ottilfenoli

1

2%

Il PFOS (acido perfluoroottansulfonico) è la sostanza più frequentemente rilevata oltre i limiti normativi, seguita da nichel e mercurio.

Per definire lo stato chimico “non buono” è sufficiente che un solo parametro riporti una concentrazione media maggiore dello standard di qualità previsto dalla Tab. 1A del D.Lgs 152/06, Allegato 1 parte III, oppure, che un singolo campione superi la Concentrazione Massima Ammissibile (CMA). Gli inquinanti contenuti nella tabella (vedi sopra) sono presenti in tutti i sottobacini soprattutto nei tratti di media valle, più antropizzati e industrializzati.

Ad esempio, lo scadimento chimico di alcuni punti di monitoraggio fluviale a causa di inquinanti emergenti quali le sostanze perfluoroalchiliche, è dovuto al superamento dello standard ambientale del solo PFOS, in zone fortemente antropizzate e industrializzate quali il sottobacino Usciana e Ombrone pistoiese, sempre relativamente ai tratti fluviali a valle.

Di recente è stata approvata a livello europeo la Direttiva (UE) 2026/805 che comporterà notevoli cambiamenti soprattutto nella determinazione dello stato chimico e molto meno in quello ecologico. Le principali novità riguardano

1)      l’incremento significativo del numero di sostanze pericolose da ricercare (ad esempio i PFAS passano da 6 parametri a 65)

2)      si abbassa lo standard di qualità ambientale (SQA) per alcune sostanze (esempio i pesticidi e alcuni metalli)

3)      alcune sostanze in tabella 1/B passano in tabella 1/A, quindi, andranno ad incidere non più sullo stato ecologico ma su quello chimico (es glifosato).

In estrema sintesi, con riferimento alle acque superficiali, i dati del 2025, che, come detto, sono parziali, mettono in evidenza una situazione molto articolata in cui accanto a corsi d’acqua o tratti di essi in stato ecologico scarso o cattivo esistono numerosi fiumi o tratti di fiumi, soprattutto nelle aree montane e appenniniche della Toscana, che conservano una buona qualità ecologica e chimica.

Laghi e invasi

Lo stato chimico determinato su 12 corpi idrici lacustri risulta buono nel 58% dei punti; nel 42% risulta non buono a causa della presenza, in concentrazione superiori allo standard ambientale, di metalli e benzo[a]pirene.

Acque di transizione

Le acque di transizione comprendono le foci dei principiali fiumi della regione soggetti ad intrusione salina e le lagune costiere con caratteristiche tipiche delle zone umide. Gli indici biologici applicati a queste aree sono quelli del monitoraggio marino anche se per il lago di Burano, la Diaccia Botrona, la laguna di Orbetello, che sono zone umide, questi indici di biomonitoraggio risultano difficilmente applicabili. Nel 2025 sono stati controllati 5 corpi idrici di acque di transizione, sempre in ragione della ripartizione del programma di monitoraggio in tre anni.

La qualità ambientale delle aree monitorate (fiume Serchio foce, fiume Ombrone foce, lago di Burano, fiume Cornia valle e fiume Arno foce) sia dal punto di vista ecologico che chimico, è critica; presenta condizioni trofiche che determinano la qualità ecologica sufficiente e il superamento dello standard normativo per il PFOS e altre sostanze li portano allo scadimento dello stato chimico.

Pressioni/impatti

Le infrastrutture costruite lungo i fiumi: briglie, argini, ponti, traverse, muri e opere in cemento possono avere effetti sull’ecosistema fluviale. Ad esempio, le briglie, opere trasversali che attraversano il corso d’acqua, possono creare barriere alla continuità longitudinale del fiume con conseguenti problemi per i pesci che si spostano lungo il fiume. La briglia modifica la velocità e profondità dell’acqua, il trasporto dei sedimenti, la temperatura dell’acqua e la disponibilità di habitat.

Il cemento a sua volta modifica il rapporto tra fiume e territorio. Ad esempio, gli argini in cemento riducono i rifugi e i microambienti utili per pesci, macroinvertebrati, anfibi e altri organismi. Anche la vegetazione ripariale può essere ridotta o eliminata dalla cementificazione.

L’artificializzazione del fiume insieme a variazione naturali dell’alveo hanno reso inaccessibili negli ultimi anni alcuni punti di campionamento. Per ovviare a questa situazione, alla fine del 2024, con la delibera DGRT 1589/24, è stata aggiornata la rete di monitoraggio dei corsi d’acqua.

ARPAT auspica un maggiore coordinamento con i consorzi di bonifica affinché gli interventi di bonifica non interferiscano con il monitoraggio, soprattutto dei bioindicatori.

Crisi ecologica/climatica

La perdita di habitat e biodiversità dovuta alle alterazioni morfologiche legate agli impatti antropici è amplificata da fenomeni di secca e periodi di piena che si manifestano con sempre maggiore frequenza, coinvolgendo l’intero reticolo fluviale della Toscana. Questa situazione è da considerare uno dei tanti effetti dei cambiamenti climatici. Tra quest’ultimi, osserviamo in alcuni tratti l’aumento dell’intrusione salina, il cosiddetto cuneo salino, dovuto con molta probabilità ai prolungati periodi di siccità che impattano sulla portata dei fiumi.

Per saperne di più, visita le pagine Web di ARPAT dedicate alle acque superficiali, i dati ambientali disponibili e il Report

Immagine di copertina creata con l’ausilio dell’AI