Geotermia in Toscana: le ultime novità sul lavoro di ARPAT
Intervista all’ing. Francesca Andreis, responsabile del Settore Geotermia di ARPAT, per conoscere alcune novità introdotte recentemente nell’attività di controllo e monitoraggio ambientale della geotermia.
L’anticipazione delle informazioni contenute nell’Annuario dei dati ambientali della Toscana 2026 confermano l’impegno del Settore Geotermia nell’attività di controllo alle emissioni delle 33 centrali geotermiche toscane (36 gruppi produttivi) gestite da Enel Green Power Italia (EGPI) con una frequenza delle ispezioni poco più che biennale per ogni centrale.
Abbiamo rivolto alcune domande all’Ing. Francesca Andreis, responsabile del Settore Geotermia di ARPAT, per conoscere alcune novità introdotte recentemente.
Come ogni altra attività antropica anche la geotermia presenta possibili impatti sull’ambiente, ad esempio le emissioni in atmosfera e i disturbi olfattivi legati alla presenza di idrogeno solforato. Qual è la percezione della popolazione locale nei confronti della geotermia?
L’atteggiamento delle comunità cambia profondamente in base alla loro storia e al contesto sociale ed economico. Nei territori in cui la geotermia ha radici storiche profonde, l’energia geotermica ha portato benessere e occupazione stabili in zone altrimenti prive di risorse; qui la popolazione convive da sempre in modo pacifico con gli impianti. Al contrario, laddove l’economia locale era già basata sul turismo paesaggistico o sull’agricoltura di qualità, la nascita delle centrali è stata percepita come un’intrusione negativa a priori, generando la classica sindrome NIMBY (Not In My Back Yard).
Questa differenza è evidente sul territorio toscano: nell’area tradizionale di Larderello non si registrano posizioni avverse alla geotermia. Sull’Amiata, invece, l’introduzione delle centrali ha inizialmente incontrato una forte opposizione; sebbene questa avversione sia progressivamente diminuita nel corso degli anni, una parte della popolazione mantiene tuttora un atteggiamento diffidente.
In questo scenario, i controlli e i monitoraggi ambientali condotti da ARPAT sulle emissioni delle centrali, sulla qualità dell’aria e sulle risorse idriche (superficiali e sotterranee) dell’Amiata, nonché sulla qualità delle acque di reiniezione nel bacino geotermico possono offrire ai cittadini una base di dati importante per ampliare le proprie conoscenze. Proprio per garantirne la massima diffusione, il Settore Geotermia pubblica ogni anno tre report dettagliati che rendono accessibili a tutti i risultati delle attività svolte.
Nel corso degli ultimi due anni il Settore Geotermia ha impegnato notevoli risorse per migliorare l’operatività delle attività di campionamento delle emissioni in atmosfera svolte presso le centrali geotermiche. Quali modifiche di rilievo stanno per essere introdotte?
Nell’ambito del monitoraggio del mercurio nelle emissioni atmosferiche delle centrali geotermiche, ARPAT ha concluso con successo la sperimentazione del metodo CEN UNI EN 13211/2003, che sostituirà il precedente protocollo ‘EPA29 modificato’ per la determinazione del mercurio in uscita dall’impianto AMIS (Abbattimento Mercurio e Idrogeno Solforato). L’aggiornamento si è reso necessario per recepire la direttiva europea IED 2.0, che prevede l’utilizzo di metodologie standardizzate CEN quando disponibili. ARPAT introdurrà ufficialmente il nuovo metodo a partire da questo mese e verrà utilizzato anche da EGPI per le attività di autocontrollo semestrale previste dalla normativa.
Due anni fa ARPAT ha introdotto un nuovo sistema per validare i dati della qualità dell’aria per idrogeno solforato rilevati dalle centraline EGPI nelle aree geotermiche, estendendo al contempo il monitoraggio del mercurio. A due anni dall’avvio di questa innovazione, quali risultati sono stati ottenuti?
Il 29 luglio 2024 è iniziata con successo la prima campagna di rilevamento dei dati di idrogeno solforato (H2S) e mercurio (Hg), posizionando la strumentazione ARPAT direttamente nella cabina EGPI di Larderello (Pomarance – PI). Da allora, gli strumenti vengono spostati tra le diverse cabine di EGPI circa ogni due mesi garantendo la continuità assoluta del monitoraggio. A due anni dall’avvio della nuova modalità operativa, il monitoraggio è diventato quindi più efficiente e capillare: sono aumentate le campagne di validazione (da una media storica di 3 all’anno a 6 dal 2025), e grazie alla presenza costante di uno strumento per il monitoraggio del mercurio in aria durante ogni campagna sarà conclusa, entro il 2027, una mappatura completa dell’impatto delle centrali in termini di concentrazione di mercurio nelle aree geotermiche.
Dal 2025 è in corso un’attività di studio per l’attuazione, in collaborazione e con il supporto tecnico e scientifico dell’Università di Siena, di un monitoraggio della qualità dell’aria, mediante lo studio del fenomeno di bioaccumulo sui licheni, di elementi chimici di interesse ecotossicologico associati ai fluidi geotermici quali arsenico, boro, mercurio e zolfo. Di che si tratta?
Si sono concluse le quattro campagne di esposizione dei licheni previste dallo studio (due estive e due invernali). Tutti i campioni sono stati analizzati nei laboratori di ARPAT, mentre l’Università di Siena ha verificato la vitalità dei licheni. I primi dati confermano che i licheni sono in grado di registrare gli effetti dei blocchi temporanei delle centrali e dei sistemi di abbattimento AMIS nelle aree limitrofe. Attualmente è in corso l’elaborazione dei risultati finali: i dati saranno prima incrociati con i parametri di funzionamento delle centrali durante il periodo di esposizione, e poi confrontati con gli esiti di uno studio precedente all’installazione dei sistemi di abbattimento AMIS. Come da programma iniziale, il completamento dello studio è previsto entro i primi mesi del 2027.
Questa metodologia presenta diversi vantaggi: ha costi contenuti rispetto ai tradizionali sistemi di monitoraggio, è semplice da applicare, consente di valutare l’esposizione agli inquinanti nel tempo e permette di misurare gli effetti dell’inquinamento sugli organismi viventi, grazie alla sensibilità dei licheni alle variazioni ambientali.
Quale attività di supporto alla Regione svolge il Settore Geotermia di ARPAT?
L’attività istruttoria del Settore geotermia si concentra su due fronti principali: il supporto tecnico alla Regione Toscana per le valutazioni legate alla perforazione di nuovi pozzi geotermici e agli interventi di modifica sugli impianti esistenti; un altro ambito di forte impegno emerso recentemente riguarda le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale dei progetti di nuove centrali previsti dalla proroga delle concessioni geotermiche e il supporto tecnico per i procedimenti di rinnovo delle autorizzazioni ambientali degli impianti in esercizio.
