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Assegnato il Nobel dell’Acqua 2026 

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Kaveh Madani è il vincitore del premio Nobel dell’Acqua 2026, è autore di un recente rapporto dal titolo “Water Bankrptcy”: banca rotta dell’acqua dove si sottolinea che l’attuale agenda globale sull’acqua non è più adeguata all’Antropocene

Il 26 agosto 2026, Kaveh Madani ha ricevuto lo Stockholm Water Prize, il Nobel dell’Acqua. Kaveh Madani, poco più che quarantenne, è il primo iraniano ed il primo ex politico (è stato vicepresidente e vice ministro dell’Ambiente prima di dover lasciare il suo paese per evitare l’arresto) ad essere insignito di questo prestigioso premio.

Kaveh Madani ha curato, per UNU_INWEH, United Nations University, il rapporto Water Bankruptcy: bancarotta dell’acqua, pubblicato a gennaio 2026. Il rapporto afferma che il mondo è già entrato nell’era della “bancarotta idrica globale” (Global Water Bankruptcy). Non si tratta di una minaccia lontana, ma di una realtà già presente. Molti sistemi idrici gestiti dall’uomo si trovano ormai in una condizione di fallimento post-crisi, nella quale non è più possibile ripristinare i livelli di riferimento del passato.

Termini come stress idrico e crisi idrica non sono più sufficienti a descrivere le nuove realtà idriche del pianeta. Molti fiumi, laghi, acquiferi, zone umide e ghiacciai sono stati spinti oltre punti di non ritorno e non possono recuperare i livelli di riferimento del passato. In molte regioni, parlare di una crisi temporanea non è più una descrizione accurata della situazione. Il rapporto mette in evidenza come il mondo stia già vivendo al di sopra delle proprie possibilità idrologiche e miliardi di persone vivono in condizioni di insicurezza idrica cronica.

Le acque superficiali e le zone umide si stanno riducendo su scala enorme. Più della metà dei grandi laghi del mondo ha perso acqua dall’inizio degli anni Novanta, con conseguenze per circa un quarto della popolazione mondiale che dipende direttamente da essi. A questo si aggiunge che il depauperamento delle acque sotterranee e la subsidenza del suolo dimostrano che le riserve nascoste si stanno esaurendo. Circa il 70% dei principali acquiferi del mondo mostra una diminuzione di lungo periodo. La subsidenza del terreno associata all’eccessivo pompaggio delle acque sotterranee interessa oggi più di 6 milioni di km², quasi il 5% delle terre emerse del pianeta, e quasi 2 miliardi di persone. Questo riduce permanentemente la capacità di stoccaggio dell’acqua e aumenta il rischio di alluvioni in molte città, nei delta e nelle aree costiere.

Il peggioramento della qualità delle acque riduce ulteriormente la quantità di acqua effettivamente utilizzabile e accelera la bancarotta idrica. Quantità crescenti di acque reflue non trattate, deflussi agricoli, inquinamento industriale e salinizzazione stanno degradando fiumi, laghi e acquiferi.

Gli agricoltori e i sistemi alimentari sono al centro della bancarotta idrica globale. Circa il 70% dei prelievi mondiali di acqua dolce è destinato all’agricoltura, in larga parte nel Sud globale. Le acque sotterranee forniscono circa il 50% dell’acqua utilizzata a livello domestico e oltre il 40% dell’acqua destinata all’irrigazione nel mondo. Sia l’acqua potabile sia la produzione alimentare dipendono oggi fortemente da acquiferi che vengono sfruttati a una velocità superiore alla loro capacità realistica di ricarica.

Gli impatti della siccità stanno diventando sempre più determinati dalle attività umane e hanno costi estremamente elevati. Il rapporto individua una crescente diffusione della siccità antropogenica, cioè deficit idrici causati dal sovrasfruttamento e dal degrado delle risorse, e non soltanto dalla variabilità naturale.

La bancarotta idrica globale è anche una questione di giustizia, sicurezza ed economia politica per questo i governi devono passare con urgenza dalla gestione delle crisi alla gestione della bancarotta idrica. Il rapporto invita ad abbandonare una visione fondata esclusivamente sulle emergenze di breve periodo. Propone invece strategie volte a prevenire ulteriori danni irreversibili, ridurre e riallocare la domanda, trasformare i settori ad alta intensità idrica, contrastare i prelievi illegali e l’inquinamento.

L’acqua può rappresentare un ponte in un mondo frammentato. Ogni Paese, settore e comunità dipende dall’acqua dolce. Investire nella gestione della bancarotta idrica significa quindi investire nella stabilità climatica, nella tutela della biodiversità, nel ripristino del territorio, nella sicurezza alimentare, nell’occupazione e nella coesione sociale. Questa dipendenza comune offre una base concreta per la cooperazione tra Nord e Sud del mondo e per superare le divisioni politiche interne ai singoli Paesi.

Leggi il Global Water Bankruptcy Report 2026