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Normativa sul radon

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La normativa presenta delle differenze a seconda dell'ambito al quale si riferisce (luoghi di lavoro, edifici pubblici, scuole, abitazioni)

Luoghi di lavoro

In Italia la regolamentazione dell’esposizione al radon nei luoghi di lavoro è stata introdotta all’inizio del 2001 con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 241/00, che ha recepito la Direttiva 96/29/Euratom, modificando e integrando il DLgs 230/95.
Il Capo III bis del Decreto incentra l’attenzione su luoghi di lavoro sotterranei in generale e particolari, quali grotte, tunnel, ..., nei quali è obbligatorio effettuare la misura annua della concentrazione di radon e luoghi di lavoro in aree che hanno elevata probabilità di alte concentrazioni di radon (talvolta chiamate radon-prone areas o aree a maggiore presenza di radon), che devono essere individuate dalle Regioni.
In assenza delle indicazioni previste dal decreto, per garantire una uniforme applicazione delle norme sul territorio nazionale la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province autonome ha approvato le Linee guida per le misure di concentrazione di radon in aria e nei luoghi di lavoro sotterranei.

Livelli di azione e di riferimento per la concentrazione di radon nei luoghi di lavoro e nelle scuole

Il Decreto stabilisce che, se la concentrazione media annua di radon nei luoghi di lavoro supera il livello di azione di 500 Bq/m3, il datore di lavoro deve mettere in atto azioni di rimedio per ridurre la concentrazione di radon, e procedere a verificare l’efficacia dell’intervento con una nuova misura di durata annuale, il tutto entro 3 anni dalla prima misura. Le azioni di rimedio non sono dovute se il datore di lavoro dimostra che non viene superata la dose di 3 mSv/anno ai lavoratori, dose da valutarsi tenendo conto del tempo di permanenza nell’ambiente di lavoro.
Nelle scuole, se la concentrazione di radon supera 500 Bq/m3, non è prevista la valutazione della dose, è necessario procedere alla riduzione della concentrazione.
Per le azioni di rimedio e le valutazioni di dose la normativa attuale prevede che il datore di lavoro si avvalga di un esperto qualificato (art. 10-quinquies DLgs 230/95 e s.m.i.).
Nel caso invece che la concentrazione di radon superi il livello di riferimento di 400 Bq/m3, è necessario ripetere la misura (per tenere conto della variabilità annua e dell’incertezza sul risultato della misura) nell’anno successivo.
Nell’attuale quadro normativo nazionale gli edifici pubblici non sono distinti dai luoghi di lavoro; il testo della prossima direttiva in corso di adozione da parte dell’Unione Europea prevede invece livelli di riferimento per gli edifici con accesso al pubblico uguali a quelli delle abitazioni, ovvero 200 Bq/m3 per edifici futuri e 300 Bq m3 per edifici esistenti.

I criteri per l’individuazione delle aree a maggiore presenza di radon devono essere fissati dalla Sezione Speciale della Commissione Tecnica prevista all’art. 10-septies del citato Decreto, che a distanza di 10 anni non si è ancora insediata. Anche in assenza di criteri emanati a livello nazionale e di criteri accettati a livello internazionale per definire le aree, molte Regioni hanno intrapreso indagini sul territorio per conoscere la distribuzione dei livelli di radon, compresa la Regione Toscana.
E’ importante sottolineare, a questo proposito, che la normativa italiana (D.Lgs 230 e s.m.i.) richiede che vengano identificate non solo le aree a maggiore probabilità di elevati valori di concentrazione di radon, ma anche le caratteristiche dei luoghi di lavoro maggiormente correlate con alti valori di concentrazione di radon.

Abitazioni

In Italia non è presente uno strumento normativo per la protezione dall’esposizione al radon nelle abitazioni; l’elaborazione di una proposta normativa in tal senso è stata prevista nell’ambito del Piano Nazionale Radon (PNR) (Ministero della Salute, 2002), le cui prime attività sono finanziate con un progetto del CCM (Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute); la realizzazione del progetto è affidata all’Istituto Superiore di Sanità.
E’ tuttavia da sottolineare che i principali organismi hanno emanato nuovi livelli di riferimento per limitare l’esposizione al radon nelle abitazioni. I nuovi livelli raccomandati sono in generale più bassi dei precedenti, a causa della rivalutazione dei rischi attribuibili all’esposizione al radon, derivati dai recenti studi epidemiologici (WHO, 2009).
A tale proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un livello di riferimento compreso fra 100 e al massimo 300 Bq/m3 (WHO, 2009), e la International Commission for Radiological Protection ha subito dopo raccomandato anch’essa un livello non superiore a 300 Bq/m3 (ICRP Statement, 2009). Anche la International Atomic Energy Agency (IAEA) sta adottando un livello di 300 Bq/m3 nei Basic Safety Standard che sono in corso di pubblicazione.
Quando è superato il livello di riferimento per le abitazioni, i suddetti organismi internazionali raccomandano di realizzare interventi per ridurre la concentrazione di radon, ovvero effettuare quelle che sono chiamate “azioni di rimedio”, che sono generalmente finalizzate a ridurre l’ingresso del radon nell’edificio e/o ad aumentare il ricambio dell’aria interna attraverso l’immissione di aria esterna (la quale contiene solitamente valori molto bassi di concentrazione di radon).
La Raccomandazione 90/143/Euratom, emanata nel 1990, alla luce dei recenti aggiornamenti dei fattori di rischio e livelli di concentrazione raccomandati da questi derivati, è da considerarsi ormai superata.

Sulla base di tali recenti raccomandazioni, anche la bozza di Direttiva (che ha avviato il percorso di approvazione ed è al momento scaricabile dal sito http://ec.europa.eu/energy/nuclear/radiation_protection/article_31_en.htm) introduce la normativa sul radon nelle abitazioni e nei luoghi pubblici (distinti questi ultimi dai luoghi di lavoro); la direttiva prevede un livello di riferimento diverso per abitazioni e edifici pubblici esistenti (300 Bq/m3) e futuri (200 Bq/m3), nell’ottica di ridurre in generale anche con le nuove costruzioni e ristrutturazioni l’esposizione al radon. L’introduzione nella normativa italiana di livelli di riferimento per le abitazioni avverrà dunque al più tardi con il recepimento della prossima direttiva europea in materia, per la quale è stato avviato l’iter di approvazione.
La Direttiva in corso di approvazione prevede fra l’altro:
- che siano misurati gli edifici pubblici nelle radon-prone areas, obiettivo che la Regione Toscana ha in parte già raggiunto con l’ultima indagine regionale;
- l’introduzione di tecniche costruttive adatte a prevenire l’ingresso del radon proveniente dal suolo e dai materiali da costruzione e il conseguente accumulo a livelli elevati negli edifici di nuova costruzione;
- che anche i materiali da costruzione siano soggetti a regolamentazione sulla base del contenuto di radionuclidi naturali.

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