Qualità dell’aria nei SIN toscani: i primi risultati del progetto inSINergia
Monitoraggio di inquinanti tradizionali ed emergenti nei Siti di Interesse Nazionale (SIN) di Livorno e Piombino: i dati preliminari non evidenziano particolari criticità e aprono nuove prospettive sullo studio dei PFASs in atmosfera
ARPA Toscana partecipa al Progetto inSINergia (finanziato dal PNC nell’ambito del programma Salute, Ambiente, Biodiversità e Clima) che coinvolge 9 regioni italiane per valutare l’esposizione della popolazione a inquinanti organici persistenti, metalli e PFASs in 13 Siti di Interesse Nazionale (SIN) per la creazione di un modello integrato interregionale Salute-Ambiente-Clima. L’ente capofila, Regione Veneto, coordina numerose realtà specializzate in settori e matrici diverse.
Per la Toscana ARPAT partecipa con 2 dei suoi 4 SIN presenti nella regione, monitorando due importanti aree costiere storicamente segnate da attività industriali pesanti con contaminazione ambientale diffusa di sostanze inquinanti con elevato rischio sanitario e biologico: il SIN di Livorno e il SIN di Piombino.
Per la prima volta con il progetto inSINergia è stata avviata un’attività a carattere sperimentale, per quanto riguarda la qualità dell’aria, finalizzata anche alla valutazione dei livelli di PFASs nella frazione di PM10 di aria ambiente.
Accanto ai controlli tradizionali (come PM10, PM2,5, metalli pesanti, IPA e BTEX), sono stati introdotti per la prima volta dei parametri “emergenti”, tra cui in particolare i PFASs ricercati nel particolato atmosferico PM10, oltre a nuovi parametri in via di introduzione nella normativa europea sulla qualità dell’aria come nanoparticelle e aldeidi secondo un programma stagionale di campagne indicative eseguite a partire dall’estate 2025 e che si concluderanno con la fine del 2026.
Il poster presentato da Marina Rosato (CRTQA) al XII Convegno Nazionale PM2026, premiato come miglior poster, mostra i risultati preliminari per gli inquinanti emergenti PFASs, relativi alle campagne stagionali realizzate dall’estate 2025 alla primavera 2026, integrati con i parametri classici monitorati dalle centraline di qualità dell’aria di Livorno (stazione LI-Stagno) e Piombino (stazione LI-Cotone) prese come riferimento in quanto prossime ai due siti SIN selezionati.
I dati preliminari delle campagne 2025-2026 indicano che i due siti SIN toscani non presentano particolari criticità per i parametri valutati. I livelli di inquinanti tradizionali sono ampiamente al di sotto dei limiti normativi ed in linea con il contesto locale, mentre la ricerca sui PFASs nel PM10 non evidenzia al momento elementi di particolare preoccupazione per le stagioni estate-autunno 2025 analizzate.
A fine 2026 saranno disponibili i dati di tutte le campagne di monitoraggio che serviranno a completare il quadro preliminare presentato nel poster e qui sintetizzato:
- PFASs : sono state ricercate 6 molecole target tra gli acidi perfluorocarbossilici e perfluorosolfonici su filtri di PM10 giornalieri delle campagne estive e autunnali 2025. Soltanto la molecola a catena corta PFBA è stata riscontrata in entrambi i siti ma a livelli estremamente bassi (sempre inferiori a 10 pg/m³), mentre il PFOA è stato rivelato soltanto in un campione estivo del SIN di Livorno a livelli inferiori 2 pg/m³;
- PM10 e PM2,5 (Polveri sottili): i valori sono del tutto paragonabili a quelli registrati dalle stazioni di fondo della costa toscana, senza evidenziare particolari criticità. I livelli medi giornalieri (ad eccezione del primo dell’anno per il sito sin di Livorno) ed annuali rientrano nei limiti di legge;
- Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA): in entrambi i siti SIN e per le stagioni estiva ed autunnale 2025 sono stati monitorati gli IPA (7 congeneri) tra cui il Benzo(a)pirene). I valori medi stagionali sono ampiamente inferiori ai limiti di legge come Valore obiettivo per Benzo(a)pirene, al dato medio annuale della relativa stazione di fondo urbano ed al contesto regionale;
- Metalli Pesanti: nel solo sito SIN di Livorno, e per la stagione estiva 2025, sono stati monitorati i metalli pesanti richiesti dalla normativa (As,Cd,Ni,Pb), ai quali sono stati aggiunti il vanadio (V) e per la prima volta il rame (Cu). I valori dati medi settimanali dell’estate 2025 mostrano la presenza costante di piombo (Pb) in associazione talvolta al vanadio (V), sempre ampiamente inferiori ai limiti normativi/obiettivi di legge ed in linea o addirittura inferiori ai dati stagionali/annuali della stazione di fondo comunale.
- BTEX (Benzene, Toluene, ecc.): il monitoraggio in continuo per il sito SIN di Livorno del Benzene indica livelli medi orari per le stagioni 2025-2026 ed annuali 2025, ampiamente al di sotto del limite di legge. Il Toluene mostra una maggiore variabilità ma con medie orarie del tutto simili a quelle della stazioni di fondo comunale.
I dati di qualità dell’aria raccolti nell’ambito del progetto inSINergia sono stati presentati, da Patrizia Andreini (CRTQA), con una relazione al 42° Congresso Nazione di Igiene Industriale e Ambientale tenutosi a Bologna nell’ambito della sessione “Qualità dell’aria e salute negli ambienti di vita” realizzata in collaborazione con AssoArpa e Arpae Emilia-Romagna. Oltre ai risultati sopra esposti sono stati descritti anche i dati raccolti dal conteggio e dalla distribuzione dimensionale delle nanoparticelle nei due siti SIN.
Il Settore CRTQA di ARPAT ha presentato due ulteriori Poster al XII Convegno Nazionale sul particolato atmosferico PM 2026, che hanno evidenziato l’efficacia dell’analisi combinata di Black Carbon (BC), Brown Carbon (BrC) e speciazione chimica del PM2.5 nell’identificazione delle principali sorgenti del particolato atmosferico e nel supporto alle strategie di miglioramento della qualità dell’aria.
Il carbonio atmosferico costituisce infatti una componente importante del particolato fine. In particolare, il Black Carbon e il Brown Carbon rappresentano frazioni significative del PM2.5 e sono considerati indicatori utili per distinguere le diverse sorgenti emissive, oltre ad avere un ruolo rilevante sia per la qualità dell’aria sia per il cambiamento climatico. Grazie a queste tecniche è possibile non solo misurare la quantità di particolato presente in atmosfera, ma anche comprenderne l’origine, distinguendo ad esempio il contributo del traffico veicolare, del riscaldamento domestico a biomassa o di altre sorgenti emissive.
Nel dettaglio, Fiammetta Dini (CRTQA) ha presentato i risultati dei primi tre anni di monitoraggio di Black Carbon (BC) in Toscana, attivato presso due stazioni della Rete Regionale della Qualità dell’Aria, che confermano una netta differenza tra i due siti analizzati: a LU-Capannori (sito urbano di fondo) prevale l’influenza della combustione domestica di biomassa mentre a FI-Mosse (sito urbano di traffico) il traffico veicolare rappresenta la principale sorgente emissiva.
Chiara Collaveri (CRTQA) ha invece presentato Speciazione e caratterizzazione chimica del PM2.5 che illustra un lavoro, effettuato in collaborazione tra i settori CRTQA, Lab
oratorio di Area Vasta di ARPAT e il Consorzio Lamma, in cui sono messe a confronto diverse tecniche di caratterizzazione del particolato, analitiche e modellistiche, utilizzate per risalire alle sorgenti che maggiormente contribuiscono ai livelli di PM misurati. I dati delle analisi sui filtri di PM2.5 sono inoltre utilizzati nell’ambito del progetto MAIA, in cui uno strumento all’avanguardia della NASA progettato per acquisire da satellite dati sulla composizione del PM, costituirà nel futuro un altro dei possibili mezzi utili per approfondire l’origine del particolato.
