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Contrasto all’erosione costiera in Toscana

Temi ambientali: Suolo
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Intervista all’Assessore all’ambiente della Regione Toscana, David Barontini, per capire meglio i contenuti del  Masterplan della Costa 2026 

Il Masterplan della Costa 2026 presentato dalla Regione prevede interventi strutturali, ripascimenti, monitoraggio, studio e ricerca. Di tutto questo abbiamo parlato con l’Assessore all’ambiente della Regione Toscana, David Barontini.

Quali sono gli impatti dell’erosione sulla costa toscana? E quali sono le principali sfide da affrontare nel contrastare l’erosione della costa?
L’erosione costiera non significa soltanto perdere metri di spiaggia. Una spiaggia sufficientemente ampia è innanzitutto una difesa naturale per gli abitati e le infrastrutture che si trovano alle sue spalle, perché contribuisce ad assorbire l’energia delle mareggiate e a rendere il territorio più resiliente agli eventi estremi e agli effetti dei cambiamenti climatici.
La prima sfida, quindi, è intervenire in modo strutturale per ricostituire dove necessario un’ampiezza di spiaggia adeguata, attraverso ripascimenti significativi e, nei casi in cui siano necessari, sistemi di protezione a basso impatto ambientale. Ma c’è una seconda sfida altrettanto importante: non possiamo pensare di affrontare l’erosione nello stesso modo lungo tutta la costa toscana.
Il Masterplan della Costa 2026 nasce proprio da questa consapevolezza. Le priorità sono state individuate sulla base delle diverse caratteristiche delle unità fisiografiche e del livello di rischio costiero, considerando erosione e rischio di alluvione, i dati sul monitoraggio della linea di riva e dell’ampiezza delle spiagge, il confronto con il Genio Civile e con i Comuni e, naturalmente, le progettazioni già disponibili.
La sfida è quindi costruire una strategia di lungo periodo, capace di tenere insieme sicurezza del territorio, tutela ambientale, disponibilità di sedimenti, monitoraggio e adattamento ai cambiamenti climatici. È esattamente il cambio di approccio che abbiamo voluto imprimere con il Masterplan.

Il tratto settentrionale della Toscana è quello ritenuto più critico e con maggiore necessità di interventi. Questa parte di costa sarà destinataria di una buona parte delle risorse previste per la lotta all’erosione costiera. Quali sono gli interventi prioritari e i tempi di realizzazione?
Il Masterplan individua nell’unità fisiografica, denominata “Bocca di Magra- Porto di Livorno”, compresa tra la foce del Magra e il porto di Livorno il maggiore fabbisogno di intervento, stimato in circa 189 milioni di euro, di cui 44,6 milioni nel primo decennio. Le priorità sono definite anche sulla base delle tendenze evolutive del periodico monitoraggio LaMMA, l’ultimo dei quali dell’11 agosto 2025, che evidenzia criticità localizzate nell’area apuo-versiliese e, soprattutto, nei tratti prossimi alla foce dell’Arno.
Le schede del Masterplan prevedono il ripascimento del tratto in arretramento di Marina di Carrara, il riequilibrio della Partaccia, gli interventi di ripascimento e riconfigurazione delle difese a Ronchi e Poveromo e i ripascimenti protetti nel litorale di San Rossore e del Gombo. Per questi ultimi, il monitoraggio 2005–2023 rileva un arretramento medio di circa 51 metri tra Serchio e Fiume Morto Nuovo e di oltre 25 metri tra Fiume Morto Nuovo e Arno.
Prevediamo un’attuazione progressiva nell’arco del primo decennio, a partire dalle progettazioni e dai relativi interventi. I tempi effettivi saranno aggiornati attraverso i successivi Documenti Operativi (D.O. Costa), in relazione alle risorse disponibili e all’esito delle procedure progettuali e autorizzative.

Non mancano risorse destinate alle altre aree costiere della Toscana, nella parte Sud quali interventi sono ritenuti primari e con quali tempi di realizzazione?
Nella Toscana centro-meridionale il Masterplan individua priorità differenziate, sulla base delle criticità dei singoli tratti e degli esiti del monitoraggio. Il rapporto LaMMA già citato conferma, in particolare, l’intensa erosione a nord di Bocca d’Ombrone, con un arretramento medio di circa 128 metri nel periodo 2005–2023, e le criticità del Tombolo di Cecina.
Le schede prevedono il completamento del riequilibrio del Tombolo di Cecina e del litorale verso Marina di Bibbona, il ripascimento del Golfo di Baratti, interventi nel Golfo di Follonica, anche mediante riconfigurazione delle opere esistenti. Una particolare rilevanza assume la protezione del cordone dunale e delle aree umide presso la foce dell’Ombrone. Sono inoltre previste nuove fasi di riequilibrio per Campo Regio, Giannella e Feniglia.
Le schede definiscono una scansione progressiva delle attività nei primi dieci anni, con quote di attuazione differenziate. Le date di realizzazione dei singoli interventi saranno stabilite con la successiva programmazione, una volta disponibili le risorse e completati gli approfondimenti progettuali e autorizzativi.

Il dipartimento di Protezione Civile regionale evidenzia che l’erosione attuale sconta anche il mancato apporto di sedimenti dovuto alle escavazioni fluviali degli anni ’70 e ’80. Il Masterplan prevede azioni concrete o accordi per ripristinare il trasporto naturale di sedimenti dai fiumi verso il mare, agendo direttamente sulle aste fluviali toscane?
Questo è uno dei temi centrali della strategia che abbiamo costruito. L’erosione costiera è legata anche alla progressiva riduzione del trasporto solido dei corsi d’acqua,
determinata nel tempo da diversi fattori, tra cui le modifiche nell’uso del suolo, i prelievi di materiale dagli alvei e la presenza di sbarramenti.
Per questo dobbiamo tornare a ragionare sulla costa non come un sistema separato dai bacini fluviali, ma come parte di un unico sistema sedimentologico. L’obiettivo è ricostruire, per quanto possibile, la continuità tra ciò che accade nei bacini e ciò che arriva al mare.
Il Masterplan prevede, in questa direzione, di definire azioni e criteri per migliorare l’equilibrio sedimentologico tra reticolo fluviale e costa. E c’è un’opportunità particolarmente interessante: utilizzare i sedimenti che oggi si accumulano nei tratti fluviali in condizioni di sovralluvionamento, dove possono rappresentare anche un problema per il rischio idraulico, per alimentare i litorali quando le loro caratteristiche lo consentono. Quindi il principio è molto semplice: il sedimento non deve essere considerato soltanto qualcosa da rimuovere, ma una risorsa da rimettere in circolo dove serve. È un approccio di economia circolare applicato alla difesa della costa, coerente con le Linee guida nazionali e con quelle regionali sulla progettazione degli interventi.
Questo non significa, naturalmente, che ogni sedimento fluviale possa essere automaticamente trasferito sulla costa: occorrono caratterizzazione, verifiche ambientali e valutazioni tecniche. Ma la direzione è chiara: recuperare, quando possibile, una parte di quel patrimonio sedimentario che oggi rischiamo di perdere o che in alcuni punti costituisce addirittura un problema.

Qual è il ruolo che possono “giocare” le spiagge nel contrasto all’erosione costiera?
Le spiagge sono una vera e propria infrastruttura naturale di difesa della costa. Questo è uno dei principi che stanno alla base del Masterplan.
Una spiaggia non è un elemento statico: è un sistema dinamico nel quale moto ondoso e correnti spostano continuamente i sedimenti, sia lungo la costa sia nel profilo trasversale. Questa dinamica naturale permette all’arenile di adattarsi alle diverse condizioni del mare.
Per questo dobbiamo innanzitutto cercare di conservare e ripristinare i processi naturali, mantenendo l’alimentazione sedimentaria proveniente dai corsi d’acqua e la possibilità per i sedimenti di muoversi lungo il litorale.
Quando interveniamo con un ripascimento, quindi, non dobbiamo limitarci a portare sabbia su una spiaggia: dobbiamo conoscere il comportamento di quel tratto di costa, il moto ondoso, le correnti e il trasporto sedimentario. Anche la modellistica numerica serve a questo, per progettare interventi che abbiano gli effetti attesi e che non finiscano semplicemente per spostare l’erosione qualche centinaio di metri più avanti.
La nostra impostazione è dunque quella di lavorare il più possibile con la dinamica naturale della costa, utilizzando gli interventi strutturali dove servono per proteggere e rendere più efficace questa funzione naturale.

I ripascimenti d’urgenza cofinanziati con i Comuni sono serviti a salvare la stagione estiva, ma le spiagge sono prima di tutto una difesa naturale per la sicurezza degli abitati retrostanti. In che modo il Masterplan segnerà un cambio di passo per superare la rincorsa alle singole emergenze in favore di opere strutturali?

È proprio questo uno dei principali obiettivi del Masterplan: passare dalla gestione dell’emergenza alla programmazione strutturale.
Gli interventi urgenti e stagionali continueranno ad avere una loro funzione, perché quando una mareggiata provoca una situazione di particolare criticità è necessario intervenire rapidamente. Ma non possiamo pensare che la politica di difesa della costa si esaurisca nella rincorsa alla singola emergenza.
Per questo abbiamo costruito una programmazione di medio-lungo periodo, con un fabbisogno complessivo stimato in circa 548 milioni di euro nell’arco di 15-20 anni, di cui circa 166 milioni concentrati nel primo decennio. La parte principale riguarda proprio gli interventi strutturali, a partire dai grandi ripascimenti e, dove necessario, dai ripascimenti protetti attraverso opere a basso impatto ambientale.
La differenza è sostanziale: non interveniamo soltanto quando la spiaggia è ormai in emergenza, ma individuiamo oggi le criticità e programmiamo gli interventi necessari per aumentare nel tempo la resilienza dei diversi tratti di costa.
E lo facciamo sulla base di dati aggiornati, del livello di rischio, delle progettazioni disponibili e dei tempi tecnici necessari per realizzare le opere. È una programmazione
che guarda ai prossimi anni, ma che non pretende di essere immutabile: il Masterplan dovrà essere aggiornato con l’evoluzione dei fenomeni erosivi, dei dati di monitoraggio e degli effetti del cambiamento climatico.

Avete avviato una collaborazione con ISPRA, ARPAT e Consorzio LaMMA per favorire il riutilizzo dei sedimenti già disponibili sul litorale ed evitare l’acquisto di sabbia esterna. Ci sono barriere di natura tecnica o burocratica che possono frenare il pieno recupero di questi materiali?
Il primo punto da chiarire è che non tutto il sedimento disponibile può essere automaticamente riutilizzato. Per utilizzare un materiale nei ripascimenti dobbiamo conoscerne le caratteristiche e verificarne la compatibilità ambientale e fi sica con il tratto di costa nel quale intendiamo impiegarlo.
È proprio per questo che la Regione sta lavorando con ISPRA, ARPAT e LaMMA per migliorare le conoscenze, aggiornare i valori chimici locali e valutare le diverse fonti di sedimento disponibili. Il Masterplan individua infatti un ventaglio molto ampio di possibili risorse: dagli accumuli lungo costa alle sabbie relitte della piattaforma continentale, dai sedimenti dei tratti fluviali in sovralluvionamento a quelli presenti negli invasi, fino ai materiali provenienti da altri interventi compatibili.
Il fabbisogno stimato dal Masterplan è di circa 2,8 milioni di metri cubi di sedimenti. È evidente, quindi, che non possiamo pensare di affrontare il problema ricorrendo esclusivamente a nuova sabbia proveniente da cave.
Le principali questioni da affrontare sono innanzitutto tecniche e conoscitive: caratterizzazione dei materiali, disponibilità, compatibilità e conoscenza delle dinamiche sedimentarie. A queste si aggiunge naturalmente la necessità di operare all’interno del quadro normativo e delle procedure previste per garantire la sicurezza ambientale.
Per questo l’economia circolare non è un elemento marginale del Masterplan: è una delle strade attraverso cui possiamo ridurre il ricorso a risorse esterne e, contemporaneamente, trasformare materiali che in alcuni contesti costituiscono un problema gestionale in una risorsa per la difesa della costa.

Nel presentare il Masterplan, è stato detto che alcune risorse economico-finanziarie sono già disponibili mentre altre vanno reperite. A quali finanziamenti nazionali e/o europei attingerete per attuare questo piano?
Il Masterplan stima un fabbisogno complessivo di circa 547,7 milioni di euro in 15–20 anni, di cui 166 milioni per il primo decennio, risorse non ancora stanziate.
Dal 2021 ad oggi, la Regione ha già finanziato numerosi interventi di difesa e riequilibrio della costa per un totale di circa 77 milioni attraverso diversi canali:

  • la programmazione ordinaria regionale prevista dalla L.R. 80/2015 e attuata con i Documenti operativi della costa;
  • finanziamenti statali attivati nell’ambito delle gestioni commissariali delle emergenze di protezione civile; 
  • il PR FESR 2021–2027, in particolare con gli “Interventi per il recupero, riequilibrio e la tutela della fascia costiera”, attraverso uno specifico bando regionale del 2024 destinato ai Comuni costieri.

Il Masterplan dà quindi continuità a una politica di intervento già attiva, ma sottolinea soprattutto l’esigenza di una programmazione pluriennale e con una visione unitaria, sostenuta da risorse finanziarie stabili e adeguate alla dimensione del fenomeno erosivo.
Sul piano nazionale, la Regione continuerà a chiedere l’attivazione di finanziamenti strutturali dedicati alla difesa della costa: la proposta presentata nel 2021 come progetto bandiera nell’ambito del PNRR non ha infatti ottenuto il finanziamento richiesto e, allo stato attuale, non esiste un canale ordinario statale specificamente dedicato alla difesa costiera.
Sul versante europeo, oltre alle risorse FESR già utilizzate, sarà importante valorizzare la nuova programmazione successiva al 2027, in particolare nell’ambito dell’adattamento ai cambiamenti climatici, della tutela del territorio e della resilienza costiera, oltre agli strumenti di cooperazione, ricerca e innovazione.

L’accelerazione dei cambiamenti climatici può vanificare l’efficacia degli interventi previsti o persino realizzati? Quale soggetto pubblico potrà valutare le azioni correttive? Come si agirà in questi casi?
È una possibilità che dobbiamo prendere molto seriamente. Proprio perché il cambiamento climatico sta modificando l’intensità e la frequenza degli eventi meteo-marini, non sarebbe corretto considerare un’opera di difesa della costa come definitiva e immutabile.
Per questo il Masterplan è stato concepito come un documento dinamico. Le priorità e la programmazione dovranno essere aggiornate quando cambieranno il quadro di rischio, i dati di monitoraggio, l’evoluzione dei fenomeni erosivi o gli effetti degli eventi meteo-climatici.
Il monitoraggio è quindi una componente essenziale della strategia. Il Consorzio LaMMA svolge un ruolo fondamentale nel monitoraggio della linea di riva e dell’ampiezza delle spiagge, mentre la programmazione viene costruita attraverso il confronto con gli uffici del Genio Civile costieri e con i Comuni. È sulla base di questo quadro conoscitivo che possono essere valutate eventuali modifiche alle priorità o agli interventi.
In altre parole, non realizziamo un’opera e poi la dimentichiamo. La monitoriamo, ne valutiamo gli effetti e, se il quadro cambia, adeguiamo la programmazione. È l’unico approccio realistico in una fase nella quale il clima sta cambiando rapidamente.
La Regione dovrà quindi mantenere una capacità costante di osservazione e di intervento, utilizzando i dati scientifici per correggere le scelte quando necessario. La resilienza della costa non si costruisce con una singola opera, ma attraverso monitoraggio, manutenzione, interventi strutturali e capacità di adattare nel tempo le decisioni pubbliche.

Foto copertina di Lydia su Unsplash