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Rischio ambientale e salute: a Pisa un confronto tra scienza, istituzioni e comuni

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ARPAT ha partecipato all’evento promosso dall’Università di Pisa il 22 settembre al Polo Piagge in cui si è fatto il punto sugli strumenti per valutare gli impatti ambientali e sanitari degli eventi industriali, interpretare i dati e comunicare il rischio in modo trasparente  

Martedì 22 settembre 2026, al Polo Piagge dell’Università di Pisa, si è tenuto il convegno Valutare e comunicare il rischio ambientale. Siti industriali, evidenze scientifiche e tutela della salute, promosso dall’ateneo pisano con la direzione scientifica della professoressa Caterina Rizzo del Dipartimento di Ricerca traslazionale e nuove tecnologie in medicina. L’incontro ha riunito docenti universitari (medicina, ingegneria industriale, scienze della terra, scienze agrarie), rappresentanti della Regione Toscana, ARPAT, Azienda USL Toscana Nord Ovest, amministrazioni locali per fare il punto su come valutare gli impatti ambientali e sanitari degli eventi industriali, interpretare i dati e comunicare il rischio in modo trasparente.

Ad aprire i lavori il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi, che ha ricordato come, già in occasione dell’incendio dello stabilimento Delca Energy a Vicopisano (8 giugno 2026), l’ateneo avesse offerto la propria disponibilità a collaborare con gli enti istituzionalmente chiamati a intervenire. Quella disponibilità – ha sottolineato Zucchi – è oggi confermata dal confronto odierno che riunisce i dipartimenti universitari con gli enti di controllo ambientale e sanitario, le istituzioni locali e le organizzazioni di cittadini. Il rettore ha inoltre evidenziato, alla luce dei recenti episodi, il ruolo cruciale di una corretta comunicazione del rischio nelle situazioni emergenziali.

Nel suo videomessaggio, l’assessore regionale all’Ambiente David Barontini ha chiarito il senso di una comunicazione efficace: “Comunicare il rischio ambientale e sanitario non significa solo diffondere dati, ma rendere comprensibili informazioni complesse, distinguendo ciò che è accertato da ciò che è ancora in valutazione”. Barontini ha citato i recenti incendi alla Delca di Vicopisano e alla Spedi di Migliarino (11 luglio 2026), ricordando la pronta attivazione del Centro di Coordinamento di Soccorso e l’avvio di un tavolo regionale permanente per il monitoraggio degli impatti ambientali e sanitari. Le emergenze ambientali non si esauriscono con la fine della fase acuta, ma richiedono un lavoro continuo di analisi, controlli e confronto. La tutela dell’ambiente passa attraverso la presenza delle istituzioni sul territorio, come ARPAT, l’ascolto delle comunità e la capacità di fornire risposte concrete e trasparenti.

A portare i saluti di ARPAT è intervenuta Simona Cerrai, responsabile del Settore Comunicazione, per conto del commissario Pietro Rubellini, assente per impegni istituzionali. Cerrai ha ribadito il ruolo indipendente dell’Agenzia tecnico-scientifica pubblica: monitorare la qualità dell’ambiente, valutare gli impatti delle attività umane e verificare il rispetto delle norme attraverso controlli fondati su dati, competenze e rigorosi protocolli analitici. La nostra missione – ha proseguito – non si limita alla produzione di dati: consiste nel trasformare le evidenze scientifiche in conoscenza affidabile, utile alle istituzioni e comprensibile a cittadini e decisori politici. Dal punto di vista operativo, ARPAT dispone di un sistema laboratoristico con apparecchiature per un valore complessivo di circa 12,5 milioni di euro ed esegue 185 prove accreditate dall’organismo nazionale di accreditamento, con risultati riconosciuti anche a livello internazionale.

Mettere in rete le conoscenze – La forza di ARPAT risiede anche nella capacità di fare rete con il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA) e con le istituzioni scientifiche. L’Agenzia partecipa a ricerche d’avanguardia nell’ambito di accordi quadro con i tre atenei toscani. In particolare, è stata proprio la rete di collaborazione con Università di Pisa (Dipartimenti di Scienze della Terra e di Chimica e Chimica Industriale), Istituto di Chimica dei Composti Organometallici del CNR e con le infrastrutture di luce di sincrotrone ELETTRA (Trieste) e SESAME (Allan, Giordania) che ha permesso di chiarire i meccanismi di formazione e diffusione legati al più grave episodio di contaminazione ambientale verificatosi in Toscana, relativo all’impiego non corretto del materiale denominato Keu.

Comunicazione rischio – Nell’era digitale, la facilità di accesso alle informazioni può favorire la partecipazione, ma anche generare disinformazione e sfiducia verso la scienza. Per questo l’Agenzia ha il compito di garantire una comunicazione del rischio chiara e trasparente, spiegando come vengono prodotti i dati, quali margini di incertezza presentano e quali conseguenze possono avere.

Responsabilità pubblica – La credibilità dei laboratori pubblici e delle agenzie ambientali è un patrimonio collettivo. Per ARPAT, questa credibilità si fonda su competenza, indipendenza, trasparenza e responsabilità istituzionale. Tuttavia, questo valore può essere pienamente riconosciuto solo se la comunità scientifica sa dialogare con la società, spiegando non solo cosa l’analisi scientifica ha prodotto, ma anche con quali metodi e perché i risultati ottenuti siano affidabili. È grazie a questa alleanza tra ricerca, istituzioni, informazione che possiamo consolidare la fiducia nella scienza e proteggere l’ambiente in modo più efficace. 

Nel corso del convegno, Gaetano Licitra, responsabile del Dipartimento ARPAT di Pisa, è intervenuto con un contributo “Dal piano di monitoraggio ai risultati: come si valuta l’impatto ambientale” in cui ha illustrato il ruolo e la complessità delle autorizzazioni ambientali, che devono essere basate sui principi di origine comunitaria di prevenzione, precauzione, controllo alla fonte e “chi inquina paga”. Ciò in linea con la strategia “Zero Pollution” che mira a ridurre progressivamente gli effetti dell’inquinamento su ambiente e salute.

In questo contesto, strumenti come la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) prevedono attività di monitoraggio continue, basate sul confronto tra le condizioni ambientali iniziali e quelle rilevate durante la costruzione, l’esercizio delle opere o degli impianti. Per gli impianti di maggiore impatto sono le aziende stesse che devono implementare piani di monitoraggio e controllo prescritti dalle Autorità.

Il monitoraggio non rappresenta un semplice adempimento amministrativo – ha proseguito Licitra – ma uno strumento essenziale per verificare se le prescrizioni autorizzative siano realmente efficaci nel proteggere ambiente e salute e, se necessario, le autorizzazioni possono essere riesaminate e aggiornate. 

L’attività di ARPAT di controllo sulle aziende e di monitoraggio ambientale sullo stato dell’ambiente, è regolata in base a indirizzi e pianificazione comunitaria, nazionale e regionale,  i cui dati sono resi disponibili attraverso la pubblicazione annuale dell’Annuario dei dati ambientali. Quest’ultimo contribuisce alla produzione di conoscenza utile per amministratori, tecnici e cittadini. Monitorare significa, infatti, non solo raccogliere dati, ma interpretarli e trasformarli in informazioni utili per comprendere i rischi e orientare le decisioni. ARPAT svolge un ruolo centrale in questo processo attraverso controlli, ispezioni, campionamenti e supporto tecnico-scientifico alle autorità competenti. Nel 2024 l’Agenzia ha effettuato oltre 3.500 controlli ambientali, di cui circa 1.900 con sopralluoghi diretti, coinvolgendo più di 2.300 aziende.

Questa visione si inserisce nel modello “One Health” promosso dall’OMS, che riconosce il legame tra salute umana, salute animale e qualità dell’ambiente. Comprendere le pressioni che insistono sul territorio permette quindi di valutare gli impatti sugli ecosistemi e sulla salute e di individuare le azioni più efficaci per ridurre il rischio.  I risultati del monitoraggio, ha concluso Licitra, non rappresentano un punto di arrivo ma l’inizio di un processo continuo di miglioramento, finalizzato a ridurre i rischi ambientali e a tutelare la salute delle comunità.  

Nella tavola rotonda ha fatto cenno all’esperienza dell’incendio della Delca Energy per sottolineare la necessità di seguire un approccio scientifico nella individuazione delle aree e dei tempi in cui svolgere le attività di monitoraggio, per garantire risposte adeguate ai bisogni delle amministrazioni pubbliche nei tempi minori possibili determinati dai tempi tecnici di analisi dei campioni prelevati.

Nella tavola rotonda è emersa da parte dei e delle rappresentanti delle amministrazioni, pur nelle difficoltà dell’emergenza, la forte sinergia con gli enti coinvolti, tra cui ARPAT, che ha consentito di guidare l’azione amministrativa facendo fronte comune ai bisogni che via via si manifestavano. Gli spunti emersi nella tavola rotonda e le relazioni presentate saranno pubblicate dall’Università di Pisa in un documento di sintesi della giornata.