Intervista a Bernardo Gozzini, LaMMA
Dovremo aspettarci ondate di calore intervallate da fasi più fresche e instabili durante i quali i fenomeni potrebbero essere molto intensi
I media stanno già parlando dell’arrivo di un’estate calda: corrisponde a verità? E la causa è da attribuire a El Niño? Di cosa si tratta?
Le nostre estati, ormai da diversi anni, si fanno sempre più calde caratterizzate da ondate di calore più intense e persistenti sempre più anticipate (fine maggio nel 2026). Il trend è abbastanza evidente dal grafico in figura 1 e si attesta su un incremento di 2,3 gradi ogni 50 anni. Anche l’estate 2026 non si discosterà da questo andamento ed infatti le previsioni stagionali indicano una maggiore probabilità di temperature superiori alla media anche a luglio e precipitazioni nella media. Quindi dovremo aspettarci ondate di calore intervallate da fasi più fresche e instabili durante i quali i fenomeni potrebbero essere molto intensi.

Figura 1 Andamento della temperatura media annuale in Toscana
Per quanto riguarda El Niño, si tratta di un fenomeno climatico naturale che interessa l’Oceano Pacifico equatoriale e si verifica ogni 2-7 anni circa. Si manifesta quando le acque superficiali del Pacifico centrale e orientale diventano più calde del normale, modificando la circolazione atmosferica su scala globale. Nella figura 2 si può vedere la situazione attuale del Pacifico (17 giugno 2026) dove è evidente l’area decisamente più calda al largo delle coste del Peru.

Figura 2 Temperatura superficiale degli oceani al 17 giugno 2026
Quest’anno molti centri prevedono un super El Nino, vale a dire un aumento della temperatura del Pacifico superiore ai 2/3 gradi. Nella figura 3 si possono vedere gli impatti che può provocare a livello globale ed anche la tipologia di evento, caldo/siccità e precipitazioni abbondanti. È molto probabile che il 2026 ed il 2027 a livello globale saranno anni molto caldi. El Nino, come è evidente in figura 3, non ha un impatto diretto sull’estate in Italia.

Figura 3 Impatti a livello globale del fenomeno di El Nino
Esiste anche un fenomeno contrario, chiamato La Niña? Di cosa si tratta e come si comporta? Può illustrarci la differenza tra i due?
Il fenomeno opposto a El Niño è La Niña, in questo caso le acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale risultano più fredde della norma. La figura 4 mostra in modo schematico le differenze fra i due fenomeni.

Figura 4 Schema del sistema ENSO nel Pacifico
Entrambi fanno parte del ciclo climatico noto come ENSO (El Niño Southern Oscillation) e si alternano in modo irregolare ogni pochi anni. Nessuno dei due determina da solo il tempo atmosferico in Europa o in Italia, ma possono contribuire a rendere più probabili determinate configurazioni climatiche. Per questo motivo vengono monitorati con attenzione dai centri meteorologici di tutto il mondo.
Se i prossimi mesi, e forse anche parte del 2027, si presenteranno giornate molto calde, con ondate di calore e notti africane, cosa è possibile fare per difendersi da questi effetti del cambiamento climatico? Siamo attrezzati, ad esempio, abbiamo definito, a livello regionale, o comunale (ad esempio zone di refrigerio o rifugi climatici, modalità operative da attuare in caso di siccità estrema?)
Ormai dobbiamo considerare le ondate di calore, le notti tropicali e le fasi di siccità non più come eventi eccezionali, ma come condizioni ricorrenti da gestire con strumenti ordinari di prevenzione.
Alcune misure sono già attive come i bollettini del Ministero della Salute sulle ondate di calore, le indicazioni sanitarie regionali, i piani per la crisi idropotabile e, in alcuni Comuni come Firenze, le prime reti di rifugi climatici. È sicuramente necessario rafforzare la pianificazione locale, individuando in ogni Comune zone di refrigerio accessibili, spazi pubblici climatizzati, fontanelle, aree ombreggiate, procedure per l’assistenza alle persone fragili e modalità operative chiare in caso di siccità estrema, inclusi risparmio idrico, fonti alternative, distribuzione d’emergenza e comunicazione tempestiva alla popolazione.
Sul fronte della siccità esistono già strumenti operativi consolidati. Tra questi, un ruolo centrale è svolto dall’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale che raccoglie dati, valuta gli scenari di severità idrica e coordina le azioni necessarie per affrontare eventuali crisi della risorsa idrica. Inoltre, esiste l’osservatorio della siccità sviluppato dall’istituto IBE-CNR che emette bollettini mensili accessibili a tutti.
Qual è il ruolo del LaMMA nel supporto all’adattamento climatico?
Il LaMMA elabora dati meteorologici, climatici e ambientali trasformandoli in informazioni operative che consentano ai decisori pubblici, amministrazioni locali e cittadini di aumentare la resilienza del territorio agli effetti del cambiamento climatico. Oltre all’analisi dei dati sviluppa degli indicatori climatici e produce mappe di rischio su siccità, incendi boschivi, erosione costiera, supporta l’Osservatorio sugli utilizzi idrici e partecipa all’unità interdirezionale uniclima per la produzione di scenari climatici regionali allo scopo di valutare gli impatti futuri su scala locale.
Che cosa dire, in particolare, agli agricoltori e alle agricoltrici che vivono sul campo gli effetti del clima in Toscana?
L’adattamento significa imparare a convivere con condizioni diverse da quelle del passato. Tutti gli imprenditori agricoli sono già in prima linea in questa sfida e pronti a recepire gli elementi utili per affrontarla. Hanno bisogno di strumenti, informazioni e supporto tecnico soprattutto per esempio per:
- gestione più efficiente dell’acqua e dell’irrigazione
- scelta di varietà più resilienti al caldo e allo stress idrico
- miglioramento della sostanza organica dei suoli per aumentare la capacità di trattenere l’acqua
- agricoltura di precisione e supporto decisionale basato su dati meteo-climatici
- diversificazione colturale e pratiche agroforestali che riducono lo stress termico e idrico.
Questo elenco, che non è esaustivo, evidenzia la necessità da parte degli Enti, delle istituzioni e della ricerca di accompagnare questa transizione.
Copertina – Foto di Gerd Altmann da Pixabay
