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“Una nuova agricoltura fra tradizione, innovazione e sostenibilità”, l’intervento di Pietro Rubellini

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Pietro Rubellini, Direttore generale di ARPAT, partecipa al convengo organizzato dal Distretto biologico di Fiesole (FI) nell’ambito del Festival nazionale dello Sviluppo sostenibile

Nell’ambito della decima edizione del Festival nazionale dello Sviluppo sostenibile, il Distretto biologico di Fiesole (FI) ha organizzato, il 9 maggio 2026, un convegno nel quale si sono affrontati diversi temi: come l’agricoltura possa fronteggiare l’emergenza climatica, tutelare la biodiversità, implementare l’agricoltura di precisione e l’innovazione in campo agricolo.

Nell’ambito del convegno, Pietro Rubellini, Direttore generale di ARPAT, ha fatto un intervento sui cambiamenti climatici e gli impatti sull’agricoltura toscana, sottolineando come i fenomeni meteorologici estremi, tra le principali conseguenze del cambiamento climatico, stiano impattando sull’agricoltura e sul territorio, che non riesce ad adattarsi con la rapidità necessaria.

Rubellini ha sottolineato che il clima mediterraneo stabile non esiste più. L’anticiclone delle Azzorre non si posiziona più regolarmente sul Mediterraneo, lasciando spazio a quello africano, con conseguenti ondate di calore e piogge violente. Questo mutamento, strettamente collegato allo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia, che ha provocato l’alterazione della corrente AMOC, ha modificato il comportamento dell’anticiclone delle Azzorre.  Queste profonde modifiche stanno influenzando anche i regimi pluviometrici, alternando periodi di siccità estrema a precipitazioni concentrate e distruttive, che si manifestano come “bombe di acqua”.

I periodi di siccità prolungata con bassi livelli dei corsi d’acqua e gli eventi brevi e violenti, bombe d’acqua, comportano rilevanti ripercussioni sui comparti ambientali, anche sulla quantità e qualità delle acque superficiali.

Le piogge intense e di breve durata, non permettendo all’acqua di penetrare in modo adeguato nel sottosuolo, contribuiscono all’abbassamento delle falde acquifere e vanno ad incidere anche sulla qualità delle acque sotterranee dove si osservano concentrazioni di inquinanti e affioramento di inquinanti fossili, contaminanti “silenti” da tempo, reimmessi nel terreno durante il sovra-pompaggio dell’acqua di falda.

Al contrario, durante i periodi di magra, si concentrano gli inquinanti nelle zone di ristagno dei corsi d’acqua superficiali mentre le cd bombe d’acque incidono sui corsi d’acqua superficiali che mostrano difficoltà a smaltire i picchi di portata.

Rubellini ha inoltre sottolineato che, in alcune aree della Toscana: Val di Cornia e isola di Pianosa, si registra un avanzamento del cuneo salino, causato dalla ridotta infiltrazione di acqua piovana: l’acqua pompata risulta più salmastra e può determinare una progressiva salinizzazione dei suoli.

Oggi, quindi, una delle sfide maggiori riguarda proprio la gestione delle risorse idriche. È sempre più necessario realizzare interventi mirati, che vanno nella direzione di

  • risparmiare l’acqua, utilizzando l’irrigazione di precisione in grado di fornire solo l’acqua necessaria, nel momento giusto e nel punto giusto, riducendo sprechi e migliorando resa e qualità delle colture
  • riusare le acque reflue trattate, si tratta di utilizzare, dopo adeguato trattamento, l’acqua proveniente da impianti di depurazione
  • raccogliere e stoccare l’acqua per ricaricare le falde e ridurre il rischio di over-pumping e salinizzazione dei suoli, utilizzando bacini di infiltrazione o casse di ricarica per favorire la ricarica naturale oppure costruire piccoli invasi, preziosi per stoccare l’acqua e riutilizzarla in periodi in cui scarseggia.