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Rapporto biodiversità marina 2025

Temi ambientali: Biodiversità Cetacei Tartarughe
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Il rapporto delinea un quadro dettagliato sulla biodiversità marina, in Toscana, nel 2025

Inspirandosi alla Convenzione sulla Diversità Biologica, ARPAT sottolinea il  proprio ruolo nella protezione degli ecosistemi acquatici e delle specie che li abitano. L’agenzia si dedica costantemente al monitoraggio della fauna marina, concentrandosi su cetacei, tartarughe e squali, oltre a studiare la flora e la diffusione di specie non autoctone.

Grazie a una proficua collaborazione con altre istituzioni pubbliche, enti di ricerca e mondo del volontariato, viene raccolta una vasta quantità di dati utili per la salvaguardia ambientale. Queste informazioni vengono poi elaborate in report annuali dettagliati, come quello sulla biodiversità marina 2025, messo a disposizione

  • delle istituzioni per conoscere l’ambiente e favorire una gestione del territorio più consapevole
  • della cittadinanza per rendere ogni cittadino più informato e responsabile dell’ambiente che lo circonda.

Per conoscere gli argomenti trattati, abbiamo rivolto alcune domande a Antonio Melley e Cecilia Mancusi, che hanno lavorato alla redazione del report.

Quali sono i principali compiti di ARPAT?

Possiamo sintetizzare l’attività di ARPAT in tre macroaree:

1) monitoraggio di specie e habitat: l’agenzia si impegna direttamente nel monitoraggio di cetacei, tartarughe marine e grandi pesci cartilaginei. Parallelamente, conduce attività di controllo sugli ecosistemi marini, raccogliendo dati preziosi sui popolamenti bentonici (come macroalghe, coralligeno e posidonia), sulle risorse ittiche e sulla presenza di specie aliene

2) gestione e condivisione delle informazioni: l’Agenzia raccoglie e gestisce un vasto patrimonio di dati, rendendoli accessibili a pubbliche amministrazioni, enti di ricerca, associazioni e cittadini. Un elemento chiave di questa attività è la redazione di un report annuale, che offre analisi e approfondimenti

3) collaborazione con altri enti: l’Agenzia coopera con diversi soggetti specializzati, tra cui la Capitaneria di Porto, l’IZSLT, le Università, la Regione e le associazioni di volontariato, creando una stretta rete di collaborazione e condivisione importante per la conoscenza della biodiversità del mare.

Nel 2025, le coste toscane hanno restituito 20 esemplari di cetacei. Questi mammiferi marini possono essere indicatori fondamentali della salute del nostro mare, per questo, dopo ogni ritrovamento, è possibile raccogliere dati utili al monitoraggio.

Specie Dati e Osservazioni
Tursiope (Tursiops truncatus) 9 esemplari. È la specie più frequente, spesso visibile anche vicino ai porti.
Stenella striata (Stenella coeruleoalba) 7 esemplari. Si tratta di un delfino piccolo e agile
Balenottera comune (Balaenoptera physalus) 1 esemplare. Un evento raro
Delfini indeterminati

Dai dati raccolti, dove si registra il maggiore numero di ritrovamenti?

In linea con quanto registrato nel triennio precedente, il maggior numero di ritrovamenti nel 2025 è rappresentato da tursiopi (45%) e stenelle (35%), cioè le due specie più diffuse nel Mediterraneo occidentale, mentre tra i “grandi” cetacei (balenottera, capodoglio, ecc.) si ritrova mediamente un individuo l’anno.

Gli avvistamenti di cetacei, tartarughe e grandi pesci lungo le coste della Toscana interessano in particolare le province di Livorno, Pisa e Lucca che risultano le aree con la maggiore densità di avvistamenti e spiaggiamenti di esemplari protetti. Analizzando, con maggiore attenzione i dati, si nota che la densità di ritrovamenti rispetto ai chilometri di costa è più alta nella provincia di Livorno.

Il rapporto biodiversità dedica una parte importante al monitoraggio della tartaruga Caretta caretta, evidenziando che il 2025 ha fatto registrato il numero di segnalazioni più alto fino ad ora (sulla base del trend dal 1990), con 80 esemplari ritrovati e tutti appartenenti a questa specie. Sempre dal rapporto emerge che il tasso di sopravvivenza in caso di soccorso per incidenti non è molto alto.

Quali minacce incontra la tartaruga Caretta caretta nuotando nei nostri mari?

La sopravvivenza della tartaruga Caretta caretta è gravemente minacciata principalmente dalle attività umane:

  • la cattura accidentale (bycatch) negli attrezzi da pesca (pesca a strascico, palangari e reti fisse),
  • l’inquinamento da plastica, non solo per l’ingestione (che può causare ostruzioni intestinali, malnutrizione e senso di sazietà illusorio che porta all’inedia e spesso a morte) ma soprattutto per l’intrappolamento che può verificarsi con materiali che finiscono in mare come cime, big bag, grosse buste, attrezzi da pesca persi in mare (spezzoni di rete, lenze, galleggianti ecc.) che spesso causano difficoltà nel nuoto o soffocamento
  • il traffico nautico (motoscafi e barche ad alta velocità) che causa frequentemente collisioni ed impatti con le eliche che provocano ferite profonde, traumi letali o menomazioni permanenti che impediscono all’animale di immergersi e nuotare correttamente
  • il degrado dei siti di nidificazione a causa dell’urbanizzazione costiera e del turismo balneare nonché della pulizia meccanica degli arenili. Inoltre, le luci artificiali lungo le coste disorientano gravemente le piccole tartarughe appena nate: le luci di stabilimenti balneari, strade e abitazioni le attirano verso l’entroterra, esponendole a morte certa per disidratazione, predazione o investimento.

Dal rapporto emerge anche che il 2025 è stato un anno record per le nidificazioni di Caretta caretta, con 91 eventi legati alla nidificazione: 54 tracce non associate ad un evento di nidificazione (tentativi) e 37 nidi, uno dei quali rilevato solo al momento dell’emersione dei piccoli dalla sabbia e due persi subito dopo la deposizione (uno per mareggiata e uno per predazione). La grande novità riguarda lo spostamento geografico: diversamente dal passato, quando l’Isola d’Elba e la parte meridionale della nostra regione erano le mete preferite, oltre la metà degli eventi del 2025 (47 su 91) si è concentrata tra Carrara e Pisa. Nonostante le quasi 2900 uova deposte, il successo riproduttivo è sceso al 40% (1154 nati), un calo rispetto al 2024. In ben 13 nidi, purtroppo, non è nato alcun piccolo.

Le tartarughe Caretta caretta stanno colonizzando nuove spiagge più a nord?

La corrispondenza tra tracce e nidi rilevati ci consente di confermare che, almeno a partire dal 2022, le tartarughe tendono a concentrarsi su un’area abbastanza ristretta della costa settentrionale della Toscana costiera. Relativamente alle isole dell’Arcipelago Toscano, che nei primi anni di nidificazioni (fino al 2023) rappresentavano i siti prevalentemente scelti da questa specie, si evidenzia una progressiva perdita di importanza di queste spiagge rispetto alla costa continentale, in corrispondenza dello spostamento più a Nord degli areali di nidificazione nel 2024-25.

Nel monitoraggio si presta attenzione anche ai pesci cartilaginei, come squali, razze e mante. Molte di queste specie sono inserite nella Lista Rossa IUCN.  Il monitoraggio del 2025 ha evidenziato tre aspetti fondamentali:

  1. varietà: sono stati registrati in totale 12 esemplari appartenenti a 4 specie diverse, tutte protette dalla legge
  2. importanza del rilascio in mare: sono state registrate 6 catture accidentali (avvenute soprattutto con reti a strascico) e 4 avvistamenti. Nel 50% delle catture, gli animali erano vivi e sono stati liberati immediatamente in mare dai pescatori
  3. localizzazione a cavallo tra la provincia di Pisa e quella di Lucca: ancora una volta, queste province si confermano un’area chiave, registrando l’indice di spiaggiamento o di presenza di animali in difficoltà più alto in Toscana.

Perché in questa parte di costa a cavallo tra la provincia di Lucca e quella di Pisa si registrano il numero più elevato di animali in difficoltà o spiaggiati?

Il litorale compreso tra la Versilia e Marina di Pisa risulta quello con il maggior numero di segnalazioni per km di costa, a questo proposito abbiamo ipotizzato alcuni motivi:

  • nella zona di mare antistante la costa settentrionale della Toscana risiede una importante popolazione di tursiopi (la specie maggiormente segnalata)
  • il porto di Viareggio ospita la flotta peschereccia, sia di strascico che di attrezzi artigianali, più importante e grande della Toscana, seppur in progressiva riduzione negli ultimi anni
  • è un lungo tratto di costa di facile accessibilità via terra tanto da essere intensamente frequentato da abitanti e turisti, soprattutto nei mesi estivi.

Dal vostro osservatorio, la presenza di grandi pesci cartilaginei, in particolare gli squali, che soffrono di una “cattiva reputazione” nell’immaginario collettivo, fa aumentare la paura e diffidenza nella popolazione? Negli ultimi tempi, ad esempio, ha suscitato molto interesse, nei media, il caso di un particolare squalo che ha attaccato una barca ferma vicino alla formiche, nel mare grossetano.

Purtroppo, deve essere fatto ancora molto in termini di informazione e sensibilizzazione rispetto a questa problematica. Alcuni progetti specifici (ad esempio Life European Sharks) hanno un ruolo di primaria importanza nel coinvolgimento di cittadini e professionisti del mare per salvaguardare il gruppo di pesci maggiormente a rischio estinzione in Europa. L’obiettivo urgente è quello di aumentare la conoscenza da parte dell’opinione pubblica del ruolo essenziale che squali e razze svolgono nell’ecosistema mediterraneo e cambiare l’immagine degli squali da “pericolosi” a “in pericolo” e incoraggiare il consumo di specie più sostenibili.

Per milioni di anni, squali e razze hanno svolto un ruolo di equilibrio fondamentale nel Mar Mediterraneo. Ma oggi le loro aree di alimentazione e riproduzione sono sempre più degradate o occupate dall’uomo. Inoltre, squali e razze vengono catturati a migliaia, anche se accidentalmente. In pochi decenni, più della metà delle specie di elasmobranchi sono diventate a rischio di estinzione. Una trentina di specie di squali e razze sono protette nella maggior parte del bacino del Mediterraneo: non possono quindi essere catturati o sbarcati. Molte altre specie sono considerate in pericolo dalla IUCN, ma non sono automaticamente protette: tra queste ci sono anche specie commerciali che hanno subito un drastico declino. La loro protezione dipende dal nostro comportamento e dalle nostre scelte anche alimentari.

Concludiamo con un’informazione di carattere generale, utile a tutti. Nel rapporto sono presenti anche indicazioni operative da seguire in caso di spiaggiamento di un esemplare. Come possiamo riassumerle in modo chiaro?

Nel caso di animali spiaggiati è necessario contattare la Capitaneria di Porto (CP) al numero blu 1530, numero gratuito, raggiungibile e disponibile H24. La Capitaneria allerta il Servizio Veterinario della ASL per una prima valutazione sulle condizioni di salute dell’animale e del possibile rischio per la salute pubblica (specie in caso di avanzata decomposizione). Contemporaneamente, è previsto anche l’intervento di ARPAT, in qualità di soggetto competente per la tutela della biodiversità marina in Toscana, per giungere alla determinazione della specie dell’animale e avviare ulteriori azioni necessarie per il monitoraggio della biodiversità marina.

E in caso di avvistamento?

Anche in questo caso, il primo contatto è sempre quello della Capitaneria di Porto che insieme agli esperti valuterà l’opportunità o meno di intervenire con azioni specifiche.

Per saperne di più, leggi il Rapporto sulla biodiversità marina 2025

Foto di Simon Mettler da Pixabay