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Se non lo sai, SALLO!

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20/12/2021 07:15

Tutto quello che avreSte voluto sApere suL cambiamento cLimaticO (e non avete mai osato chiedere)

Se non lo sai, SALLO!

Photo by Rod Long on Unsplash

Dal sondaggio lanciato dall’ENEA con l’iniziativa “Se non lo sai, SALLO! Tutto quello che avreSte voluto sApere suL cambiamento cLimaticO (e non avete mai osato chiedere)” emerge che gli italiani sono consapevoli della crisi climatica in atto, abbastanza preoccupati di ridurre il proprio impatto sull’ambiente, ma non sempre ben informati su cause, possibili effetti e misure di riduzione delle emissioni di gas serra a livello nazionale ed internazionale.

Per quanto riguarda clima e riscaldamento globale, nove su 10 hanno risposto correttamente alla domanda “I cambiamenti climatici esistono da sempre ma hanno subìto una notevole accelerazione dagli inizi del ‘900”. Quasi tutti sono convinti che lo scioglimento dei ghiacciai (97%) e l’aumento del livello medio del mare (86%) sono causati dal cambiamento climatico; ma solo il 42% ha risposto correttamente alla domanda “L’ondata di calore del 2003 è ascrivibile alla febbre del pianeta” e il 32% alla domanda il “Cambiamento climatico e crescente pressione antropica sull’ambiente sono tra le cause della pandemia da COVID-19”.

Sul fronte delle Politiche e strategie per il contrasto al cambiamento climatico, quasi il 50% non conosce l’Accordo di Parigi né le date della COP26 di Glasgow, mentre sempre il 50% conosce l’esistenza del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima ma non gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030. Dalla sezione Aspettative e Buone Pratiche emerge che molti italiani adottano già pratiche virtuose come la raccolta differenziata (94%), la riduzione dell’uso di imballaggi di plastica (53%) o di plastiche monouso (74%), il contenimento dei consumi di acqua ed energia (71%) e l’acquisto di cibo locale e di stagione (79%). Tuttavia rispettivamente il 21% e il 19% dei partecipanti si dichiara contrario a ridurre i viaggi in aereo e il consumo di carne.

Il questionario, composto da 20 domande suddivise in 5 sezioni, è stato compilato da oltre 1.300 persone, per la maggior parte di nazionalità italiana, con un’età tra i 10 e oltre 80 anni e una media di 34 anni, con il 60% che non superava i 40. Con nostra soddisfazione, circa il 30% è stato di un’età fra i 10 e i 20 anni. Le regioni più partecipi sono state Emilia-Romagna, Lazio e Puglia, mentre le province che hanno risposto di più sono state Roma e Bologna.

Dal sondaggi emergono anche che i cittadini talvolta interpretano non correttamente alcuni messaggi e talvolta sono preda di “luoghi comuni”, ad esempio, l’84% dei partecipanti crede (erroneamente) che l’industria sia il settore più inquinante mentre questo primato negativo è del settore energetico. Inoltre, solo il 21% è consapevole che il settore agricolo è tra i più impattanti per emissioni di carbonio, subito dopo quello energetico. Con il 42% di risposte corrette emerge una certa consapevolezza che il trattamento rifiuti è tra gli ultimi settori per emissioni di gas climalteranti.

Nella sezione Impatti e costi del cambiamento climatico, il 94% dei partecipanti ha risposto correttamente (falso) che “Animali e piante non subiranno gli effetti del cambiamento climatico grazie alla loro capacità di adattamento”; mentre solo il 43% sa che “in Italia, l’impatto dei cambiamenti climatici può incidere fino all’8% del PIL pro-capite”. Emerge poi una buona consapevolezza che il cambiamento climatico non favorirà il turismo costiero (91% di risposte corrette), ma aumenterà invece il numero dei migranti climatici (81%); meno noto è invece che vi saranno ricadute positive su alcune colture (62%), e che, tra i possibili effetti, si potrà osservare anche la variazione delle rotte commerciali via acqua (34%).

A livello di contributi di settore alle emissioni di gas a effetto serra, appare noto che la Cina è tra i maggiori Paesi emettitori di gas serra in termini assoluti mentre gli Stati Uniti hanno le più alte emissioni pro-capite; meno risaputo è invece che la stessa Cina abbia emissioni pro-capite relativamente contenute in relazione al numero dei suoi abitanti, insieme a Europa e India, e che i Paesi con le maggiori emissioni per abitante sono, in ordine, USA, Russia e Giappone.

Infine ENEA, dopo avere raccolto le informazioni tra i cittadini sulle loro conoscenze sul cambiamento climatico, ha predisposto "Le Pillole" con l'obiettivo di consolidare la conoscenza di queste tematiche e rafforzare il dialogo tra scienza e società civile, per una più attiva partecipazione al processo di transizione ecologica.

— archiviato sotto:
Azioni sul documento

Cambiamento climatico

Inviato da Utente anonimo il 24/12/2021 21:44

Non mi risulta che , dopo il settore energetico , sia l'agricoltura il settore più impattante per le emissioni di carbonio. A parte l'incidenza (non eccessiva) di emissioni per la produzione della carne , c'è da considerare l'enorme contributo che hanno i boschi per la cattura di CO2 , che limitano sensibilmente l'emissione di gas serra. Problemi di interesse politico-strategico si inseriscono a danno della zootecnia (consumo carni rosse) e dell'Agricoltura in genere. Ho comunque dati statistici sull'incidenza in percentuale del settore agricolo-forestale che risultano molto più contenuti rispetto a quanto si vuol far credere tramite i media.

Cambiamento climatico

Inviato da Utente anonimo il 27/12/2021 11:36

Credo che sia importante comprendere che il settore agro-alimentare è tra i più impattanti, non per nulla in Europa si è lavorato molto per definire una politica agricoltura sostenibile (es la strategia From farm to fork ma non solo) e ancora molto si sta cercando di fare con l'approvazione della nuova politica agricola.

Poco importa se sia al secondo o al terzo posto o persino al quarto posto nanche perchè questo dipende da quali attività vengono prese in considerazione, calcolate, per determinare la produzione di carbonio di un settore.

Per quanto riguarda il settore agro-alimentare c'è da considerare molti aspetti, a titolo esemplificativo e non esaustivo, va calcolata la CO2 prodotta dagli allevamenti, soprattutto quelli intensivi, dal gasolio per i trattori e i camion, metano per la produzione di fertilizzanti, elettricità per le industrie di lavorazione e ancora il trasporto delle merci, la produzione di imballaggi per la loro conservazione, la gestione dei rifiuti alimentari ecc ecc

Concludo ricordando che non solo il CNR indica questo settore come il secondo più impattante ma anche l'Europa, si vedal'infografica del Parlamento europeo, visibile a questo link https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20180301STO98928/emissioni-di-gas-serra-per-paese-e-settore-infografica, indica il settore come il secondo comparto più inquinante

Questo settore ha bisogno di una forte e concreta riconversione come molti altri comparti. Oggi la via è tracciata, le soluzioni ci sono, fare opposizione non è comprensibile. Una dieta con prevalenza di carne, soprattutto rossa, non è sostenibile dal punto di vista della salute delle persone e del Pianeta.

La Redazione

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