ARPAT all’XI Simposio Internazionale sul Monitoraggio Costiero Mediterraneo
ARPAT ha presentato a Livorno alcuni risultati delle attività di monitoraggio dell’ambiente marino (mercurio nei sedimenti marini e nei pesci; macroalghe delle coste rocciose) e della biodiversità marina (tartaruga marina Caretta caretta) in cinque poster scientifici.
Organizzato a cadenza biennale dall’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBE) in collaborazione con la Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF), il Simposio è il principale punto di riferimento per ricercatori ed esperti del monitoraggio del Mediterraneo.
ARPAT ha presentato i risultati di alcune delle attività di monitoraggio dell’ambiente marino e della biodiversità marina con 5 poster scientifici, realizzati in collaborazione con università, enti di ricerca e associazioni del settore.
Il monitoraggio e la tutela della biodiversità: la tartaruga Caretta caretta
Tre dei poster presentati sono dedicati alla tartaruga marina comune (Caretta caretta) specie protetta da accordi internazionali e leggi nazionali in gran parte dei Paesi del Mediterraneo. Grazie a queste misure di tutela, il suo stato di conservazione è migliorato negli ultimi decenni: a livello globale nella Lista Rossa IUCN è passata da “In Pericolo” (1996) a “Vulnerabile” (2015), mentre la sottopopolazione mediterranea è oggi classificata come “Minor Preoccupazione” (Least Concern). Questa specie viene studiata anche dal progetto europeo Life Turtlenest, di cui ARPAT è partner, mirato alla protezione dei siti di nidificazione lungo le coste italiane.
Nel poster “Nidificazione di Caretta caretta in Toscana (Mar Mediterraneo Nord-Occidentale): aggiornamento su un nuovo fenomeno di espansione” si conferma un vero e proprio “boom” di nidificazioni e una sorprendente migrazione dei siti verso il nord della regione. (Video sul poster realizzato da IBE-CNR)
- tra il 2013 e il 2022 in Toscana erano stati documentati complessivamente 28 nidi, ma nel triennio 2023-25 sono stati ben 85 nidi e la media delle uova deposte è balzata da circa 347 a oltre 2.300, con una più di 1.100 piccoli nati a stagione;
- la geografia delle deposizioni registra una progressiva espansione verso nord, raggiungendo un picco di otto nidi nel comune di Massa nel 2025.
Questi risultati dimostrano quanto sia importante continuare a studiare per comprendere le ragioni e le dinamiche dell’ampliamento delle aree di nidificazione della tartaruga marina comune nel Mediterraneo nord-occidentale, attraverso un monitoraggio reso possibile anche grazie allo straordinario impegno di tanti/e volontari/e.
La tartaruga comune è anche una straordinaria “sentinella” del mare che può essere utilizzata per valutare gli effetti dell’inquinamento sotto varie forme.
Nel poster “Rifiuti marini ingeriti dalla tartaruga marina comune Caretta caretta nelle acque toscane (Mar Mediterraneo Nord-Occidentale) è stato analizzato l’impatto dei rifiuti marini sull’apparato digerente di 152 esemplari di tartarughe marine recuperate morte lungo il litorale toscano o catturate accidentalmente dalle reti da pesca tra il 2006 e il 2024. (Video sul poster realizzato da IBE-CNR).
- circa il 70% degli esemplari di tartarughe avevano ingerito rifiuti di vario tipo e, in particolare, plastiche (frammenti, pellicole, polistirolo, ecc), che, oltre al rischio di blocco intestinale, possono causare infiammazioni e veicolare sostanze tossiche nei tessuti;
- non emerge una correlazione diretta tra la quantità di plastica ingerita ed il cibo, cioè, nonostante l’inquinamento, le tartarughe riescono a nutrirsi in modo efficiente, mostrando una straordinaria tenacia nel resistere a questa minaccia.
Infine, nel poster “Prima valutazione delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nel sangue della tartaruga comune (Caretta caretta) lungo la costa toscana (Mediterraneo nord-occidentale), 2024-2025” è stato analizzato il sangue di 16 esemplari recuperati lungo le coste toscane tra il 2024 e il 2025. Questo studio ha evidenziato la presenza di questi inquinanti emergenti (PFOS e PFOA) nel sangue di tutte le tartarughe esaminate (100% dei casi) e l’aumento del contenuto totale di PFAS con le dimensioni dell’animale.
Il monitoraggio degli ecosistemi marini
Nel poster “Livelli di mercurio nei pesci demersali e nei sedimenti costieri della Toscana: trend spaziali e implicazioni per la salute dell’ecosistema” sono riportati i risultati di alcune attività di monitoraggio condotte nell’ambito della Direttiva sulla Strategia marina (2008/56/CE) e della Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE).
- Per quanto riguarda i sedimenti marini (dati 2008-24), aree come Antignano, Ansedonia e Rosignano mostrano concentrazioni elevate anche per fattori naturali, come le caratteristiche geologiche della costa, oltre ad apporti antropici da fonti industriali;
- l’analisi su due specie di pesci mostrano che la triglia (Mullus barbatus) accumula molto più mercurio rispetto al nasello (Merluccius merluccius), senza differenze significative tra i quattro siti toscani campionati (Secche di Vada, Viareggio, San Vincenzo e Punta Ala) e che i livelli di mercurio riscontrati nelle triglie in Toscana sono marcatamente superiori rispetto a quelli di altre regioni italiane (Liguria, Sardegna e Campania);
- si evidenzia un potenziale legame tra la contaminazione dei sedimenti marini e l’accumulo di mercurio nelle specie di pesci che vivono e si alimentano a contatto con i fondali. I risultati confermano la necessità di un monitoraggio continuo lungo le coste della Toscana per prevenire i rischi legati allo stress ecologico e al bioaccumulo del mercurio nella catena alimentare marina.
Nel poster “Lo stato di salute delle coste rocciose toscane: quindici anni di monitoraggio ARPAT sulle macroalghe” sono stati presentati i risultati dell’applicazione del metodo CARLIT (CARtography of LITtoral and upper-sublittoral benthic communities) per valutare la qualità ecologica degli ambienti costieri rocciosi in Toscana. (Video sul poster realizzato da IBE-CNR).
- su dieci siti esaminati (5 lungo la costa continentale e 5 nelle isole) quattro mantengono uno stato ecologico “buono” (Livorno, Piombino, Elba nord, Elba sud), ben cinque “elevato” (Cala di Forno, Argentario, Capraia, Montecristo, Giglio) ed Ansedonia mostra un trend di netto miglioramento;
- l’elevata qualità ecologica è principalmente associata a popolamenti di macroalghe sensibili alla maggior parte delle pressioni antropiche, maggiormente presenti lungo le coste delle isole minori (Capraia, Montecristo, Giglio) e quelle continentali a bassa urbanizzazione, come Cala di Forno (Parco Maremma) e l’Argentario;
- l‘azione combinata del riscaldamento delle acque marine e dell’antropizzazione crescente della costa sta alterando molti degli habitat del Mar Mediterraneo e questo monitoraggio è il solo strumento per rilevare tempestivamente eventuali cambiamenti di fase (phase shifts) e pianificare adeguati piani di conservazione.
Credits foto: https://sympcoastmed.ibe.cnr.it/index.php/foto-
