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Una lettura dell’operato di ARPAT da parte delle aziende

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ARPAT ha affidato all’Università di Firenze un’indagine per indagare la soddisfazione delle aziende oggetto di controllo da parte dell’Agenzia

Nel corso del 2024 ARPAT ha attivato un accordo di ricerca con il Dipartimento di Statistica, Informatica, Applicazioni “G. Parenti” dell’Università degli studi di Firenze, finalizzato alla conduzione di indagini di customer satisfaction sulle attività dell’Agenzia.

A fine 2024 il DiSIA Lab, il laboratorio tecnico – informatico del Dipartimento, ha condotto la prima di queste indagini, dedicata ai clienti istituzionali dell’Agenzia. Nel 2025, è stata invece la volta del mondo economico toscano, a cui è stata chiesta una valutazione sul ruolo di ARPAT nelle attività di controllo agli impianti di depurazione e a quelli sottoposti ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), sia regionale che nazionale, e alla normativa sulla prevenzione di incidenti rilevanti (c.d. Seveso).

Abbiamo rivolto qualche domanda relativamente a questa seconda indagine al Professor Bruno Bertaccini, coordinatore e responsabile scientifico dell’accordo di ricerca e curatore del rapporto “Rilevazione delle percezioni del mondo economico toscano sul ruolo di ARPAT nelle attività di controllo” insieme alla professoressa Silvia Bacci, dello stesso Dipartimento, e alla Dott.ssa Xheni Elezi.

In una prossima notizia analizzeremo nel dettaglio i risultati raccolti dall’indagine.


L’indagine è stata condotta tramite questionario online (CAWI) con un tasso di risposta del 53,6%. Quali sono i principali limiti di questo approccio e quanto incidono sulla solidità e rappresentatività dei risultati?

L’indagine, di tipo censuario, è stata condotta mediante la somministrazione di un questionario online (modalità CAWI), che ha consentito di raccogliere 179 questionari compilati su un totale di 334 unità locali controllate negli ultimi 24 mesi, con un tasso di partecipazione pari al 53,6%.

La scelta della modalità CAWI è risultata la più appropriata in relazione sia ai tempi di realizzazione dell’indagine sia ai costi complessivi di somministrazione. L’alternativa metodologica, rappresentata dall’intervista telefonica (CATI), oggi peraltro in progressivo disuso, avrebbe comportato un costo medio per intervista significativamente più elevato, a fronte di un tasso di risposta atteso non sostanzialmente superiore a quello effettivamente conseguito.

È noto in letteratura che la tecnica CAWI può essere soggetta a fenomeni di auto-selezione dei rispondenti, in quanto tende a favorire la partecipazione di soggetti maggiormente motivati, spesso portatori di valutazioni più critiche. In questa prospettiva, si può ritenere che i giudizi medi rilevati in relazione ai servizi erogati dall’Agenzia possano risultare, se mai, lievemente sottostimati. Ciò nonostante, i livelli di valutazione emersi si collocano complessivamente su valori elevati e possono pertanto essere considerati pienamente soddisfacenti.

Comunque, al fine di incentivare la partecipazione e di ridurre gli effetti dell’auto-selezione, nel corso della rilevazione sono stati inviati più solleciti di compilazione, opportunamente distanziati nel tempo.

Dai dati emerge uno scarto costante tra l’elevata importanza attribuita alle attività di ARPAT e un livello di soddisfazione mediamente più basso. Come interpretate questo divario dal punto di vista scientifico e cosa indica sul rapporto tra imprese e controllore pubblico?

Lo scarto (seppur leggero) sistematicamente osservato tra l’importanza attribuita alle attività di ARPAT e il relativo livello di soddisfazione rappresenta un esito ricorrente nelle indagini di valutazione dei servizi ad alta rilevanza pubblica. Dal punto di vista scientifico, tale divario è interpretabile come l’effetto di aspettative particolarmente elevate da parte degli stakeholder nei confronti di funzioni percepite come cruciali per la collettività. In questi contesti, anche performance complessivamente positive tendono a tradursi in livelli di soddisfazione inferiori all’importanza attribuita, in quanto il giudizio è espresso rispetto a standard attesi molto elevati.

Il risultato indica che le imprese riconoscono pienamente la centralità, la legittimità e il ruolo istituzionale di ARPAT quale soggetto preposto al controllo ambientale, attribuendo alle sue attività un valore elevato e strategico. Lo scarto tra importanza e soddisfazione segnala al contempo l’esistenza di un margine di miglioramento nelle modalità operative e relazionali attraverso cui il controllo viene esercitato.

Alcuni aspetti, come la comprensione dei processi produttivi e delle logiche aziendali da parte degli ispettori, risultano tra quelli con i livelli di soddisfazione più contenuti. Quali indicazioni operative possono emergere dalla vostra analisi per intervenire su queste criticità?

Gli aspetti relativi alla comprensione dei processi produttivi e delle logiche aziendali da parte degli ispettori, pur collocandosi su livelli di valutazione complessivamente positivi, presentano valori di soddisfazione relativamente più contenuti rispetto ad altre dimensioni analizzate. Tale evidenza suggerisce la presenza di margini di miglioramento non tanto sul piano della competenza tecnica generale, quanto sulla capacità di contestualizzare l’azione di controllo rispetto alle specificità produttive e gestionali delle singole realtà aziendali.

Le criticità emerse suggeriscono interventi mirati di natura organizzativa e comunicativa, finalizzati a migliorare la qualità percepita dell’attività ispettiva: in generale, una maggiore attenzione alla spiegazione delle richieste, delle prescrizioni e delle motivazioni connesse può contribuire ad accrescere la percezione di comprensione del contesto aziendale, senza pregiudicare il ruolo di terzietà e l’efficacia dell’azione di vigilanza.

Come dovrebbero essere utilizzati i risultati dell’indagine per migliorare le politiche di controllo ambientale di ARPAT?

In primo luogo, i risultati possono orientare la definizione di priorità operative, ponendo particolare attenzione agli aspetti caratterizzati da elevata importanza attribuita e livelli di soddisfazione relativamente più contenuti. Tali dimensioni rappresentano aree sulle quali intervenire in via preferenziale attraverso azioni organizzative, formative e procedurali, al fine di ridurre il divario tra aspettative e performance percepita.

In secondo luogo, l’indagine fornisce elementi utili per affinare le modalità di esercizio del controllo, promuovendo un equilibrio sempre più efficace tra rigore tecnico-normativo, chiarezza comunicativa e capacità di contestualizzazione rispetto ai diversi contesti produttivi. In questo senso, i risultati possono costituire la base per aggiornare linee guida operative, programmi di formazione del personale e strumenti di comunicazione con le imprese.

Infine, l’utilizzo sistematico di indagini di questo tipo consente di monitorare nel tempo l’evoluzione delle percezioni, valutare l’impatto delle azioni intraprese e rafforzare la trasparenza e la rendicontazione dell’attività di ARPAT verso gli stakeholder. In tal modo, l’indagine diventa parte integrante di un ciclo strutturato di ascolto, intervento e valutazione, a supporto di politiche di controllo ambientale sempre più efficaci.