Qualità aria: il Direttore generale di ARPAT commenta i primi dati toscani
Il Direttore generale, Pietro Rubellini, commenta le prime valutazioni sulla qualità dell’aria in Toscana nel 2025 e il trend degli ultimi 3 anni
- Qual è il ruolo di ARPAT nel monitoraggio della qualità dell’aria in Toscana?
In Toscana la rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria è composta da diverse centraline fisse gestite da ARPAT distribuite tra stazioni traffico, industriali e fondo secondo la normativa vigente che in futuro sarà superata a favore della definizione di punti critici.
La rete copre le principali zone omogenee della regione, incluse le aree più critiche come le aree urbane o la Piana lucchese.
Nelle stazioni vengono misurati, ogni giorno, i principali inquinanti regolati dalla normativa europea, come il particolato atmosferico, il biossido di azoto, l’ozono ed altri ancora.
L’Agenzia inoltre pubblica, quotidianamente, un bollettino della qualità dell’aria con cui rende disponibili le informazioni essenziali sulla situazione degli inquinanti atmosferici monitorati dalla rete regionale toscana. Il tutto integrato da grafici per zone omogenee che mostrano l’andamento degli indicatori nel tempo, una mappa interattiva dove si visualizzano i valori per ciascun inquinante misurato e archivi di dati orari e storici per analisi più dettagliate. Tutte le informazioni ambientali sono facilmente reperibili sul sito Web di ARPAT, nella sezione sulla qualità dell’aria.
- Di recente, ARPAT ha pubblicato il quadro della qualità dell’aria in Toscana nel 2025 e la tendenza negli ultimi 3 anni; quale lettura possiamo fornire ad un pubblico non tecnico?
In estrema sintesi, possiamo dire che i dati più recenti sulle concentrazioni di particolato, biossido di azoto e ozono, inquinanti significativi per la Toscana, mostrano una regione che rispetta gli attuali limiti di legge, ma che continua a fare i conti con criticità, come nel caso dell’ozono.
Nel 2025, la media annuale di PM 10 risulta in tutte le centraline di monitoraggio al di sotto del limite normativo di 40 µg/m³ e mostra un trend in riduzione negli ultimi 3 anni. Tuttavia, emergono alcune zone più esposte, in particolare lungo l’asse Firenze–Prato–Pistoia e in altre aree di pianura, come la piana di Lucca. In questi casi, l’orografia chiusa dei fondivalle riduce la possibilità di dispersione degli inquinanti, soprattutto nei mesi invernali. Lo stesso schema si ritrova osservando il numero di superamenti giornalieri del PM 10. Tutte le stazioni restano, nel 2025, sotto la soglia dei 35 giorni annui fissata dalla normativa, permangono alcuni episodi acuti spesso legati alle inversioni termiche e all’uso di biomasse per il riscaldamento. LU-Capannori risulta la stazione di monitoraggio con il maggiore numero di superamenti nel 2025 (28), seguita dalla stazione di PT- Montale. Dal calcolo definitivo verranno, comunque, scorporati gli eventi naturali, come le tempeste di sabbia provenienti dal continente africano che determinano un aumento del particolato.
Per quanto riguarda il trend, dal 2023 al 2025, i superamenti diminuiscono in modo significativo in quasi tutte le stazioni.
Per quanto riguarda il PM2,5, particolato fine, insidioso per la nostra salute, le prime stime del 2025 indicano che le concentrazioni medie annuali in Toscana si collocano tutte al di sotto del valore limite previsto dalla normativa, 25 µg/m³. La maggiore parte delle stazioni si collocano sopra i 10 µg/m³, con punte fino a 17 µg/m³ nella stazione di LU-Capannori.
Per quanto riguarda il trend, il 2025 segna una progressiva diminuzione delle concentrazioni di PM2,5 nella maggior parte delle stazioni di monitoraggio.
Il quadro del biossido di azoto (NO2) conferma il peso del traffico stradale. Tutti i valori delle medie annuali restano, comunque, al di sotto del limite normativo annuale di 40 µg/m³, emerge, inoltre, una diminuzione progressiva delle concentrazioni di NO2 dal 2023 al 2025.
Lontano dalle grandi arterie urbane, i valori si attestano generalmente sotto i 15 µg/m³, mentre in prossimità di città e infrastrutture principali si raggiungono concentrazioni più alte tra 20 e 32 µg/m³. Un indicatore chiaro della pressione esercitata dalla mobilità, ancora fortemente dipendente dai combustibili fossili.
Diverso il discorso sull’ozono, inquinante secondario che si forma nei mesi estivi grazie all’azione della radiazione solare su ossidi di azoto e composti organici volatili. I superamenti del valore obiettivo per la protezione della salute risultano concentrati nelle aree collinari e interne, dove sono presenti le centraline per il monitoraggio di questo inquinante.
Diverse stazioni di monitoraggio superano i valori posti dalla normativa ma non è mai stata raggiunta la soglia di allarme (240 µg/m3).
- Quali zone della Toscana fanno registrare un miglioramento nel 2025?
Premettiamo che al miglioramento quasi generalizzato per la maggior parte dei parametri nel 2025 hanno contribuito le condizioni meteoclimatiche favorevoli alla dispersione degli inquinanti in particolare nei mesi invernali, caratteristica riscontrata in molte regioni italiane. Due zone in Toscana hanno fatto registrare miglioramenti della qualità dell’aria rispetto ai precedenti anni: area fiorentina e la piana lucchese. Si tratta di aree che, in passato, erano state sottoposte a procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.
A Firenze, i dati mostrano un calo del biossido di azoto (NO₂), inquinante tipicamente legato al traffico veicolare, per questo le centraline di traffico — come quella di viale Lavagnini — sono un indicatore sensibile dell’efficacia delle politiche di mobilità realizzate negli ultimi anni e riconducibili a una combinazione di misure, come:
- rinnovo del parco veicolare, favorito da incentivi nazionali e locali che hanno accelerato la sostituzione di veicoli più vecchi (Euro 0-3) con modelli a emissioni più basse o elettrici,
- istituzione dello “Scudo Verde”, che ha introdotto un controllo sistematico degli accessi, rendendo strutturali misure che in passato erano emergenziali,
- zone 30 e riorganizzazione dello spazio urbano, che non solo riducono la velocità media (e quindi le emissioni), ma scoraggiano l’uso dell’auto privata a favore di spostamenti pedonali, ciclabili e del trasporto pubblico,
- incentivi all’uso dei mezzi pubblici, che hanno contribuito a contenere i volumi di traffico, soprattutto nelle ore di punta.
Analogamente, nella piana di Lucca, gravata dal PM10 prodotto dalle emissioni locali che si aggrava a causa dei fattori orografici (area di fondovalle con scarsa ventilazione), possiamo affermare che la situazione nel 2025 si presenta migliore rispetto agli anni precedenti.
In questa zona, la riduzione di particolato, osservata nel 2025, risulta coerente con una serie di interventi chiave, come:
- incentivi per la sostituzione delle vecchie caldaie a gasolio o a bassa efficienza, che hanno ridotto le emissioni di particolato e dei precursori del PM (ossidi di azoto, composti organici volatili)
- prescrizioni sull’utilizzo sugli impianti a biomassa e sostituzione di caminetti e stufe obsolete, soprattutto a legna e biomassa non certificata,
- limitazioni al traffico sempre più mirate, con restrizioni progressive ai veicoli più inquinanti nelle aree centrali.
Questi miglioramenti, quindi, possono essere correlati anche alle strategie integrate, continuative e coerenti adottate e attuate, negli ultimi anni, dalla Regione Toscana e dalle amministrazioni locali.
Nelle zone montane, collinari e costiere, in linea generale, la situazione della qualità dell’aria si presenta migliore rispetto alle pianure interne.
- Cosa possiamo aspettarci nel futuro, anche in previsione del prossimo recepimento della nuova direttiva sulla qualità dell’aria?
Nel complesso, la Toscana mostra segnali incoraggianti; infatti, la fotografia della qualità d’aria 2025 mette in evidenza alcuni miglioramenti, in particolare per quanto riguarda il particolato e il biossido di azoto.
Rispettiamo in tutta la regione gli attuali limiti di legge. Questo, però, non coincide automaticamente con una piena tutela della salute.
Riduzione del traffico, miglioramento dell’efficienza degli edifici e gestione sostenibile delle biomasse restano le leve principali per affrontare un problema che è insieme ambientale, sanitario e climatico.
Nel futuro, con il recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, gli sforzi nella direzione della transizione ecologica ed energetica dovranno essere implementati per rispettare i nuovi limiti normativi.
