Lo stato delle acque dei fiumi Arno, Sieve e alcuni loro affluenti nel 2024
Andrea Poggi, responsabile del Dipartimento di Firenze, risponde ad alcuni domande per comprendere meglio gli obiettivi del rapporto “Analisi dei dati del monitoraggio 2024 Acque superficiali nel territorio del Dipartimento ARPAT di Firenze: Arno, Sieve e affluenti”
Andrea Poggi, responsabile del Dipartimento di Firenze, risponde ad alcune domande sul rapporto.
Quali sono gli obiettivi dello studio e quali tecniche sono utilizzate?
Il report costituisce uno studio di dettaglio per orientare le attività del Dipartimento di Firenze nell’individuazione delle cause specifiche delle criticità dei corpi idrici presenti nel territorio fiorentino, nel 2024, anno in cui l’Agenzia ha monitorato 19 stazioni, di cui 3 sull’asta principale del fiume Arno, 6 su relativi affluenti,1 sul fiume Sieve e 3 sui suoi affluenti oltre a 6 laghi.
Lo studio utilizza tecniche analitiche in fase sperimentale per formulare ipotesi sulla fonte di inquinamento e determinare quali, tra queste, siano più verosimili.
Cosa emerge dallo studio?
Dal punto di vista chimico, si individuano due criticità da approfondire dove si registra uno stato “non buono” a causa della presenza di PFOS, una sostanza appartenente alla famiglia dei PFAS: il fiume Arno in località Camaioni e il torrente Chiesimone. Queste sono le sole due stazioni, nel 2024, con sistematico superamento dello standard di qualità ambientale (SQA) per questo tipo di inquinante.
Per quanto riguarda il fiume Arno a Camaioni, le analisi mostrano superamenti dei limiti di qualità ambientale (SQA) costanti almeno dal 2018 e indicano due fonti principali: da un lato gli scarichi del distretto industriale pratese, veicolati dal fiume Ombrone, dall’altro lo scarico del depuratore di San Colombano, entrambi situati a monte del punto di monitoraggio.
Dalla complessa analisi di correlazione, finalizzata a valutare il peso delle singole fonti sull’inquinamento complessivo, emerge che entrambe le fonti inquinanti impattano, in modo significativo e comparabile sulla stazione di monitoraggio.
Nel torrente Chiesimone, invece, i superamenti di PFOS nel 2024 risultano quasi costanti, a differenza di quanto evidenziato in passato. I controlli effettuati sugli scarichi industriali a monte non hanno evidenziato, al momento, una loro responsabilità in questo tipo di inquinamento. È stata, invece, rilevata una correlazione tra PFAS e composti azotati, che porta ad ipotizzare un possibile legame di questo inquinamento con pratiche agricole. Un monitoraggio mirato è già previsto per il 2026 per chiarire l’origine della contaminazione. A questo proposito ARPAT effettuerà ulteriori approfondimenti in linea con quanto stabilito dalla delibera della Giunta Regionale Toscana n.435 del 13-04-2026 che individua la necessità di indagare, tra l’altro, sul ruolo di fitofarmaci e fertilizzanti come fonti di PFAS.
Cosa emerge per i nutrienti?
L’analisi dei nutrienti, responsabili dei fenomeni di eutrofizzazione, evidenzia alcune situazioni critiche soprattutto nel tratto di valle del Fiume Pesa e del Fiume Sieve.
Nel caso del Fiume Pesa, le variazioni stagionali dell’azoto totale e la sua correlazione con le precipitazioni suggeriscono che la principale fonte non sia costituita dagli scarichi, per lo più depurati, ma dal dilavamento dei terreni agricoli circostanti.
Diversa la situazione del fiume Sieve: qui i dati indicano un’origine più legata agli scarichi civili non depurati, presenti in modo significativo nel tratto a valle dell’abitato di Dicomano. Tuttavia, anche in questo caso non si esclude un contributo agricolo, soprattutto in occasione di eventi piovosi intensi, quando si registrano picchi contemporanei di azoto e fitofarmaci.
ARPAT effettuerà nel 2026 alcuni monitoraggi nel tratto intermedio tra il lago di Bilancino e la foce del fiume Sieve per distinguere il contributo agricolo da quello degli scarichi in questo tipo di inquinamento.
E per quanto riguarda i fitofarmaci?
Rispetto alla contaminazione da fitofarmaci, oltre al noto problema dei livelli elevati di AMPA nell’Arno, un’area sensibile è rappresentata dal Lago Fabbrica, nel comune di San Casciano Val di Pesa, dove nel 2024 sono stati registrati superamenti dei limiti per le sostanze fitosanitarie: Dimetomorf e Chlorantraniliprole. Si tratta di criticità non nuova, già emersa negli ultimi anni.
La questione assume particolare rilevanza perché il lago è un punto di prelievo per la produzione di acqua potabile ed è quindi soggetto a specifiche misure di tutela. Le aree agricole da cui deriva questa criticità potrebbero essere anche quelle che si trovano all’interno dell’area di salvaguardia. Per questo, ARPAT prevede controlli mirati per verificare eventuali utilizzi di questi fitofarmaci, non consentiti all’interno dell’area di salvaguardia recentemente estesa su proposta dell’autorità idrica toscana (AIT) e approvata con delibera della Regione Toscana n.38 del 26 gennaio 2026.
Infine, quali anomalie per i metalli e altri parametri?
Il monitoraggio dei metalli nel 2024 evidenzia nel complesso poche criticità, per lo più sporadiche. L’unico caso degno di nota riguarda il fiume Arno in località Matassino, dove negli ultimi 15 anni si registrano superamenti ricorrenti di piombo e nichel.
Per quanto riguarda altri parametri analizzati, come composti organici e microinquinanti, non sono emerse problematiche significative.
Conclusioni
Nel complesso, i dati restituiscono una situazione relativamente stabile e senza emergenze diffuse, ma caratterizzata da pressioni ambientali ben individuate: attività agricole, scarichi civili e industriali. Le criticità emerse, seppur localizzate, indicano la necessità di rafforzare i controlli e proseguire con attività di monitoraggio mirate, soprattutto per sostanze persistenti come i PFAS e per l’impatto delle pratiche agricole sui corpi idrici.
Per saperne di più, leggi il rapporto “Analisi dei dati del monitoraggio 2024 Acque superficiali nel territorio del Dipartimento ARPAT di Firenze: Arno, Sieve e affluenti” (link)
Per un ulteriore approfondimento sulla qualità delle acque superficiali, dati del triennio 2022-2024 in Toscana, invitiamo i lettori e le lettrici a consultare il rapporto “Monitoraggio ambientale dei corpi idrici superficiali: fiumi, laghi, acque di transizione – Triennio 2022-2024” da cui emerge un quadro complessivamente discreto nella nostra regione: la maggior parte dei corpi idrici si colloca tra uno stato “sufficiente” e “buono” anche se non mancano alcune criticità puntuali che richiedono attenzione e ulteriori approfondimenti quali quelli in corso da parte del dipartimento di Firenze.
Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay
