Letture verdi, a colloquio con Andrea Segrè
Per la rubrica “Dialoghi con l’autore e l’autrice” per promuovere le “letture verdi”, oggi, proponiamo l’intervista a Andrea Segrè
Per la rubrica “Dialoghi con l’autore e con l’autrice abbiamo rivolto alcune domande a Andrea Segrè, Professore ordinario di Economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile all’Università di Bologna per approfondire insieme i temi trattati nel suo libro “Gelo profondo”, un climate thriller che ci ha tenuto con il fiato sospeso.
L’idea di un raffreddamento globale indotto dalla cattura massiva di CO₂ nasce da suggestioni scientifiche reali o è principalmente un espediente narrativo?
L’idea di un raffreddamento globale legato alla cattura massiva di CO₂ nasce da suggestioni scientifiche reali, ma nel romanzo è naturalmente sviluppata come ipotesi narrativa. Oggi la cattura e lo stoccaggio della CO₂ sono strumenti di cui si discute molto nel dibattito internazionale sul contrasto alla crisi climatica. Il problema è che quando si interviene su sistemi complessi come il clima terrestre non esistono soluzioni semplici o prive di conseguenze. Gelo profondo parte proprio da questa attualità: la tentazione di affidarsi a una soluzione tecnologica su larga scala per correggere il cambiamento climatico. La domanda che il romanzo pone è: cosa accadrebbe se una tecnologia pensata per salvare il pianeta fosse applicata senza sufficiente prudenza o senza un adeguato controllo scientifico e democratico?
Nel romanzo la ricerca scientifica diventa strumento di potere: ritiene che nel dibattito contemporaneo esista il rischio di una governance climatica tecnocratica e poco democratica? In sostanza, la crisi climatica può essere uno scudo per generare nuove forme di autoritarismo?
Nel romanzo la ricerca scientifica diventa anche uno strumento di potere perché la gestione della crisi climatica implica decisioni globali, enormi investimenti e scelte tecnologiche che possono influenzare il destino di intere società. Questo rischio esiste anche nel dibattito contemporaneo: quando i problemi sono molto complessi, la tentazione è delegare tutto a pochi centri decisionali tecnici. Tuttavia la crisi climatica non può essere affrontata senza democrazia, trasparenza e partecipazione. La scienza deve guidare le decisioni, ma non può sostituire il dibattito pubblico. Il romanzo esaspera questo scenario per ricordarci quanto sia importante che le scelte climatiche restino sotto controllo collettivo.
Nel libro la scienza assume il volto di personaggi loschi: una ricercatrice senza scrupoli che schiavizza, anche sessualmente, i suoi collaboratori e un professore avido che si appropria impavidamente del lavoro realizzato da altri studiosi. Quanto è centrale, secondo lei, oggi il tema dell’etica della ricerca?
Il tema dell’etica della ricerca è oggi più centrale che mai. La scienza è uno straordinario strumento di conoscenza e progresso, ma è pur sempre un’attività umana e quindi non immune da ambizioni, competizione, pressioni economiche e istituzionali. Nel romanzo ho scelto di rappresentare figure estreme proprio per mettere in evidenza questo rischio: quando la ricerca perde il riferimento all’etica, può trasformarsi in uno strumento di dominio o di interesse personale. Nel contesto della crisi climatica questo tema è ancora più delicato, perché le decisioni scientifiche possono avere conseguenze globali e durature sul pianeta e sulle generazioni future.
Ritiene che la narrativa sia uno strumento efficace per stimolare consapevolezza ambientale?
Sì, credo che la narrativa sia uno strumento molto potente per stimolare consapevolezza ambientale. I dati scientifici sono fondamentali, ma spesso restano astratti per il grande pubblico. La narrativa, invece, permette di trasformare scenari scientifici in storie, personaggi e conflitti che il lettore può vivere emotivamente. Il climate thriller, in particolare, unisce tensione narrativa e riflessione sui grandi temi ambientali. In questo modo il lettore non riceve solo informazioni, ma si trova immerso in una situazione possibile, quasi concreta. È un modo per rendere più vicine e comprensibili le sfide della crisi climatica.
Sì, il titolo Gelo profondo richiama non solo il possibile raffreddamento climatico ma anche un gelo umano, relazionale. Il protagonista, Giorgio Pani, è un giovane ricercatore alle prime armi che porta con sé un peso che lo isola dagli altri e lo rende incapace di condividere fino in fondo ciò che sa e ciò che teme. In questo senso il romanzo riflette anche su un aspetto molto attuale: la difficoltà di comunicare e condividere problemi complessi, come quelli ambientali, persino tra le persone più vicine. La crisi climatica non è solo una questione scientifica o tecnologica, ma anche una sfida culturale e relazionale. Superare il “gelo” tra le persone è forse la prima condizione per affrontare insieme quello che riguarda il futuro del pianeta.
Le Agenzie per la protezione ambientale svolgono già un ruolo fondamentale nel monitoraggio, nel controllo e nella produzione di dati scientifici affidabili. Oggi però è sempre più importante affiancare a queste funzioni anche una forte attività di comunicazione e divulgazione. La cultura ambientale cresce quando le persone comprendono il legame tra scelte quotidiane, politiche pubbliche e salute degli ecosistemi. Strumenti come incontri pubblici, dialoghi con autori, iniziative nelle scuole e collaborazioni con il mondo della cultura e della narrativa possono essere molto efficaci. Rendere accessibili i temi ambientali significa rendere i cittadini più consapevoli e quindi più partecipi nelle decisioni che riguardano il futuro del pianeta.
