Intervista ARPAT a Roberto Scalacci, Direttore Agricoltura e sviluppo rurale della Regione Toscana
Abbiamo rivolto alcune domande a Roberto Scalacci per capire quali azioni sta realizzando la Regione Toscana in ambito agricolo e forestale
La Regione Toscana promuove pratiche sostenibili tramite l’attuazione dello Sviluppo rurale della PAC (Politica agricola comune), con incentivi per l’agricoltura biologica, agroforestazione, tutela delle foreste e pagamenti per impegni climatici e ambientali. Gli obiettivi principali sono sostenibilità, competitività delle aziende, innovazione tecnologica e valorizzazione dei territori rurali. Si punta anche alla tutela degli ecosistemi, all’uso efficiente delle risorse e allo sviluppo equilibrato delle aree rurali. In campo forestale la Regione supporta la Gestione Forestale Sostenibile, sia tramite lo sviluppo rurale, che destina agli interventi forestali più del 9% dei fondi del Complemento dello Sviluppo Rurale (CSR), sia tramite i fondi della Strategia Forestale Nazionale (SFN). In questo ambito è in atto un progetto di certificazione del Patrimonio Agricolo Forestale Regionale attraverso i due principali schemi di certificazione forestale PEFC e FSC, con l’obiettivo di raggiungere una certificazione dei Servizi ecosistemici. L’obiettivo è quello di avere tutto il patrimonio regionale (110.000 Ha) pianificato e certificato.
Sempre in ambito forestale la Regione ha puntato sullo sviluppo dell’uso delle biomasse di scarto di origine forestale per la produzione di energia a bilancio neutro in materia di emissione di gas clima alteranti. E’ inoltre in atto la diffusione del ricorso a buone pratiche nella gestione dei boschi, finalizzate ad aumentarne la resilienza (come ad esempio gli interventi silvoambientali dello sviluppo rurale e gli investimenti non produttivi) o, in casi specifici, a creare nuove superfici forestali. Inoltre, sono state avviate iniziative nel campo della vivaistica forestale per valorizzare la realizzazione di nuove superfici forestali e per la selezione di specie/varietà che meglio si adattano al cambiamento climatico.
La Toscana rappresenta un modello agricolo avanzato in Europa, caratterizzato da forte identità territoriale, alta qualità delle produzioni e da un legame stretto tra agricoltura, cultura e paesaggio. Le filiere DOP e IGP e la capacità di trasformare la tradizione in valore economico costituiscono importanti punti di forza, così come le produzioni altamente specialistiche come il vivaismo. Restano però alcune sfide, come la frammentazione aziendale, la difficoltà di garantire redditi adeguati ai produttori e l’accesso al credito, l’aumento dei costi e la necessità di rafforzare il ruolo degli agricoltori nella filiera, oltre che favorire il ricambio generazionale e semplificare gli adempimenti per gli agricoltori.
Queste sfide, insieme al sostegno per il contrasto agli eventi catastrofali, sono tra gli elementi strategici su cui l’Assessore Leonardo Marras ha impostato le priorità delle politiche agricole regionali.
In un clima che cambia rapidamente, caratterizzato da fenomeni estremi, quali sono le azioni e le misure adottate in campo agricolo volti alla mitigazione e all’adattamento dei cambiamenti climatici?
La Toscana sta affrontando con decisione le sfide poste da un clima che cambia rapidamente, integrando strumenti della Politica Agricola Comune con interventi regionali mirati alla mitigazione e all’adattamento. La PAC, infatti, pone tra i suoi obiettivi la riduzione degli impatti negativi su ambiente, clima e biodiversità, orientando il settore verso modelli più sostenibili. Questi indirizzi sono stati pienamente recepiti sia nel Piano Strategico Nazionale sia nel Complemento di Sviluppo Rurale 2023–2027 della Regione Toscana.
Nel concreto, la Regione sostiene pratiche agricole a basse emissioni, l’adozione dell’agricoltura di precisione e l’uso di dati e tecnologie digitali per migliorare il risparmio idrico e ridurre gli input chimici. Parallelamente promuove l’utilizzo delle energie rinnovabili nelle aziende agricole, contribuendo così alla mitigazione del cambiamento climatico. Una parte rilevante delle misure è dedicata alla resilienza: dalla gestione sostenibile del suolo alla tutela della biodiversità, fino agli interventi per la prevenzione del dissesto idrogeologico, tutti elementi chiave per adattarsi a fenomeni climatici sempre più estremi.
Il CSR 2023–2027 mette in campo oltre 740 milioni di euro, e circa il 45% di queste risorse è destinato a interventi agro-climatico-ambientali. Si tratta, tra l’altro, di misure che prevedono pagamenti compensativi per gli agricoltori che adottano pratiche sostenibili o che operano in aree svantaggiate, dove i maggiori costi e i minori ricavi rischierebbero altrimenti di compromettere la tenuta delle attività agricole e forestali.
Questi interventi contribuiscono allo sviluppo sostenibile e all’uso efficiente delle risorse naturali — acqua, suolo e aria — favorendo allo stesso tempo la riduzione delle emissioni di gas serra e l’aumento della capacità dei sistemi agricoli di assorbire carbonio. Tra le misure più rilevanti rientrano: l’agricoltura biologica, che sostiene per almeno cinque anni le aziende che adottano il metodo di coltivazione biologico; il benessere animale tramite l’intervento volto a migliorare le condizioni di benessere e la biosicurezza negli allevamenti mediante il sistema di valutazione ClassyFarm (gestione, strutture, indicatori basati sulle esigenze degli animali); la produzione integrata, che incentiva tecniche a basso impatto con un uso più razionale dei prodotti chimici.
Con riferimento agli allevamenti, la tipologia di conduzione a carattere estensivo è una realtà identificativa del territorio toscano, da sostenere quale modello di sostenibilità ambientale.
Il settore forestale, come noto, ha un ruolo strategico nell’adattamento climatico: misure come quella sugli investimenti silvo-ambientali, la vivaistica forestale, i nuovi impianti forestali e quelli sugli interventi non produttivi contribuiscono alla stabilità dei territori, alla tutela dei boschi e al miglioramento della capacità di assorbimento del carbonio.
Il declino delle api e degli impollinatori è un dato incontrovertibile. Dai dati ISPRA (a livello nazionale) risulta che circa il 90% delle piante selvatiche da fiore ha bisogno di impollinatori, come api, vespe, farfalle, coccinelle, etc. per trasferire il polline da un fiore all’altro e completare la riproduzione sessuale. A loro volta, queste piante sono fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi e la conservazione degli habitat e della biodiversità (che sono la base della nostra esistenza). Quali azioni e misure da parte della Regione Toscana a sostegno del settore dell’apicoltura?
Negli ultimi anni la Regione Toscana ha investito in maniera crescente nel sostegno all’apicoltura, riconoscendo quanto questo settore sia strategico non solo per la produzione di miele, ma per l’intero equilibrio degli ecosistemi. Le api, con il loro lavoro di impollinazione, rappresentano infatti un presidio fondamentale per l’agricoltura e per la biodiversità, e le politiche regionali si stanno muovendo in modo sempre più integrato per valorizzarne il ruolo.
Un primo ambito sostegno riguarda le misure agro-climatico-ambientali del CSR 2023–2027, in particolare attraverso l’intervento “impegni per l’apicoltura” vengono sostenuti gli apicoltori che praticano il pascolamento in aree anche marginali, riconoscendo l’importanza di un’attività che contribuisce sia alla sostenibilità economica delle aziende che alla salute degli ecosistemi naturali e agricoli.
A queste misure si affiancano gli interventi settoriali finanziati nell’ambito della PAC, il cosiddetto OCM miele. Ogni anno la Regione pubblica bandi che supportano attività fondamentali per la tenuta del comparto: dalla lotta a parassiti e malattie al ripopolamento degli alveari, dall’acquisto di attrezzature innovative al sostegno al nomadismo, fino agli aiuti per l’alimentazione di soccorso in caso di eventi climatici estremi. Sono strumenti indispensabili per aiutare gli apicoltori a fronteggiare gli effetti, sempre più evidenti, del cambiamento climatico.
Un ulteriore fronte su cui stiamo lavorando con decisione è quello del contrasto alle specie invasive, a partire dalla vespa Velutina. Con il progetto “Stop Velutina” è stato attivato un sistema coordinato di monitoraggio, segnalazione e distruzione dei nidi, che coinvolge apicoltori, associazioni apistiche, enti di ricerca e istituzioni. La Regione sostiene queste attività anche con contributi specifici, che arrivano a coprire fino al 90% delle spese: un esempio concreto di come la collaborazione tra pubblico e privato possa produrre risultati immediati e tangibili.
Sul piano economico e organizzativo la Regione continua, inoltre, a garantire un impegno stabile: ogni anno vengono messi a disposizione oltre un milione di euro attraverso bandi dedicati, che raggiungono circa 7.000 apicoltori toscani e finanziano interventi mirati su innovazione, sanità degli alveari e gestione aziendale.
Infine, la Regione adotta un approccio più ampio, di carattere ecosistemico, che favorisce indirettamente la tutela degli impollinatori. Le politiche agroambientali regionali promuovono la riduzione dei fitofarmaci, la creazione di habitat favorevoli, come fasce fiorite e prati permanenti, e la tutela delle aree agricole e naturali a maggiore valore ecologico. Sono azioni che vanno oltre il settore apistico in senso stretto, ma che contribuiscono in modo determinante a mantenere un ambiente sano e funzionale per le api e per tutte le altre specie impollinatrici
