Le acque di balneazione nel 2025 in Toscana
Facciamo il punto con Antonio Melley, dirigente del settore Mare per capire cosa emerge dal rapporto sulle acque di balneazione, quali strumenti vengono adottati per la tutela dei bagnanti e come è possibile contrastare gli effetti del cambiamento climatico sulle acque di balneazione
Dal rapporto emerge che il bilancio della stagione balneare 2025 resta ampiamente positivo: il 92,8% delle aree di balneazione toscane (257 su 277) e il 97,5% dei chilometri di costa monitorati si confermano in classe di qualità “eccellente”. Rispetto al 2024, tuttavia, si registra un peggioramento: le aree classificate al di sotto del livello “eccellente” salgono da 17 a 20, con una classificata “sufficiente” e una “scarsa”, per un totale di circa 15,7 chilometri di costa interessati. Le criticità si concentrano soprattutto lungo il litorale apuo-versiliese, dove si trova la metà delle aree non “eccellenti”. Nelle province di Massa-Carrara e Lucca le acque in classe “eccellente” rappresentano meno del 74% delle aree di balneazione e meno del 90% della costa monitorata, le percentuali più basse della Toscana.
Il rapporto evidenzia inoltre che tre quarti delle aree con qualità inferiore alla classe “eccellente” sono influenzate dall’apporto di acque superficiali interne o di transizione, confermando come la principale causa di contaminazione sia riconducibile agli scarichi di acque reflue non adeguatamente depurate.
Nel corso della stagione balneare 2025 sono stati registrati anche alcuni episodi di fioritura della microalga potenzialmente tossica Ostreopsis ovata in aree di Marina di Massa e Marina di Pisa. Nella maggior parte dei casi le concentrazioni, solo lievemente superiori alla soglia di allerta, sono rientrate rapidamente nei valori normali. La situazione più critica è stata rilevata nella parte meridionale di Marina di Pisa, dove livelli elevati si sono prolungati per tre settimane, ma senza che siano stati segnalati malesseri tra i bagnanti.
Come anticipato nella premessa, le acque di balneazione hanno subito, nel 2025, un peggioramento, possiamo fornire maggiori dettagli su questo aspetto?
La stagione balneare 2025 conferma l’elevata qualità complessiva delle acque della Toscana, ma, rispetto al 2024, si è registrato un consistente aumento dei casi di superamento dei limiti di legge (6,3% dei campioni prelevati), che hanno interessato 90 aree di balneazione lungo 111 chilometri di costa.
Il peggioramento è legato sia all’aumento degli eventi meteorologici estremi sia alle numerose e persistenti criticità del sistema di raccolta e depurazione delle acque reflue. Da un lato, infatti, le piogge intense, che dilavano il territorio trasportando sostanze inquinanti, creano volumi di acque che non possono essere gestiti dai normali sistemi di collettamento, dall’altro le mancate o imperfette separazioni tra acque bianche e nere portano a mare, attraverso canali scolmatori e simili, i reflui fognari non depurati. Più le precipitazioni sono intense sulla fascia costiera, maggiore è il rischio che queste criticità, aggravate da carenze strutturali dell’intero ciclo di depurazione, provochino episodi di inquinamento nelle aree di balneazione. A queste si aggiungono episodi di contaminazione delle acque di balneazione dovuti a guasti, rotture e interventi d’emergenza sulla rete fognaria e/o sugli impianti di depurazione, che sono legati anche all’invecchiamento di queste infrastrutture. Si tratta, quindi, di problemi strutturali che richiedono investimenti consistenti e tempi medio-lunghi per essere risolti, ma, nel frattempo, diventa fondamentale ripensare la gestione del territorio e rafforzare i sistemi di informazione e comunicazione rivolti a cittadini e operatori economici.
Cosa emerge dai dati raccolti a partire da aprile 2026 fino ad oggi?
Sebbene la stagione sia solo agli inizi, i dati raccolti ad aprile (campioni prestagionali) e nei due mesi di maggio e giugno ci indicano una situazione meno critica del 2025, con il 2.5% di casi di superamenti nei campioni prelevati e divieti scattati in 17 aree, più o meno in linea con il 2024. Probabilmente una stagione meno piovosa e più stabile ha limitato le criticità, ma sono bastate delle modeste perturbazioni per provocare qualche superamento a giugno e nella scorsa settimana.
Vogliamo spiegare in modo chiaro e semplice quali parametri vengono ricercati nel monitoraggio delle acque di balneazione e per quali obiettivi?
Il controllo delle acque di balneazione è disciplinato da una direttiva europea (2006/7/CE), recepita in Italia dal D.lgs 116/2008 ed applicata con il DM 30/03/2010, secondo un approccio epidemiologico sanitario che ha individuato in due batteri (Escherichia coli e enterococchi intestinali) dei buoni indicatori di contaminazione delle acque (marine e dolci) alla quale erano legate alcune patologie (soprattutto gastroenteriti) che aumentavano il rischio per salute pubblica.
Di conseguenza, le norme impongono il controllo, con frequenza almeno mensile, solamente di questi due parametri microbiologici, che, lo ribadiamo, sono indicatori di contaminazione fecale, in quanto normalmente presenti nell’intestino dell’uomo e della maggior parte degli animali d’allevamento (bovini, suoni, ovini, ecc.), ma che resistono solo poche ore al dì fuori del loro ospite.
È probabile che insieme a questi batteri nelle acque contaminate vi siano altri potenziali patogeni (batteri e virus) o anche sostanze chimiche, ma non è prevista alcuna analisi specifica per una loro individuazione.
Ogni qualvolta si superano i limiti di concentrazione stabiliti dal DM 30/03/2010 per almeno uno dei due parametri, scatta il divieto temporaneo di balneazione tramite ordinanza del comune competente, che può essere rimossa solo a fronte di un nuovo prelievo conforme.
Oggi, quali strumenti sono più idonei a tutelare la salute dei bagnanti, quelli attuali rispondono a questa esigenza oppure potremmo pensare di sperimentare altre soluzioni?
Ci sono due tipi di problemi fondamentali: le tempistiche dei metodi di analisi microbiologiche che, dal momento del prelievo, portano ad un risultato definitivo dopo almeno 24-36; lo spettro infinito di sostanze potenzialmente presenti in un refluo di origine urbana, cioè una miscela di scarichi civili ed industriali provenienti spesso da vari agglomerati.
Per il primo problema, se non cambiano le norme, il solo miglioramento attualmente realizzabile è nella previsione degli inquinamenti tramite modelli meteorologici di dettaglio, laddove esistano, o segnalazioni da parte dei gestori del servizio idrico (in alcuni specifici casi anche dei consorzi di bonifica) di apertura dei by-pass (depuratori) o degli scolmatori fognari a seguito di piogge. In questi casi i comuni dovrebbero adottare immediatamente delle ordinanze di divieto preventivo senza attendere i risultati dei nostri controlli: questa procedura, che il Comune di Livorno per primo (2024) ha regolamentato e semplificato, seguito da altri comuni della costa livornese (Piombino, Sam Vincenzo e Rosignano), sta fornendo ottimi risultati sia per la tutela della salute pubblica sia per il contenimento dei tempi di rimozione sia per l’ottimizzazione dello sforzo organizzativo.
Dal punto di vista tecnico scientifico, oggi si potrebbero adottare metodi più rapidi ed efficaci per l’individuazione di batteri, come, ad esempio, quelli molecolari ma andrebbe fatta una sperimentazione a livello europeo ed una conseguente modifica della direttiva, che, a quanto ne sappiamo, è in corso di revisione. Analogamente potrebbero esserci altri parametri (temperatura e salinità, nutrienti inorganici, sostanza organica, ecc.) molto più veloci da determinare (anche attraverso tecniche di telerilevamento) e che potrebbero, dopo attenta valutazione e sperimentazione, individuare l’arrivo di acque non depurate.
Per le sostanze chimiche, invece, il problema è più complesso. Se l’approccio resta quello di vietare di fare il bagno quando è accertato un rischio sanitario, bisogna prima misurare se e a quale concentrazione una determinata sostanza (o una miscela di più sostanze) può provocare una patologia attraverso il semplice contatto da immersione e questo non è un lavoro né semplice né forse fattibile, vista l’estrema diluizione che il mare determina. Inoltre, la necessità di avere responsi analitici rapidi su un numero elevato di campioni (in Toscana i controlli sono su quasi 400 punti ogni mese) rende la ricerca di molte sostanze tecnicamente ed economicamente molto impegnativa o impossibile, soprattutto per i microinquinanti come fitofarmaci, antiparassitari, ecc.
Gli effetti del cambiamento climatico incidono anche sulla qualità delle acque di balneazione, in che modo?
Dato che le piogge e, più in generale, le condizioni meteo marine sono fattori critici per la balneazione, anche i cambiamenti climatici concorrono significativamente a complicare il quadro dei controlli e delle misure di gestione. Facciamo alcuni esempi per capire meglio:
- le cosiddette “bombe d’acqua”, cioè le forti precipitazioni localizzate in territori molto ristretti e praticamente imprevedibili nelle loro dinamiche, sempre più frequenti negli ultimi anni, sono state causa di numerosi episodi di inquinamento, in alcuni casi anche molto estesi;
- ormai ogni estate si assiste a trombe d’aria e tempeste, come il cosiddetto “medicane” (MEDIterranean hurriCANE) o uragano mediterraneo, che spesso creano danni anche a condotte e impianti localizzati sulla costa, con relativi sversamenti a mare di acque reflue anche per alcuni giorni;
- l’innalzamento delle temperature delle acque, marine e non, favorisce sicuramente la proliferazione dei batteri e la siccità estiva, diminuendo fino ad azzerare in alcuni casi la portata di fossi e torrenti, impedisce la diluizione dei reflui depurati che escono dagli impianti di trattamento, concentrando le cariche batteriche che arrivano in mare.
In questo quadro, che ruolo possono giocare le ordinanze preventive di divieto di balneazione?
Le ordinanze preventive di divieto di balneazione si confermano lo strumento più efficace per tutelare la salute pubblica nei casi di rischio noto, consentendo di intervenire subito dopo piogge intense o sversamenti, senza attendere gli esiti delle analisi. Nel 2025 sono state adottate solo da quattro Comuni della costa livornese (Livorno, Rosignano Marittimo, San Vincenzo e Piombino), con 16 provvedimenti complessivi. I controlli di ARPAT hanno confermato il ripristino della balneabilità entro 48-72 ore nel 95% dei casi. Nonostante l’efficacia dimostrata, lo strumento resta poco utilizzato nel resto della Toscana, soprattutto lungo il litorale apuo-versiliese, dove si concentra oltre la metà dei divieti permanenti per inquinamento e il tasso di non conformità è più che doppio rispetto alla media regionale.
Per questo, l’Agenzia richiede un maggiore coordinamento regionale per estendere queste procedure e renderle pratiche comuni su tutto il territorio costiero della Toscana.
Il singolo cittadino può dare il suo contributo, se sì, in che modo?
I cittadini devono adottare comportamenti rispettosi dell’ambiente come il risparmio idrico, il corretto allacciamento alle reti fognarie di acque bianche (gronde, caditoie, ecc.) e nere (scarichi) e chiedere alle proprie amministrazioni di mettere in atto tutto quanto necessario per limitare gli sprechi dell’acqua, depurare e rinnovare le reti fognarie, eliminando commistioni, allacci abusivi e situazioni illegali.
Il turista, inoltre, dovrebbe fare scelte consapevoli prediligendo quei territori che adottano le migliori procedure per prevenire e limitare gli inquinamenti a mare, a cominciare dalle ordinanze preventive e dal risanamento dei corpi idrici. A questo proposito, è bene ricordare che la direttiva europea (2006/7/CE) prevede un sistema di classificazione delle acque di balneazione esclusivamente basato sui risultati delle analisi microbiologiche degli ultimi 4 anni ed obbligatorio per tutti i comuni, mentre altre classifiche (vele, bandiere blu, ecc.) contemplano tutta una serie di indicatori (dalla raccolta differenziata agli accessi per disabili o alla presenza di servizi igienici) che non hanno un diretto legame con la qualità delle acque, che pesa solo per un 5-10% sul punteggio totale, e sono a carattere volontario.
Per approfondire, leggi il rapporto
