Tre decenni di Educazione ambientale nel cuore del Parco mediceo di Pratolino – Città Metropolitana di Firenze
Intervista a Emanuele Sbaffi, coordinatore del Laboratorio Didattico Ambientale del Parco mediceo di Pratolino – Città metropolitana di Firenze
Per approfondire il ruolo e le prospettive di questa realtà, abbiamo rivolto alcune domande a Emanuele Sbaffi, coordinatore del Laboratorio Didattico Ambientale (LDA) del Parco Mediceo di Pratolino.
Il convegno “Educare alla Sostenibilità ieri, oggi e domani” che si è tenuto l’11 aprile presso il Laboratorio Didattico Ambientale di Pratolino a Villa Demidoff ha ufficializzato la Città metropolitana di Firenze quale Capitale italiana 2026 dell’educazione ambientale. Cosa significa rappresentare la capitale italiana dell’Educazione ambientale alla sostenibilità?
In generale il ruolo di Capitale 2026 è stato conferito al territorio fiorentino grazie alla ricchezza di risorse ed esperienze sviluppatesi negli anni. Pensando alla nostra realtà, fondamentalmente è un riconoscimento non tanto e non solo del lavoro degli ultimi periodi, quanto della più che trentennale storia del LDA che ha visto l’intreccio di tanti soggetti con un laboratorio messo da un ente pubblico, quale era l’allora Provincia di Firenze, a disposizione delle scuole in primis e delle altre realtà del territorio. Provveditorato agli studi (ora USP), Comuni, CRED, Università, CIDI, società che si occupano di acqua e di rifiuti, carcere, nonché altri laboratori di educazione ambientale e riserve, WWF, Carabinieri Forestali e tanti altri soggetti sono le realtà con cui a vario titolo abbiamo collaborato in progetti puntuali o più ad ampio raggio. Non ultima ARPAT.
Il Laboratorio Didattico Ambientale di Pratolino vanta un’esperienza trentennale di attività. Può raccontarci le esperienze più importanti e quali sono stati i cambiamenti più significativi nel modo di fare Educazione ambientale in questo lungo percorso?
Nel corso di questi trent’anni siamo passati da una proposta diretta limitatamente alle scuole ad una progettazione con i territori nei quali è stato possibile realizzare percorsi educativi personalizzati direttamente negli ambienti dove ragazzi ed insegnanti vivono e lavorano, in sinergia con le amministrazioni locali e le scuole del territorio. Lo strumento utilizzato è stato quello dei protocolli d’intesa, non solo come forma di rapporti istituzionali, ma soprattutto come veicolo dell’idea che per lavorare sull’ambiente e l’educazione è fondamentale mobilitare risorse ed energie che solo luoghi concreti, in relazioni a problemi concreti, possono esprimere.
Possiamo ricordare in sintesi protocolli che hanno interessato diversi territori dell’area provinciale: i Comuni di Signa, Barberino di Mugello, Certaldo, Greve, Calenzano, Montelupo e Capraia, ma anche il Quartiere 3 del Comune di Firenze, o aree più ampie come la Comunità Montana del Mugello o i Consorzi di Bonifica dell’Area Fiorentina e della Toscana Centrale.
Grazie al suo ruolo istituzionale in una fase particolarmente propositiva delle istituzioni toscane nel campo dell’educazione ambientale, il LDA ha svolto funzioni di coordinamento e di sistema vedendo i suoi operatori partecipi delle azioni di ricerca messe in campo dalla Regione Toscana per la realizzazione di un Sistema toscano di Educazione ambientale e contribuendo a livello provinciale alle azioni di coordinamento per il sistema a livello locale. Con il demansionamento delle province e la trasformazione in Città Metropolitana alcune di queste funzioni istituzionali si sono perse ed anche il LDA ha perso risorse. Negli ultimi anni però si vede una inversione di tendenza che ci ha permesso di riattivare diverse collaborazioni tra le quali, ci auguriamo, quella con ARPAT.
Quali sono le iniziative/eventi che saranno promosse nei prossimi mesi in occasione di questa importante designazione della Città metropolitana di Firenze a Capitale italiana 2026 dell’educazione ambientale?
Oltre a realizzare una sorta di censimento delle iniziative realizzate a tutti i livelli nel territorio, cui conferire il marchio di capitale, prevediamo di organizzare in particolare un momento formativo per gli insegnanti insieme all’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali (ANISN) di Firenze a metà ottobre e sempre in autunno la Weec School insieme al WEEC Italia.
In oltre trent’anni avete incontrato migliaia di studenti: che evoluzione avete osservato nella percezione alle tematiche ambientali delle nuove generazioni, cosa è cambiato nel modo in cui i giovani guardano ai temi ambientali?
È innegabile che la sensibilità sia diversa; tanti anni di educazione ed informazione hanno lasciato qualche segno. Sui temi del cambiamento climatico soprattutto c’è una generale presa di coscienza. Quello che continua ad essere difficile è lo sviluppo di una capacità critica profonda e la comprensione che, come dicevamo tanti anni fa, “viviamo in un mondo tutto attaccato”. Questo è il vero lavoro che cerchiamo di fare come LDA, non dare semplici ricette e decaloghi di comportamento, ma strumenti di comprensione del nostro rapporto con la realtà.
Una delle caratteristiche del Laboratorio è quella di costruire percorsi educativi direttamente nei luoghi vissuti da studenti e docenti. Quanto conta, oggi, uscire dalle aule e imparare “sul campo”?
Il Parco di Pratolino è un fantastico luogo in cui lavorare, un vero e proprio archetipo del mutevole rapporto tra uomo e natura, ma la vera sfida è lavorare sul luogo di vita delle persone, l’ambiente che vivono quotidianamente. Per questo è stato elaborato nel corso degli anni un programma specifico per le scuole superiori – progetto Comunità Scolastiche Sostenibili – con lo scopo di far riflettere la scuola, intesa come comunità di studenti, insegnanti, personale, su scelte e comportamenti del vivere quotidiano che condizionano significativamente la sostenibilità della scuola ed avviare un processo partecipativo in grado di individuare azioni concrete e tangibili che riducano progressivamente l’impatto ambientale e sociale della comunità scolastica.
In prospettiva: quali sono i temi prioritari e le metodologie dell’Educazione ambientale nei prossimi anni al fine di attivare un radicale cambio di paradigma e trasformare davvero la sensibilità di cittadini e cittadine in comportamenti concreti?
Come è emerso chiaramente dal Convegno, a chi fa educazione ambientale e alla sostenibilità in tutti gli ambiti, formali, non formali e informali, si chiede sempre di più di essere minoranza attiva e impegnata. Le sfide per il presente e per il futuro richiedono di fare rete e comunità, di promuovere la partecipazione, di negoziare patti, di unificare linguaggi. Anche le vecchie definizioni di sostenibilità non funzionano più. E’ necessario abbattere barriere lessicali e disciplinari e vedere come un campo unico ambiente, pace, diritti, giustizia sociale. “Educazione” e “Sostenibilità” in quest’ottica coincidono. E’ sempre più importante educare prima di tutto gli educatori, e comunque gli adulti perché continuano a mancare anche le nozioni scientifiche circa i limiti fisici e sociali del sistema Terra. Mancano l’attribuzione di valore alla natura e alla sostenibilità e la capacità di definire i problemi: tutte cose che richiedono pensiero critico e il riconoscere la non neutralità delle scelte, che siano pedagogiche o tecnologiche. Il fatto che ancora oggi, a più di cinquant’anni dalla definizione di transdisciplinarità di Piaget e del dibattito filosofico e scientifico che ne è nato, termini come complessità e approccio sistemico non siano realmente compresi in ambito culturale, ci dimostra che ancora tanta strada deve essere fatta.
Dopo la Città Metropolitana di Firenze, Capitale italiana 2026 dell’educazione ambientale, è adesso aperta la possibilità di presentare la candidatura a Capitale italiana 2027 e il 14 ottobre prossimo, in occasione della Giornata mondiale dell’educazione ambientale, sarà annunciato la città o il territorio designato. Chi può candidarsi e come?
Come visibile sul sito della rivista eco, le candidature a capitale italiana 2027 son aperte. Il titolo è assegnato dalla Rete WEEC Italia, ramo della grande comunità mondiale e possono candidarsi città e territori omogenei, tramite Regioni, Province autonome, Città metropolitane, Province, Unioni di Comuni o Comuni, gruppi di Comuni in accordo tra loro o altre istituzioni. Gli enti interessati a candidarsi come Capitale italiana 2027 dell’educazione ambientale possono chiedere informazioni al Segretariato della Rete WEEC: secretariat@weecnetwork.org
Foto gentilmente concessa dal Laboratorio Didattico Ambientale del Parco mediceo di Pratolino – Città metropolitana di Firenze
