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Letture verdi, a colloquio con Emanuele Bompan

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Per la rubrica “Dialoghi con l’autore e l’autrice”, abbiamo rivolto alcune domande a Emanuele Bompan, autore, insieme a Ilaria Nicoletta Brambilla, del libro “Che cosa è l’economia circolare”

Emanuele Bompan è un grande esperto di economia circolare, dirige la rivista di settore Materia rinnovabile e ha scritto con Ilaria Nicoletta Brambilla un testo molto chiaro e esemplificativo dal titolo “Che cosa è l’economia circolare”. L’obiettivo è capire in modo semplice ma da una voce autorevole del settore perché sia necessario passare da una economia lineare ad una circolare e quali siano i vantaggi.

Cos’è l’economia circolare?

Il nostro modello economico, a partire dalla rivoluzione industriale, si è basato su un paradigma estrattivista: estrarre, consumare e dismettere. Questo ci portato a consumare, ogni anno, materie prime, sia di natura organica che inorganica, in maniera sempre più crescente. Oggi estraiamo dal nostro pianeta più di 100 miliardi di tonnellate di materia prima, che arriveranno, a metà di questo secolo, a 160 miliardi di tonnellate con l’aumento della popolazione e dei consumi legati alla crescita della classe media nel mondo. Questo modello comporta un’economia che necessita di molto di più di quanto il pianeta possa mettere a disposizione (minerali, fonti fossili, suolo, alberi e animali).

Allo stato attuale poco più del 7% della nostra economia vede una rigenerazione dei materiali, consumiamo 1, 5 volte quello che dovremmo consumare, questo significa che stiamo comprando a debito delle future generazioni per mantenere viva la nostra economia.

L’economia circolare va a sanare questa stortura, incidendo su

  • la riduzione degli input di materia prima,
  • il miglioramento degli output dei prodotti, in particolare sul loro design,
  • l’efficientamento dei consumi energetici, puntando alle energie rinnovabili: eolico, solare, geotermico e idrico,
  • la vita dei prodotti, allontanando il momento in cui un oggetto diventa rifiuto fino ad annullare il concetto di scarto.

Un oggetto a fine vita deve diventare fonte per nuova materia; se è una materia inorganica deve evitare di entrare nel ciclo della biosfera ma deve essere reintrodotto nel sistema economico, se è un prodotto organico deve essere valorizzato e fatto rientrare nella biosfera per contribuire alla produzione di nuova biomateria.

L’economia circolare va quindi a rigenerare quelle fonti essenziali dell’economia diminuendo il debito che noi creiamo a scapito delle generazioni future.

A che punto siamo e quali sono le prospettive future?

L’economia circolare interessa tutti i settori industriali. Dall’energia alla moda, dalla chimica all’industria meccanica, l’edilizia, l’informatica fino ai servizi del turismo.

Al momento siamo in una fase ancora d’infanzia dell’economia circolare, dobbiamo ancora fare molto nella direzione dell’estensione la vita del prodotto, della riparazione, del design circolare, dell’utilizzo dei biomateriali.

Molto importante sarebbe anche operare un cambio nei modelli di consumo, abbandonando l’idea di possedere gli oggetti, molti dei quali vengono accumulati nelle nostre case e utilizzati per pochissimo tempo nell’arco della loro vita. Bisogna passare dall’idea di possedere un oggetto a quella di acquisire il servizio nel momento del bisogno, con contratti di noleggio, di performance e simili.

L’economia circolare richiede un ripensamento su larga scala che è trainato, oggi, dall’Europa che fornisce la linea sull’economia circolare dettando gli indirizzi industriali e strategici. Nella stessa direzione sta andando la Cina ma non gli Stati Uniti d’America.

L’Italia è forte nella raccolta e nel riciclo dei rifiuti, settore in cui si attesta sopra la media europea. In quest’ambito, stiamo facendo bene grazie al lavoro dei consorzi e al forte coinvolgimento della cittadinanza nella raccolta dei rifiuti. Ci sono anche qui margini di miglioramento, soprattutto in ambiti come il tessile, i mobili di arredo, gli inerti da costruzione e demolizione, gli oli usati.

Bisogna poi puntare sul design, un ambito in cui l’Italia è sempre stata una potenza, ma che si mostra gravemente indietro nel design circolare, al momento la circolarità del prodotto non ha ancora la centralità che dovrebbe. Il lusso, l’oggetto bello, è ancora una logica che vince sull’alleggerimento, la circolarità, la riparabilità e la sostenibilità. Su questo l’Italia deve fare di più perché ha una leadership globale.

Allo stesso tempo, il nostro paese deve puntare sulla produzione d’energia da fonti rinnovabili, fondamentali per l’economia circolare. L’Italia con la sua ricchezza di sole e di vento potrebbe fare molto di più di quanto sta facendo.

Altri settori importanti su cui lavorare sono la transizione digitale, strategica insieme a quella energetica, il fine vita delle componenti critiche: litio, cobalto, terre rare, materiali fondamentali per l’economia moderna. In questi ambiti, l’Europa e in particolare l’Italia sono molto deboli.

L’Italia è povera di materie prime inorganiche ma molto ricca di biodiversità agricola e di prodotti agro-forestali dove abbiamo eccellenze nella filiera dell’olio e della cultura della vite. La bioeconomia va estesa a tutti i settori del primario, quindi anche l’agroforestale, dove è possibile anche valorizzare le nostre competenze in chimica ed economia verde.

Infine, con l’affermazione dell’intelligenza artificiale, possiamo lavorare su una nuova era di tutto quanto è prodotto come servizio. Oggi possiamo modellizzare sistemi complessi che fino ad oggi non abbiamo sperimentato. Ade esempio nella mobilità, il futuro è rappresentato da automobili elettriche non di proprietà ma condivise e a guida autonoma. Su questo l’Italia non sta investendo e soprattutto non sta innovando nel trasporto pubblico. È un settore che richiede molta immaginazione e grande lavoro di tutti i settori accademici e purtroppo in questo momento, in Italia, siamo ancora molto legati al tema dell’economia circolare legata al riciclo.

Per mancanza di una visione più radicale, non stiamo ancora andando nella direzione di un’economia circolare piena e in grado di ridurre le emissioni in atmosfera causa dell’inquinamento ambientale e del cambiamento climatico.

Per approfondire il tema dell’economia circolare vi invitiamo a leggere la rivista Materia rinnovabile, di cui Emanuele Bompan è direttore.