Storia del radon
Dopo la scoperta dei vari elementi radioattivi fu evidenziata quasi subito la pericolosità dell’esposizione a radiazioni; nel 1902, infatti, fu riconosciuto per la prima volta un caso di tumore radio-indotto.
Il legame tra alte concentrazioni di radon ed il rischio di tumore polmonare non fu invece riconosciuto da subito anche se fin dall’antichità compaiono dei riferimenti in merito: Tito Lucrezio Caro (90-50 a. C.), nel “De Rerum Natura” (Libro VI) diceva “E quali miasmi talora esalano le miniere d’oro! Come riducono le facce degli uomini e come i colori! Non vedi o non senti dire come sono soliti morire in breve tempo e come manchino di forza vitale quelli che la grande forza della necessità costringe a tale fatica? La terra dunque sprigiona tutte queste esalazioni e le emana fuori all’aperto e nei liberi spazi del cielo.”
Nel 1500 Paracelso aveva notato l’alta mortalità dovuta a malattie polmonari tra i lavoratori delle miniere di Schneeberg, in Sassonia, e Georg Bauer, detto Agricola, nel suo trattato di metallurgia “De re metallica” ipotizzò che l’aria delle miniere contenesse un tipo di polvere, “fiato degli spiritelli”, che aggrediva e corrodeva i polmoni.
Solo negli anni 50 fu svelato il mistero dei minatori dello Schneeberg e grazie ad indagini epidemiologiche sui lavoratori di miniere d’uranio si scoprì che il radon e i suoi prodotti di decadimento sono in grado di provocare il cancro polmonare.
Le prime misure di concentrazioni di Radon nelle abitazioni furono effettuate nella metà degli anni ‘50 e soltanto nel 1993 l’ICRP, la Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica, ha promulgato specifiche raccomandazioni sul rischio per la salute e sulla protezione da radon negli ambienti di vita e di lavoro.
