Rifiuti speciali: ARPAT pubblica una nuova scheda informativa per fare chiarezza su classificazione e gestione
A disposizione di operatori, amministrazioni e cittadini un riferimento accessibile, per diffondere maggiore consapevolezza su un tema cruciale per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica
Uno degli aspetti centrali affrontati nella pubblicazione riguarda proprio la distinzione tra rifiuti urbani e rifiuti speciali. Come evidenziato nella scheda, questa classificazione non dipende dalla pericolosità del rifiuto, ma esclusivamente dalla sua origine. I rifiuti speciali comprendono infatti tutte le tipologie prodotte nell’ambito di attività produttive, come quelle industriali, artigianali, commerciali, agricole, sanitarie e di servizio.
La scheda approfondisce inoltre la differenza tra rifiuti pericolosi e non pericolosi, chiarendo che la pericolosità è legata alle caratteristiche chimiche e fisiche dei materiali e alla presenza di sostanze nocive.
Vengono illustrati i criteri di classificazione, inclusi i codici EER e le classi di pericolo HP, strumenti fondamentali per una corretta identificazione e gestione dei rifiuti.
Particolare attenzione è dedicata alla responsabilità del produttore, che riveste un ruolo centrale nell’intero ciclo di gestione: dalla classificazione alla scelta degli operatori autorizzati, fino alla tracciabilità del rifiuto. Il documento descrive anche le principali fasi del ciclo di gestione, seguendo la gerarchia europea che privilegia prevenzione, riutilizzo e riciclo rispetto allo smaltimento.
Un ulteriore focus riguarda la tracciabilità dei rifiuti speciali, garantita attraverso strumenti come il formulario di identificazione (FIR), il registro di carico e scarico e il MUD, destinati progressivamente a confluire nel sistema elettronico nazionale RENTRi.
Una parte della pubblicazione è inoltre dedicata ai dati sui rifiuti speciali, che consentono di inquadrare il fenomeno anche dal punto di vista quantitativo. Le informazioni sulla produzione e gestione di queste tipologie di rifiuti sono raccolte ed elaborate annualmente nel “Rapporto Rifiuti Speciali” dell’ISPRA, attraverso il Catasto nazionale dei rifiuti. Si tratta di una banca dati fondamentale, che permette di analizzare a livello nazionale e regionale i flussi, le modalità di gestione e la distribuzione degli impianti, offrendo un quadro conoscitivo aggiornato e utile sia per la pianificazione che per le attività di controllo. ARPAT contribuisce a questo sistema informativo in qualità di Sezione regionale del Catasto dei rifiuti, curando la revisione dei dati derivanti dalle dichiarazioni ambientali (MUD) e trasmettendoli a ISPRA per l’elaborazione nazionale.
In Toscana, secondo le elaborazioni disponibili nell’ultimo Rapporto, riferito all’anno 2023, la produzione di rifiuti speciali si attesta su valori dell’ordine di circa 10 milioni di tonnellate annue, il 6,3% del totale nazionale. Il 96% è costituito da rifiuti non pericolosi e il restante 4 % da rifiuti pericolosi. Le principali tipologie di rifiuti prodotte sono rappresentate dai rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione e da quelli derivanti dal trattamento dei rifiuti e delle acque reflue.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti speciali nella nostra regione, nel 2023 sono stati gestiti circa 10 milioni di tonnellate, di cui il 96% di rifiuti non pericolosi e il 4% di rifiuti pericolosi.
In Toscana, la forma prevalente di gestione a cui sono stati sottoposti i rifiuti speciali è il recupero di materia (che interessa circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali), mentre residuale è l’utilizzo dei rifiuti come fonte di energia. I rifiuti speciali esportati sono circa 285 mila tonnellate, di cui 207 mila tonnellate di rifiuti non pericolosi e 78 mila tonnellate di pericolosi; i rifiuti speciali importati, invece, circa 30 mila tonnellate, costituiti quasi nella totalità da rifiuti non pericolosi.
Con questa nuova pubblicazione, ARPAT mette a disposizione di operatori, amministrazioni e cittadini un riferimento accessibile, contribuendo a diffondere maggiore consapevolezza su un tema cruciale per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
