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Pollini: come influiscono le condizioni meteo

Temi ambientali: Pollini e spore fungine
Tag: Pollini
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Intervista a Tommaso Torrigiani – LaMMA

Abbiamo rivolto alcune domande a Tommaso Torrigiani del Consorzio LaMMA (Meteo Toscana | Previsioni meteo Toscana | Consorzio LaMMA) per capire in che modo le condizioni meteorologiche e il cambiamento climatico influiscano sulle concentrazioni di pollini e sui calendari pollinici. Tommaso Torrigiani, in passato, ha collaborato con la nostra Agenzia nella predisposizione delle previsioni polliniche e ha ricoperto anche il ruolo di segretario dell’Associazione italiana di aerobiologia, oggi SIAMA (Società Italiana di Aerobiologia Medicina e Ambiente).

In che modo le condizioni meteorologiche, vento, pioggia, umidità, alte temperature possono incidere sulla concentrazione dei pollini in aria?

Le condizioni meteorologiche incidono in vari modi. In primo luogo, influenzano fortemente lo sviluppo fenologico degli organuli che si occupano di produrre pollini. Stiamo parlando dei fiori maschili, che hanno uno sviluppo di qualche settimana fino a diversi mesi.

Durante il periodo di sviluppo, le condizioni meteo sono in grado di influenzare sia la velocità del processo di sviluppo, quindi la capacità di portare a maturazione i fiori, sia la quantità dei pollini che può essere prodotta durante la stagione. Prendiamo ad esempio i fiori del cipresso, che iniziano ad essere prodotti a maggio-giugno e arrivano alla completa maturazione tra gennaio e marzo, un periodo molto lungo. In questo lasso di tempo, le condizioni meteorologiche possono incidere sulla velocità di sviluppo fenologico e, quindi, impattare anche sui calendari pollinici.

I calendari pollinici sono strumenti importanti per gli allergici, perché indicano quanto le specie, mediamente, vanno in fioritura. Questi subiscono delle fluttuazioni di anno in anno dovute alle diverse condizioni meteo. I calendari pollinici indicano che le graminacee raggiungono il massimo picco tra aprile e giugno, però, un anno può avvenire all’inizio del mese e in un altro alla fine.

Altro aspetto da valutare sono le condizioni atmosferiche che si registrano al momento che i fiori sono maturi, quindi pronti per liberare i pollini. I fiori aspettano le condizioni migliori per fare volare il polline che viene trasportato dal vento. Per questo, tengono chiuso il meccanismo che fa uscire le spore nelle giornate umide e, al contrario, liberano i pollini quando l’umidità scende e in presenza di ventilazione.

Le condizioni migliori per il rilascio dei pollini anemofili, quindi allergenici, sono le belle giornate primaverili, dalla tarda mattina al pomeriggio.

Una volta che i pollini sono liberati in atmosfera, le condizioni meteo possono ancora incidere, allungando o diminuendo il tempo di permanenza di questi minuscoli organuli in aria. Se dopo l’emissione di pollini, ci sono condizioni di umidità o arriva la pioggia, la concentrazione viene abbattuta. In una settimana piovosa, i pollini saranno più bassi rispetto ad una settimana soleggiata.

Un ultimo aspetto da valutare per comprendere come le condizioni atmosferiche incidano sui pollini è il fenomeno del “thunderstorm asthma”, ovvero l’asma da temporale. Questo si manifesta quando i pollini sono in abbondanza e si accumulano a terra. Se dopo un periodo di bel tempo arriva un forte temporale, magari accompagnato da grandine, il temporale frantuma i pollini in frazioni più piccole in grado di entrare in modo più efficace negli alveoli polmonari, favorendo manifestazioni allergiche più forti, come l’asma.

Che ruolo gioca il cambiamento climatico sui pollini e sul calendario pollinico?

Le temperature miti possono favorire il processo fenologico e il completamento dello sviluppo dei fiori, come indicano nella risposta precedente. Questo comporta che alcune specie abbiano un anticipo progressivo della stagione pollinica. Ad esempio, negli ultimi anni si sta notando che il cipresso, come altre cupressacee, con annate più calde e più frequenti, tendono ad anticipare il loro picco, che negli anni ’80 era tra fine febbraio e marzo, ora è a febbraio con alcune prime avvisaglie già a dicembre – gennaio.

Un altro esempio è la parietaria, una pianta erbacea con uno sviluppo molto rapido che può fiorire tutto l’anno in presenza di condizioni particolarmente favorevoli. In passato, questa pianta smetteva di produrre pollini nel periodo invernale. Lo stesso si può dire per le composite, che nel mese di ottobre cessavano la loro fioritura ma che, oggi, con temperature miti anche nella tarda estate e in parte dell’autunno, vedono prolungarsi il loro sviluppo.

In un futuro non troppo lontano potremmo assistere a periodi con presenza di pollini che si protraggono per tutto l’anno con continue manifestazioni allergiche per chi ne soffre, mentre, prima, chi soffriva di allergie poteva stare tranquillo almeno da ottobre fino a febbraio-marzo.

Un altro impatto del cambiamento climatico è la migrazione di specie, ovvero l’arrivo di specie esotiche in grado di colonizzare nuovi territori, aumentando i problemi di allergie in paesi dove queste non erano presenti.

Pensiamo alle piante mediterranee che si stanno spostando verso il centro-nord Europa, portando nuove pollinosi finora sconosciute alle popolazioni di quei paesi. Da noi, invece, si teme una particolare composita, l’Ambrosia artemisiifolia.

Le allergie stanno aumentando anche a causa della presenza delle polveri sottili e, più in generale, dell’inquinamento atmosferico, soprattutto in ambiente urbano dove le allergie da pollini hanno un impatto maggiore sulla popolazione rispetto alle aree rurali. Questo può essere dovuto al fatto che le vie aeree delle persone che abitano in contesti urbani sono continuamente stimolate dalla presenza di inquinanti; quindi, risulta più facile il manifestarsi di allergie.

Foto di Andrea Bolis da Pixabay