Nuova Direttiva sulla qualità dell’aria: quali possibili ricadute sul monitoraggio
Intervista a Bianca Patrizia Andreini, responsabile del Centro regionale per la tutela della qualità dell’aria di ARPAT
A margine della conferenza stampa, le abbiamo quindi rivolto alcune domande per approfondire queste tematiche.
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Analizzando i dati del monitoraggio dei principali inquinanti in Toscana, quali tendenze si possono osservare?
I dati raccolti tramite le stazioni della rete regionale mostrano una tendenza ad una generale diminuzione per tutti gli inquinanti, come riportato anche nell’ultimo Piano regionale della qualità dell’aria, dove è presente un’analisi dei trend dal 2015 al 2022, tramite un metodo utilizzato a livello di SNPA. In questa analisi si osserva in Toscana una tendenza alla diminuzione del PM10 di – 0,3 microgrammi al metro cubo all’anno. Il 2025 ha per certi versi smentito tale dato, poiché tra il 2024 e il 2025 la diminuzione media su tutta la Toscana è stata di ben 3 microgrammi al metro cubo. Se nel lungo periodo le azioni e le politiche hanno avuto un effetto sulla riduzione, tra il 2024 e il 2025 è stato forse molto più importante il contribuito dei fattori metereologici, osservato in particolare sul numero dei superamenti nella stazione di Lucca Capannori. Nei mesi, infatti, di gennaio e febbraio 2025 si sono avute da una parte molte piogge e dall’altra un drastico abbassamento del numero dei superamenti rispetto al precedente biennio.

In Toscana il maggior numero di superamenti avviene nel periodo invernale, nel resto dei casi si tratta di superamenti per eventi sahariani che si trovano quindi anche nelle altre stagioni; da questo punto di vista nel 2025 non si sono verificati tanti eventi sahariani a differenza del 2024. Possiamo quindi affermare che nel 2025 il meteo ha avuto una rilevanza importante sul PM10. Minore è invece stato l’effetto sul PM2.5 e sul biossido d’azoto che hanno più o meno mantenuto nel 2025 lo stesso trend di diminuzione osservato nelle tendenze a lungo termine, ovvero -0,5 microgrammi al metro cubo all’anno per il PM2.5 e -1 microgrammo al metro cubo all’anno per il biossido d’azoto.
La nuova Direttiva UE 2024/2881 sulla qualità dell’aria stabilisce dei limiti più stringenti rispetto a quelli attualmente in vigore. Quale è il quadro che emerge per la qualità dell’aria in Toscana alla luce di questi nuovi standard?
Poiché, come già detto, nel 2025 il contributo del meteo è stato rilevante almeno per il PM10, per valutare quale sarebbe la situazione in Toscana alla luce dei nuovi limiti, dovremmo andare a guardare i dati di tendenza e prendere quindi in considerazione anche altri anni.
Se ci limitiamo al 2025, avremmo 6 stazioni su 36 che supererebbero il limite della media annuale del biossido di azoto; quanto al PM2.5, 12 stazioni su 16 supererebbero il nuovo limite di 10 microgrammi al metro cubo e 7 su 16 la media giornaliera di 25 microgrammi al metro cubo.
Per quanto riguarda PM10, in tutte le zone almeno una stazione supererebbe il limite della media annuale: si tratta di 9 stazioni su 34, di cui 5 di traffico (FI- Lavagnini, FI-Mosse, AR-Repubblica, GR-Sonnino, LU-Micheletto) e 4 di fondo non in capoluogo di provincia. 2 stazioni su 34, infine, supererebbero il limite dei 18 superamenti della media giornaliera del PM10; ricordiamo che questa è la situazione riferita al 2025, se guardiamo agli anni precedenti la situazione sarebbe nettamente peggiore: nel 2023 12 su 34 e nel 2024 13 su 34.
I nuovi standard previsti dalla Direttiva UE 2024/2881 dovranno essere raggiunti entro il 2030; quali sono le previsioni per la nostra regione e quali passi si stanno facendo su questo versante?
Osservando il tasso e la velocità di diminuzione degli inquinanti dal 2015 ad oggi, a parità di interventi ed azioni, sarà difficile che la nostra regione, come del resto molte altre regioni italiane, possa rispettare tale scadenza. La Direttiva prevede però che ogni regione entro il 2028 definisca una propria tabella di marcia per dettagliare come pensa di soddisfare il rispetto dei limiti; come ARPAT stiamo collaborando ai tavoli ministeriali a supporto della regione Toscana e insieme al consorzio Lamma, per le attività finalizzate al recepimento della Direttiva.
La nuova Direttiva introduce l’obbligo di definire i cosiddetti “supersiti” a livello nazionale per il monitoraggio avanzato, specialmente in aree urbane e rurali. Cosa si prospetta da questo punto di vista per la Toscana?
Quest’anno ed il prossimo saranno molto intensi per la nostra regione per le attività che riguardano il recepimento della Direttiva ed in particolare proprio per la valutazione dell’opportunità di definire un supersito. Dovranno essere fatti ulteriori approfondimenti e dovrà essere rivalutata tutta la rete e le sue postazioni; la nuova Direttiva non parla più infatti di stazioni di fondo/traffico/industriale ma solo di stazioni di fondo e punti critici. A livello nazionale tutte le agenzie con le rispettive regioni stanno dando un supporto per la definizione di questi punti critici che la Direttiva definisce come i siti all’interno di una zona con le concentrazioni più elevate alle quali è probabile che la popolazione sia esposta, direttamente o indirettamente. Tra le pressioni indicate: il traffico, l’utilizzo delle biomasse, la presenza di porti, aeroporti e aree industriali. Ci dovrà quindi essere anche da parte della nostra Regione una rivalutazione di tutta l’attuale rete in relazione all’identificazione di potenziali nuovi punti definiti critici. Le stazioni di fondo urbano esistenti rappresentano bene l’esposizione media della popolazione della Toscana con un numero di centraline molto ridondante rispetto al minimo previsto dalla normativa sia attuale sia futura, come confermato anche dalla modellistica sviluppata da LaMMA.
Tutta questa valutazione spetterà ovviamente alla Regione Toscana con il supporto di ARPAT e LaMMA e sarà sviluppata in un’ottica di collaborazione con le altre Regioni e gli uffici ministeriali. La Commissione europea, nel mese di giugno, emanerà una specifica linea guida per fornire dettagli tecnici sulla determinazione della rappresentatività spaziale dei punti di campionamento.
Ricordiamo che sulla rappresentatività delle stazioni, che risulta un punto critico europeo, la Regione Toscana ha investito già in applicazione della vigente Direttiva, grazie al lavoro del consorzio Lamma e di ARPAT, che hanno applicato metodi sviluppati dall’ENEA.
Oltre a piani, politiche, incentivi pubblici, anche il cittadino con le sue scelte ed azioni quotidiane può contribuire al miglioramento della qualità dell’aria. Che consigli possiamo dare su questo fronte?
Il primo ambito di possibile intervento è sicuramente la mobilità. Ricorrere meno all’auto e optare per altre modalità di trasporto sarebbe la miglior soluzione ma l’uso dell’auto, nella nostra quotidianità, risulta spesso una scelta obbligata e quindi un mezzo di trasporto di cui non possiamo fare a meno. Le auto emettono sostanze inquinanti, in primo luogo nel momento in cui avviene la combustione del carburante, ma producono anche particolato a causa dell’usura degli pneumatici e dei freni. Le emissioni possono variare molto da veicolo a veicolo, e quindi la scelta della tipologia di auto è determinante ma anche il modo in cui guida il conducente, a partire dalla modalità e velocità di andatura. Un secondo ambito è quello delle emissioni da riscaldamento domestico adottando comportamenti consapevoli e attenzioni. In particolare, quando non ci siano altre possibili forme di riscaldamento, si può intervenire sia sull’uso e manutenzione delle apparecchiature, sia sulla qualità del combustibile (es. legna o pellet).
