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Letture verdi, a colloquio con Isabella Saggio

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Isabella Saggio risponde alle domande sul testo One health, Pensare le emergenze del pianeta

One Health, Pensare le emergenze del pianeta, a cura di Vittorio Lingiardi e Isabella Saggio ci introduce al tema della complessità e invita alla costruzione di un mondo più equo, perché il pianeta dove viviamo chiede aiuto e la nostra sopravvivenza è fortemente connessa alla terra. Prenderci cura della nostra salute significa affrontare il tema in relazione alla salute dell’ambiente e degli esseri viventi, non solo quella di noi umani, ma anche quella di fauna e flora, dei mari, dell’aria, della terra. One Health propone un approccio olistico di studio e analisi, facendo dialogare competenze scientifiche interdisciplinari, offrendo una visione rigorosa, articolata e comprensibile al tempo stesso. È necessario un nuovo paradigma scientifico e culturale che metta insieme i diversi saperi e le diverse discipline per affrontare ogni aspetto della crisi globale (cambiamento climatico, pandemie, zoonosi, perdita di biodiversità, guerre).

A Isabella Saggio genetista e curatrice insieme a Lingiardi del saggio One Health, nonché fondatrice del Master One Health all’Università La Sapienza abbiamo rivolto alcune domande.

Da dove nasce l’idea e qual è la peculiarità di questo saggio?

L’idea di One Health nasce dalla consapevolezza che la salute è una sola: quella del pianeta, degli animali e degli esseri umani sono interconnesse. L’approccio One Health nasce come necessità del nostro tempo, non solo scientifica ma anche culturale, etica e politica. Sono questi, infatti, i temi al centro del dibattito del Nationality Biodiversity Future Centre, una rete di duemila scienziati, impegnati nella ricerca applicata e nella divulgazione scientifica. L’approccio One Health, ufficializzato nel 2017 dall’OMS, si basa sull’integrazione di discipline diverse, sul superamento della frammentazione dei saperi e sul riconoscimento che la salute umana, quella animale e quella dell’ecosistema sono collegate indissolubilmente. Per prenderci cura della salute abbiamo bisogno di moltiplicare sinergicamente i diversi punti di vista. Per questo, il volume approfondisce il tema “salute” offrendo quattordici contributi interdisciplinari di diversi studiose/i, scienziate/i e intellettuali: dalla lezione di David Quammen, che esplora il tema mostra il legame tra deforestazione, perdita della biodiversità allevamenti intensivi ed epidemie, al concetto di One Health applicato alla salute e al restauro di nostri mari di Simonetta Fraschetti, al contributo Lingiardi e Liotti che attraverso l’analisi di fenomeni come ecoansia e negazionismo climatico mostrano come la psicologia possa aiutarci a comprendere difese psicologiche e comportamenti collettivi. E poi Barbara Pezzini che ci guida alla scoperta del One Health come modello innovativo nel diritto, in grado di orientare un cambiamento culturale e sociale nel segno dell’equità e del rispetto della salute, mentre Stefano Boeri immagina le città come ecosistemi viventi. E infine, solo per citarne alcuni, lo scrittore Paolo Giordano ci invita a riflettere sulle ferite che i conflitti lasciano sui corpi, le città e gli ecosistemi. Sono quattordici contributi, ognuno con la propria prospettiva basata sulle competenze specifiche

A quale pubblico si rivolge?

Il libro si rivolge a un pubblico ampio: giovani e meno giovani, perché la società ha bisogno del patrimonio esperienziale di tutti, superando barriere generazionali. Abbiamo ricercato la collaborazione di Zerocalcare che ha firmato una divertente copertina perché Zerocalcare è un personaggio che ha un target di pubblico molto trasversale, non solo giovanissimi.

Il paradigma One Health non è un concetto completamente nuovo ma è nuovo l’ambito planetario e globale. Tuttavia, il concetto fa fatica a diffondersi oltre i confini degli addetti ai lavori, quali sono gli strumenti per diffondere questo approccio?

Il concetto esiste da tempo, ma resta confinato agli esperti per mancanza di comunicazione efficace e trasversale. I motivi principali sono la difficoltà di rendere accessibile un tema complesso e la tradizione disciplinare, entrambi impediscono un racconto condiviso. Per cambiare paradigma è necessario ovviamente investire in educazione (education in senso ampio) e formazione, promuovendo a tutti i livelli la divulgazione scientifica. L’approccio interdisciplinare deve essere al centro della formazione dei/delle giovani scienziati/e. Infatti, il libro, nasce anche dall’esperienza dei due i due Master “One Health” e “La scienza nella pratica giornalistica” dell’Università La Sapienza. I giovani laureati/e avranno il compito di integrare la voce scientifica e il metodo scientifico nei processi decisionali della politica e nella divulgazione della conoscenza per affrontare le sfide ambientali e di salute pubblica.

In che modo l’approccio One Health potrà cambiare il nostro approccio alla realtà? Come conoscenza e saperi possono tradursi in azione?

One Health cambia la realtà promuovendo una cultura scientifica nei processi decisionali: porta il rigore scientifico ai tavoli politici, dove scienziati/e, giovani formati e policy makers collaborano insieme per l’interesse collettivo. La conoscenza si traduce in azione attraverso percorsi trasversali, come il National Biodiversity Future Center, network apolitico che mette in rete oltre cinquanta partners (università, istituzioni, aziende) per ricerca applicata, formazione e comunicazione su biodiversità in ottica One Health. Il sapere diventa azione quando usciamo dall’Accademia; come la formazione post-laurea che insegna a scrivere policy, diplomazia scientifica internazionale e comunicazione innovativa.

Nel suo saggio illustra le microscopiche dinamiche che regolano il comportamento degli organismi viventi. In che misura e in che modo l’osservazione di ciò che è molto piccolo può aiutarci a comprendere meglio il mondo?

Osservare il microscopico – come genetista studio dinamiche genetiche umane – rivela le interdipendenze alla base della vita, essenziali per One Health; aiuta a comprendere il mondo mostrando come salute individuale, animale e planetaria siano connesse a livello molecolare. Bisogna saper raccontare il proprio sapere, non bisogna cercare di deformare il racconto, bisogna fare uno sforzo per divulgare il sapere scientifico. Credo che questo sia la base della conoscenza, nella cultura di un paese. La mia esperienza di scienziata mi ha portato a imparare a fare uno sforzo per raccontare il sapere scientifico e questo non significa non rispettare il proprio sapere, ma renderlo disponibile.

Come integrare il linguaggio scientifico nella comunicazione destinata ad un vasto pubblico per affrontare le sfide globali?

Occorrono strumenti innovativi: formazione interdisciplinare come i master interdisciplinari, come quelli su One Health o sul giornalismo scientifico che precedentemente citato, ed investire in educazione continua per tutte le età. Sul piano del linguaggio, i moderni festival della scienza sono occasioni per veicolare la cultura scientifica, ma anche i TEDx talk e la comunicazione “splatter” (approccio comunicativo che utilizza in forma iperbolica immagini cruente) sintetica e rigorosa ma non noiosa. Bisogna saper confezionare il messaggio con creatività e rigore scientifico perché la comunicazione rischia di essere noiosa se il messaggio scientifico non è ben “confezionato. Bisogna saper osare nella narrazione delle diverse discipline salvaguardando il rigore scientifico. Non si tratta di un’operazione facile ma fermarsi al contenuto scientifico senza adeguata attenzione al linguaggio è come voler suonare Mozart, abbigliati forzatamente da Mozart. Il pubblico apprezza Mozart anche se i musicisti non sono vestiti con i costumi e le parrucche dell’epoca.