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Fitofarmaci nelle acque: esiti del monitoraggio ambientale di ARPAT

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Residui in oltre metà delle acque monitorate in Toscana

I prodotti fitosanitari (di seguito indicati come fitofarmaci), utilizzati in agricoltura per proteggere le colture da organismi nocivi, parassiti e malattie comprendono insetticidi, fungicidi ed erbicidi. Tali sostanze possono esercitare pressioni sull’ambiente, in particolare sulle acque superficiali e sotterranee, e comportare rischi per la salute umana.

ARPAT, nell’ambito del monitoraggio delle acque della Toscana, esegue le analisi dei residui di fitofarmaci in campioni di acque sia superficiali (fiumi, laghi e acque di transizioni) che sotterranee. Le stazioni di monitoraggio su cui vengono effettuate tali ricerche sono selezionate in base all’analisi delle pressioni, con particolare riferimento alle attività agricole e vivaistiche.

Nei campioni, ARPAT ricerca varie sostanze attive rilevanti per il territorio toscano, tra cui l’erbicida Glifosate ed il principale prodotto di degradazione, l’acido aminometilfosfonico (AMPA). L’elenco delle sostanze è aggiornato periodicamente secondo i criteri contenuti nelle Linee Guida del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente – SNPA.

Tra il 2018 e il 2025, ARPAT ha ricercato i fitofarmaci in più della metà delle stazioni di monitoraggio.

stazioni monitorate per fitofarmaci

In più della metà delle stazioni monitorate è stata rilevata almeno una sostanza attiva con concentrazione superiore al limite di quantificazione (LOQ), evidenziando una diffusa presenza di residui nell’ambiente acquatico. Le categorie di acque maggiormente interessate risultano i fiumi le acque di transizione, seguite dai laghi e dalle acque sotterranee.

stazioni con concentrazione superiore al limite di quantificazione

È importante distinguere tra presenza di residui e superamento degli standard normativi: il semplice superamento del LOQ indica la presenza della sostanza, ma non implica necessariamente un impatto sullo stato chimico. Quest’ultimo è valutato rispetto agli Standard di Qualità Ambientale (SQA), generalmente espressi come concentrazione media annua (SQA-MA) o concentrazione massima ammissibile (SQA-CMA). In molti casi, pur in presenza di residui quantificabili, le concentrazioni medie annuali risultano inferiori agli SQA e quindi compatibili con uno stato ambientale buono.

Tre quarti delle stazioni monitorate è risultato conforme agli SQA. La situazione più critica si osserva nei fiumi, che mostrano un trend complessivamente in diminuzione nel periodo considerato, con un incremento nel 2024 e 2025. Le acque di transizione presentano un andamento più variabile, mentre laghi e invasi evidenziano una tendenza alla diminuzione con un incremento nel 2025. Le acque sotterranee mostrano invece una situazione generalmente più favorevole.

stazioni con residui superiori Standard di Qualità Ambientale

Gli esiti del monitoraggio svolto da ARPAT possono essere consultati