Conclusa la Festa dell’Acqua: una giornata di laboratori e seminari dedicati alla risorsa idrica
All’iniziativa del 21 marzo, organizzata da Legambiente Toscana, per celebrare la conclusione del progetto “I paesaggi dell’acqua” ha partecipato anche Pietro Rubellini, direttore generale di ARPAT
“I paesaggi dell’acqua” è un progetto volto a sensibilizzare, informare e formare la cittadinanza sulle conseguenze della crisi climatica sulla risorsa idrica, in particolare sugli ecosistemi fluviali e sulla loro relazione con gli esseri umani. Dal mese di settembre 2025 a oggi sono state organizzate quattro uscite sul campo per monitorare i diversi fiumi toscani, caratterizzati da diverse gestioni e problematiche, fino a culminare nell’evento del 21 marzo, la Festa dell’Acqua, durante il quale si è affrontato il tema della gestione della risorsa idrica e della sua relazione con la crisi climatica.
La Festa dell’Acqua ha preso il via con una serie di letture sull’acqua e con un laboratorio di educazione ambientale, seguito da un seminario scientifico dedicato agli ecosistemi fluviali e al clima che cambia con Paolo Masetti, presidente ANBI Toscana, Elena Bartoli dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale, Pietro Rubellini, Direttore Generale ARPAT e Federico Gasperini, Direttore di Legambiente Toscana.
Il direttore generale, Pietro Rubellini, ha sottolineato come gli effetti del cambiamento climatico incidono sulla quantità e qualità delle acque superficiali. Le piogge intense e di breve durata, non permettendo all’acqua di penetrare nel sottosuolo, contribuiscono all’abbassamento delle falde acquifere e i corsi d’acqua superficiali hanno difficoltà a smaltire i picchi di portata. Questa situazione incide anche sulla qualità delle acque sotterranee dove si osserva una concentrazione di inquinanti e il riaffiorare di inquinanti fossili. Durante i periodi di magra, invece, si concentrano gli inquinanti nelle zone di ristagno dei corsi d’acqua superficiali.
La biodiversità delle acque superficiali, ha aggiunto Rubellini, viene poi alterata dall’arrivo di specie aliene vegetali e animali peculiari di altri habitat. Queste vengono avvantaggiate anche dalle caratteristiche chimico-fisiche delle acque che cambiano con il riscaldamento globale, che fa registrare temperature alte in estate e miti in inverno.
A titolo di esempio, il “Millefoglio Americano” è una delle specie alloctone, note per la loro capacità di espandersi rapidamente e modificare profondamente gli ambienti che colonizzano, come nel Lago di Porta (tra Massa e Lucca), oppure la cosiddetta erba degli alligatori (Alternanthera philoxeroides, dal Sud America) nell’Arno fiorentino che altera profondamente la struttura dell’ecosistema e favorisce l’insediamento di altre specie invasive. Tra le specie animali, ricordo il gambero rosso della Louisiana (detto anche gambero killer per la sua voracità), che ha invaso il lago di Massaciuccoli fin dagli anni ’90 ed ora si è diffuso in gran parte dei corsi d’acqua della Penisola, isole comprese.
Federico Gasperini ha chiesto al direttore generale di ARPAT quali sono le azioni di adattamento, a breve termine, per preservare qualità ambientale ed ecosistemica a fronte dei anche risultati dei monitoraggi effettuati dall’Agenzia?
Rubellini ha risposto che, nell’immediato, due sono gli interventi prioritari. In primis, trattenere acque delle piogge tramite la costruzione di piccoli invasi sul territorio. Con la risorsa idrica sempre più minacciata dalla siccità, gli invasi sono strumenti preziosi per preservarla perché si trasformano in fonti di approvvigionamento idrico permettendo di accumulare le riserve durante l’inverno in modo da poterle utilizzare quando l’acqua scarseggia.
Inoltre, sarà sempre più necessario incrementare l’infiltrazione di acque nel sottosuolo attraverso la costruzione di casse di ricarica delle falde. Si tratta di un’importante soluzione contro gli sprechi idrici e ne abbiamo un esempio nel nuovo impianto a Suvereto (Livorno) per la ricarica di falda acquifera sotterranea della piana della val di Cornia a forte sfruttamento agricolo.
Infine, occorre intervenire sulle reti fognarie e su depuratori in modo da renderli compatibili con i nuovi afflussi meteorici, che in occasione di piogge intense di breve durata, attivano gli scolmatori di piena, immettendo scarichi nei fiumi, o mettono in crisi gli stadi biologici dei depuratori, determinando il cd cosiddetto fenomeno del “bulking del fango”, ovvero il fango perde la capacità di sedimentare correttamente, causando un aumento dei solidi sospesi, inefficienze nel processo depurativo e possibili superamenti dei limiti di scarico.
L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con il Quartiere 4 di Firenze.
Foto di Gerhard Bogner da Pixabay
