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Api in declino: rischio per l’ecosistema e la produzione alimentare

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Intervista a Duccio Pradella, Presidente dell’Associazione Regionale Apistici Toscani (ARPAT)

In un mondo sempre più minacciato dal cambiamento climatico, le api – impollinatori essenziali per un terzo del nostro cibo – stanno vivendo un declino allarmante. Duccio Pradella, Presidente dell’Associazione Regionale Apistici Toscani (ARPAT), ci illustra le cause di questa crisi e le possibili soluzioni.

Qual è il valore e l’importanza delle api da miele per l’ambiente e per la tutela della biodiversità?

Innumerevoli ricerche scientifiche ci indicano quanto siano importanti gli insetti impollinatori sia per il mantenimento degli ecosistemi sia per le produzioni agricole. Si ritiene che circa il 75% del cibo che mangiamo dipende dall’attività di impollinazione e che circa il 90% delle piante selvatiche si riproducono grazie agli impollinatori. Senza gli impollinatori il carrello della spesa si svuoterebbe, niente frutta e verdura ma con un effetto domino estremamente rapido verrebbero a mancare poi carne, latte, uova. Sulla terra sono presenti oltre 200mila specie di insetti impollinatori e più di 20mila appartengono al genere Apis. Si ritiene che molte di queste specie siano in forte diminuzione e circa il 30% sia a rischio di estinzione. Agricoltura intensiva, uso crescente di pesticidi, perdita degli habitat, cambiamenti climatici, diffusione di specie aliene e parassiti sono alcuni dei problemi. Anche l’ape da miele è soggetta a queste problematiche. Purtroppo, l’ape da miele non riesce più a sopravvivere allo stato selvatico, e solo grazie al lavoro degli apicoltori (che provvedono, ad esempio a nutrire l’insetto quando eventi meteorologici estremi azzerano le fonti di nettare e polline), l’ape da miele riesce ad essere presente in modo capillare nei territori. L’apicoltore da produttore di miele si è trasformato in custode delle api, una sorta di “custode della biodiversità”. Sostenere l’apicoltura significa sostenere la biodiversità. Il valore ecosistemico di un alveare è stimato essere intorno ai 1400-1500 euro; in Toscana dove si contano circa 120mila alveari possiamo stimare un valore intorno ai 170 milioni di euro.

Dai dati ISPRA 2020 in tutta l’Unione Europea ci sono 600mila apicoltori che gestiscono 17 milioni di alveari con una produzione di circa 250 mila tonnellate di miele l’anno (Fonte Ispra ). Qual è la produzione di miele in Italia e in Toscana? E i tassi di mortalità delle api colpiscono anche la nostra regione?

Dai dati sulla produzione di miele dell’Osservatorio Nazionale Miele e sugli alveari censiti nella Banca Dati Apistica Nazionale, nel 2025 in Italia sono state prodotte circa 31mila tonnellate di miele con quasi 1,6 milioni di alveari. La Toscana con 1.912 tonnellate produce il 6% del miele nazionale con circa 117 mila alveari (l’8% del totale nazionale). Dopo anni di crescita, dal 2024 il numero di alveari in Italia risulta in lieve calo. In Toscana il calo è stato del 3% circa. Questa tendenza, da monitorare nei prossimi anni, rappresenta un campanello d’allarme di una potenziale difficoltà strutturale del settore a causa del declino della produttività e dell’aumento dei costi di gestione. Per quanto riguarda la mortalità, secondo i dati dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, raccolti con il questionario Coloss, negli ultimi anni le perdite di colonie invernali sono state del 17-18%. Queste perdite, che hanno colpito la maggior parte degli apicoltori, sono dovute principalmente a problemi delle api regine, alle calamità naturali e alla debolezza delle colonie legata alla mancanza di cibo per scarsità di risorse naturali o a parassiti come l’acaro “varroa”.

Le attuali conoscenze scientifiche suggeriscono che il declino delle api non è dovuto a un solo fattore di rischio, allora quali sono le cause multifattoriali?

Oggi vi sono numerosi fattori che causano il declino degli insetti impollinatori. Le api da miele sono sentinelle ambientali e ci “raccontano” la qualità dell’ambiente in cui vivono. Ogni alveare conta infatti circa 20mila api bottinatrici, che raccolgono nettare, polline, propoli, acqua, polveri, in un raggio di tre chilometri intorno all’alveare (una superfice pari a circa 4000 campi da calcio) eseguendo migliaia di campionamenti ogni giorno. L’impiego di insetticidi (come ad esempio i neonicotinoidi), erbicidi e fungicidi danneggia direttamente la salute degli insetti o elimina le piante spontanee di cui si nutrono. Le monoculture riducono inoltre la varietà alimentare disponibile. L’introduzione occasionale di specie non native (come la Vespa velutina) e la diffusione di parassiti (come l’acaro Varroa destructor) ogni anno causano la morte di numerosi alveari. Recenti studi dell’Università di Firenze ipotizzano che anche le microplastiche possano avere effetti negativi sugli insetti impollinatori.

I cambiamenti climatici esercitano una delle maggiori pressioni sugli habitat naturali e sulle specie animali. In che misura i cambiamenti climatici stanno influenzando il processo di impollinazione e la produzione?

Gli impollinatori sono in stretta simbiosi con il mondo vegetale, si nutrono di polline e nettare, prodotti dalle piante. Negli ultimi anni sono sempre più frequenti eventi climatici estremi: inverni eccessivamente caldi, ritorni di freddo primaverili, periodi di siccità estrema, ondate di caldo, aumento delle giornate ventose sono tutti fenomeni che mettono in crisi il mondo vegetale e di conseguenza gli insetti impollinatori. Gli eventi meteorologici estremi, spesso, alterano i cicli di fioritura, creando uno sfasamento temporale tra la disponibilità di cibo e i periodi di attività degli insetti. La repentinità con cui si manifestano i cambiamenti climatici non permettono l’adattamento di piante e insetti. Gli equilibri, che si sono creati attraverso lunghi periodi di evoluzione, oggi vengono rapidamente alterati, creando enormi preoccupazioni per il futuro.

Quali sono i rimedi al declino delle api? Che cosa sta facendo l’Associazione toscana di produttori apistici per contrastare la perdita di api?

Per contrastare il declino delle api sono necessarie urgenti scelte politiche a livello mondiale, nazionale e locale che portino a una riduzione dell’uso di pesticidi, al ripristino della biodiversità, alla pratica di un’agricoltura sostenibile e a contrastare le cause dei cambiamenti climatici. L’Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani (ARPAT), in collaborazione con le altre Associazioni di apicoltori toscane e con il sostegno dalla Regione Toscana, è attiva su più fronti per mitigare le perdite di alveari. Da anni, l’Associazione assiste a livello tecnico gli apicoltori nella gestione degli alveari al fine di trasmettere metodiche di controllo delle patologie, parassiti e predatori sempre aggiornate. Grazie all’attività di sensibilizzazione nei confronti delle istituzioni, negli anni sono stati siglati importanti accordi con vari comuni, in primis con il Comune di Firenze, a tutela delle api, degli impollinatori e dell’ambiente. In questo modo, le amministrazioni locali si impegnano ad una corretta gestione del verde pubblico che privilegi la messa a dimora di piante nettarifere ma anche il mantenimento di aree allo stato selvatico, ricche di biodiversità vegetale e la riduzione dell’impiego di pesticidi. Inoltre, la Regione Toscana ha avviato importanti misure di sostegno economico all’apicoltura; tra queste, la misura agro-climatica ambientale del Piano di Sviluppo Rurale, che riconosce agli apicoltori un aiuto economico per garantire la presenza di alveari in determinate aree di particolare interesse ambientale, con l’obiettivo di invertire la perdita di biodiversità, migliorare i servizi ecosistemici e preservare habitat e paesaggi! Evidenzio che la Regione Toscana, ad oggi, è l’unica regione ad aver finanziato un piano di gestione della Vespa Velutina, specie aliena, che si nutre di api e insetti impollinatori.

L’apicoltura oggi è in grossa difficoltà anche perché subisce una concorrenza sleale nel mercato dei prodotti dell’alveare. Un’indagine della Commissione Europea ha rilevato che quasi il 46% del miele importato è sospettato di essere falso, adulterato con sciroppi di zucchero (riso, grano, barbabietola). Purtroppo, le aziende apistiche professionali che detengono circa l’80% del patrimonio apistico regionale sono in grossissima difficoltà perché faticano a vendere le proprie produzioni a cifre remunerative.

Che cosa può fare il consumatore?

Nell’immediato ognuno di noi può sostenere l’apicoltura acquistando prodotti dell’alveare del territorio. Ricordiamo che miele, polline, propoli e pappa reale sono prodotti di valore assoluto con proprietà nutraceutiche importanti. È importante leggere attentamente l’etichetta, acquistare miele del territorio, miele italiano e in particolare miele toscano! Solo così si ha la garanzia di avere un prodotto di alta qualità e al contempo il consumatore contribuisce alla sopravvivenza dell’apiario toscano e alla tutela dell’ambiente della nostra regione.