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Annuario dei dati ambientali 2025: tavola rotonda con le Associazioni ambientaliste

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La tavola rotonda con i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, Amici della Terra Toscana, WWF Toscana e Legambiente Toscana, sui nuovi stili di vita e sulle buone pratiche per accompagnare la transizione ecologica e rafforzare il contrasto al cambiamento climatico.

La seconda parte della giornata dedicata alla presentazione dell’Annuario dei dati ambientali della Toscana 2025 è stata caratterizzata dalla tavola rotonda con le associazioni ambientaliste, Amici della Terra Toscana, WWF Toscana e Legambiente Toscana, sui nuovi stili di vita e sulle buone pratiche per accompagnare la transizione ecologica e rafforzare il contrasto al cambiamento climatico.

Le buone pratiche e stili di vita per la transizione ecologica e il contrasto al cambiamento climatico rappresentano un pilastro fondamentale per il futuro sostenibile della Toscana e le azioni concrete e condivise possano accelerare il passaggio verso un’economia circolare e a basse emissioni.

Il Direttore generale di ARPAT, Pietro Rubellini, ha aperto i lavori della tavola rotonda con una riflessione per capire quanto sia importante, rispetto alle problematicità che emergono dai dati rilevati con le misurazioni dell’Agenzia rappresentate nell’Annuario, l’azione di ogni singolo individuo sull’ambiente che ci circonda, tema più che mai importante da affrontare nella giornata del 16 febbraio, dedicata al risparmio energetico e agli stili di vita sostenibili come strumenti concreti per affrontare la crisi climatica.

L’Agenzia in questi ultimi anni ha adottato alcune buone pratiche nella propria organizzazione per ridurre l’impatto ambientale, tra queste: efficientamento energetico dei propri edifici con installazione di pannelli fotovoltaici per l’autoproduzione energetica e programmi di riciclo avanzato attraverso la donazione di PC usati a scuole e enti, estendendo il ciclo vita dei dispositivi e riducendo i rifiuti elettronici; mobilità elettrica con flotte di veicoli a zero emissioni, nomina del Mobility Manager per ottimizzare gli spostamenti del personale.

Dopo l’inserimento nella flotta aziendale di veicoli a trazione elettrica, il secondo step che si è realizzato, è stato quello relativo agli spostamenti casa-lavoro del personale per ridurre l’uso del mezzo di trasporto privato individuale a trazione termica e favorire il decongestionamento del traffico nelle aree urbane e ridurre le emissioni nocive di CO2. Per fare questo, ARPAT mette a disposizione del proprio personale agevolazioni per abbandonare l’auto privata a favore del trasporto pubblico ed incentivi a favore della mobilità a piedi, in bicicletta e in monopattino nel percorso casa-lavoro.

Nel 2025, sono stati attivati 79 abbonamenti annuali a bus/Pegaso con Autolinee Toscane e abbonamenti annuali a treno/Pegaso con Trenitalia. Inoltre, 182 dipendenti ricevono incentivi economici per gli spostamenti casa-lavoro effettuati a piedi, in bicicletta o in monopattino.

A fronte dei dati presentati il Direttore generale di ARPAT ha chiesto ai rappresentanti delle Associazioni ambientaliste quanto è importante e che cosa si potrebbe fare in più per cambiare gli stili di vita dei singoli individui e avere dei risultati su questi parametri.

Guido Scoccianti di WWF Toscana ha precisato che i dati presentati sono fondamentali e ci devono guidare nelle scelte verso il futuro; la Regione ha un ruolo ed una responsabilità eccezionale in questa legislatura che dovrà portarci al 2030 con tutta una serie di obiettivi da conseguire, ancora in buona parte lontani. La Regione, le istituzioni e tutti i cittadini con i propri stili di vita devono essere molto coraggiosi nelle scelte da compiere.

Siamo di fronte ad una doppia crisi, sia climatica che della biodiversità, due crisi mondiali strettamente collegate. Queste due crisi, sottolinea Scoccianti, devono privilegiare l’impegno, sugli stili di vita con il risparmio energetico e con il lavoro sulle rinnovabili ma anche capire come le istituzioni possono determinare queste trasformazioni sulla base degli obiettivi da raggiungere.

Oltre alla sensibilizzazione e all’educazione occorrono degli strumenti normativi e cogenti per arrivare a delle trasformazioni, ad esempio per raggiungere il 30% delle aree protette dobbiamo avere la forza ed il coraggio di aumentare la tutela per raggiungere certi obiettivi.

Per affrontare i cambiamenti climatici occorre lavorare sul risparmio, sulle energie rinnovabili ma anche sulle cosiddette Nature Based Solutions per favorire e tutelare quelle soluzioni naturali che ci aiutano a contrastare il cambiamento climatico ed essere più resilienti; ad esempio la politica forestale regionale è importante perché la Toscana ha la maggiore copertura forestale d’Italia che rappresenta un serbatoio fondamentale per l’assorbimento della CO2, oltre a tutti i vantaggi sulla difesa del suolo.  Attualmente, però, le foreste sono gestite con un’attività di taglio molto elevata e finalizzata a cippato impiegato per le biomasse che creano altri problemi di inquinamento atmosferico.

Il WWF chiede, a questo riguardo, una svolta nella politica forestale, una politica forestale più lungimirante che pensi all’alto fusto anche come una filiera economica per il legno di qualità. La Regione con delle scelte importanti e lungimiranti, potrebbe influire fortemente su quelli che sono i nostri impatti sia per le energie rinnovabili che su tante altre politiche per l’ambiente, l’invito quindi è quello di passare da questi dati a scelte anche forti, innovative e coraggiose perché non abbiamo più tempo a disposizione.

Per Fausto Ferruzza di Legambiente Toscana, l’Annuario è un punto di riferimento fondamentale per discutere di cose concrete e per le attività che le istituzioni possono mettere in campo per rispondere alla crisi in atto.

Per stimolare stili di vita più sostenibili bisogna partire dal diritto alla conoscenza, che, in questa fase pericolosa, è spesso tacitata. Il dato che sta sopra a tutti quelli illustrati nell’Annuario è quello fornito dal centro di ricerca d’eccellenza che si trova in Toscana sul Monte Cimone sulla concentrazione di CO2 in atmosfera, 432 ppm (parti per milione). La comunità scientifica afferma che siamo sull’orlo del baratro, perché tra 450 e 480 parti per milione, si potrebbero innescare meccanismi non reversibili che potrebbero mettere in serio pericolo l’abitabilità del pianeta per la nostra specie.

Quindi l’auspicio, precisa Ferruzza, è che tutti i cittadini di buona volontà, tutte le istituzioni, si attivino in modo leale e collaborativo, aperto per conoscere il dato e in qualche modo contrastarlo perché questo non diventi pericoloso per la nostra specie. Purtroppo, manca questa consapevolezza collettiva della gravità della situazione, dobbiamo chiamarci a una corresponsabilità collettiva che sia vera, cogente e coerente con la gravità degli eventi in corso, sollecitando a prendere in considerazione ed attaccare le cause che hanno determinato il disastro delle 432 ppm e di tutti gli inquinanti presentati nei dati di ARPAT.

Bisogna riflettere sull’attuale modello economico, ancora fortemente alimentato dall’energia fossile, per attuare politiche di decarbonizzazione, che stanno alla base dei molti problemi che affliggono l’ambiente e determinano il cambiamento del clima. Quindi occorre, prima di tutto, cambiare il modello energetico, sia attraverso il risparmio e l’efficientamento che con la rivoluzione gentile delle rinnovabili, diffusa, decentrata e costruita sui bisogni dei territori. Abbiamo fonti che sono gratuite come l’acqua, il sole e il vento che non ci fanno dipendere dall’estero per cui dobbiamo prenderci tutti la responsabilità collettiva di fare la rivoluzione gentile anche nei nostri territori, nel nostro “giardino”.

Secondo Manrico Benelli di Amici della Terra Toscana la questione degli stili di vita è importante, stimolare la responsabilità collettiva e la sensibilizzazione è fondamentale ed occorre anche percepire la responsabilità individuale dei nostri comportamenti, ad esempio riguardo all’alimentazione. Non è pensabile andare a fare la spesa e dover continuamente rincorre il prezzo più basso per riempire il carrello o comprare i beni di abbigliamento a basso costo.

Questo modello favorisce l’ingresso di tutte le pratiche negative che determinano forti impatti ambientali, come l’idroesigenza delle produzioni, le condizioni aberranti dell’allevamento degli animali. I costi sempre più bassi per la produzione di certi beni provoca un disastro ambientale in alcune aree del pianeta, per cui è fondamentale partire anche dalla responsabilità individuale, da una consapevolezza che le scelte che facciamo hanno sicuramente un impatto sulle matrici ambientali del pianeta.

Sul canale Youtube di ARPAT è disponibile il video dell’evento