Vai al contenuto

Presentazione Annuario dei dati ambientali della Toscana 

Pubblicato il:

Interventi istituzionali e sintesi tecnica del Direttore tecnico

Apre la giornata di presentazione dell’Annuario, l’assessore regionale all’ambiente, David Barontini, sottolineando come questa iniziativa rappresenti un passaggio strategico per valutare non solo lo stato delle matrici ambientali: aria, acqua, suolo, mare ma anche l’efficacia delle politiche regionali messe in campo. In un contesto segnato dagli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici su territori, imprese e cittadini, l’Annuario diventa uno strumento essenziale per misurare la resilienza del sistema regionale e orientare eventuali interventi correttivi.

La Regione riconosce che questo strumento informativo è il risultato del lavoro qualificato di ARPAT e delle sue professionalità, impegnate quotidianamente nella tutela del patrimonio ambientale toscano.

Dai dati emergono segnali di miglioramento accanto a criticità ancora persistenti: per questo è necessario mantenere alta l’attenzione e proseguire con determinazione nelle scelte strategiche, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’ambiente e, insieme, la qualità della vita delle persone.

Il direttore generale di ARPAT, Pietro Rubellini, ricorda che l’Annuario raccoglie i dati ambientali relativi al 2024 e che la presentazione, solitamente autunnale, è slittata per la concomitanza con le elezioni regionali.

L’Annuario, in futuro, dovrà essere pensato e riorganizzato anche in chiave “One Health”, per leggere in modo integrato salute umana e salute ambientale.

Sul fronte della qualità dell’aria, il 2024 segna un risultato significativo: il biossido di azoto è tornato entro i limiti normativi anche nell’agglomerato fiorentino, dato confermato dalle prime anticipazioni del 2025. Un esito attribuito alle politiche di gestione del traffico e al rinnovo degli impianti di riscaldamento. Le polveri sottili mostrano un trend in miglioramento, soprattutto nella Piana lucchese, dove le analisi indicano un contributo rilevante dell’abbruciamento di biomasse; per questo la Regione ha attivato incentivi per sostituire vecchie stufe e caminetti. Restano però criticità in vista dei nuovi limiti europei al 2030 e, in particolare, sull’ozono, per cui il rispetto dei valori appare ancora problematico.

L’altro comparto chiave è quello idrico. Le acque superficiali risultano più vulnerabili rispetto alle sotterranee, anche per gli effetti combinati di pressioni antropiche e cambiamento climatico. Le piogge intense e concentrate, sempre più frequenti dagli anni ’90, incidono sulla qualità delle acque di balneazione, soprattutto presso le foci fluviali, attivando sistemi di sfioro delle reti fognarie e determinando temporanei divieti di balneazione. Sul piano quantitativo, le precipitazioni brevi e violente non favoriscono la ricarica delle falde, mentre l’over pumping può trascinare in superficie inquinanti profondi. In Val di Cornia, inoltre, l’avanzata del cuneo salino sta aumentando la salinità dei suoli agricoli, contrastata con opere di ricarica artificiale delle falde.

Infine, il cambiamento climatico incide anche sulla biodiversità, favorendo la diffusione di specie aliene, come il granchio blu, e spostando verso nord la nidificazione della Caretta caretta, segnali concreti di un sistema ambientale in trasformazione.

Chiude la prima sessione della giornata, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che ringrazia ARPAT per il lavoro svolto e sottolinea come il patrimonio informativo prodotto dall’Agenzia sia fondamentale per orientare in modo consapevole la pianificazione delle politiche ambientali regionali. L’Annuario rappresenta uno strumento strategico, che deve rafforzare le sinergie istituzionali in una fase storica in cui l’ambiente, sempre più fragile, è destinato a occupare un ruolo centrale nel dibattito politico-amministrativo.

Tra le priorità indicate vi è la tutela della risorsa idrica: la Regione intende mantenerne la gestione in ambito pubblico, valorizzando economicamente i proventi affinché siano reinvestiti esclusivamente nel servizio idrico. Centrale anche il tema della difesa del suolo, percepita dai cittadini come esigenza primaria, che richiede conoscenza approfondita delle fragilità territoriali e interventi strutturali adeguati.

Giani richiama inoltre l’importanza della trasformazione sostenibile delle attività produttive, accompagnata da controlli efficaci.

In conclusione, evidenzia la necessità di ridefinire il modello di finanziamento di ARPAT, che dovrà essere pienamente integrato nel bilancio regionale, con l’obiettivo di garantire all’Agenzia le risorse necessarie per svolgere al meglio la propria funzione di presidio ambientale.

Sandra Botticelli, direttore tecnico di ARPAT da maggio a dicembre 2025, illustra l’Annuario 2024, che rappresenta una sintesi delle attività svolte dall’Agenzia e costituisce uno strumento operativo per cittadini e istituzioni, utile a orientare e verificare l’efficacia delle politiche ambientali.

Sulla qualità dell’aria, il quadro è complessivamente positivo: per la prima volta tutte le centraline rispettano il limite annuale di biossido di azoto previsto dalla normativa vigente, con un trend in miglioramento anche per il PM10. Tuttavia, se si applicassero già oggi i limiti più stringenti della nuova direttiva europea, una quota rilevante di stazioni non risulterebbe conforme, segnalando la necessità di ulteriori interventi. Restano criticità localizzate, come a Capannori per le polveri da biomasse. Benzo(a)pirene, benzene e acido solfidrico risultano, invece, sotto i limiti in tutto il territorio regionale.

Per le acque, il 2024 conclude un triennio di monitoraggio, iniziato nel 2022, su 260 punti di campionamento.

Lo stato ecologico dei corsi d’acqua registra un calo della classe “buono” rispetto al triennio precedente, anche in relazione a eventi alluvionali recenti, mentre lo stato chimico mostra un lieve peggioramento nei fiumi e un miglioramento nei laghi.

Le acque sotterranee restano sostanzialmente stabili.

I residui di fitofarmaci sono più frequentemente rilevati, senza superare gli standard ambientali, anche grazie a metodiche analitiche più sensibili.

Nel mare, il 75% della costa presenta uno stato ecologico buono, ma lo stato chimico non raggiunge l’obiettivo a causa del superamento degli standard nel biota.

Le acque di balneazione mantengono una qualità elevata nelle 277 aree monitorate, sebbene eventi meteorici intensi possano determinare criticità temporanee. In aumento le microplastiche flottanti rispetto al 2023, mentre diminuiscono i rifiuti spiaggiati, ancora lontani dagli obiettivi europei. Crescono le nidificazioni di Caretta caretta (24 nidi nel 2024, con successo riproduttivo del 50,5%).

Per il suolo, aumentano i siti di bonifica, soprattutto in aree industriali dismesse, con concentrazioni maggiori a Livorno e Massa Carrara. I rifiuti urbani mostrano una lieve diminuzione, mentre la raccolta differenziata raggiunge il 66%. Il consumo di suolo regionale si attesta al 6,2%.

Sugli agenti fisici, non si registrano superamenti nei controlli su impianti di telefonia e RTV; sul rumore, invece, oltre la metà delle attività produttive controllate presenta superamenti. Il monitoraggio della radioattività conferma un quadro sotto controllo, con un solo caso puntuale legato al radon nelle acque potabili.

Infine, i controlli sui sistemi produttivi evidenziano irregolarità nel 20% dei depuratori verificati e in una quota significativa di impianti soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale, confermando il ruolo centrale dell’attività ispettiva nel presidio delle pressioni ambientali.