Cresce l’emergenza legata alle attività umane
- 3 morte, una all’Isola d’Elba con una lenza che fuoriusciva dalla bocca, una ai Bagni Fiume di Livorno e una a Viareggio;
- 1 viva, intrappolata nelle reti e recuperata da un pescatore davanti a Marina di Pietrasanta.
In quest’ultimo caso è importante sottolineare il comportamento corretto del pescatore che ha immediatamente contattato la Capitaneria di Porto la quale ha attivato il sistema di intervento con ARPAT e i volontari del WWF Massa, consentendo il trasferimento dell’animale all’Acquario di Livorno dove è attualmente in cura.
ARPAT svolge un ruolo centrale nella gestione di queste emergenze, registrando tutti i dati relativi ai ritrovamenti e garantendo il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti – tra cui centri di recupero, veterinari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana (IZSLT), volontari e associazioni locali.
Il quadro che emerge dai dati aggiornati è decisamente preoccupante.
Nei primi 3 mesi del 2026 sono già 22 le tartarughe marine ritrovate lungo le coste della Toscana; un evento di questa portata non ha precedenti.
Nello stesso periodo del 2025 erano stati ritrovati solo 13 esemplari in Toscana (3 dei quali di un solo anno di vita) e negli anni precedenti il numero è stato ancora più basso.
I ritrovamenti hanno riguardato prevalentemente l’area Nord della Toscana, tra Marina di Massa e Viareggio (10), l’area di Livorno e dell’Isola d’Elba (10), mentre solo due casi sono stati registrati in provincia di Grosseto. Già all’inizio dell’anno il numero di ritrovamenti aveva destato forte preoccupazione, con 6 esemplari segnalati in un’area ristretta del comune di Massa nei primi 3 giorni di gennaio, seguiti da un settimo ritrovamento a Forte dei Marmi a distanza di una settimana.
Gli accertamenti effettuati da parte dell’IZSLT sugli animali recuperati hanno evidenziato l’origine antropica del fenomeno. Gli esami virologici e batteriologici hanno escluso la presenza di agenti patogeni, mentre le lesioni riscontrate, quali ematomi, fratture, presenza di gas nei vasi, risultano compatibili con catture accidentali da pesca.
In generale, le cause di morte o di sofferenza di questi animali sono riconducibili quasi esclusivamente a fattori antropici:
- 9 casi sono attribuibili a catture accidentali legate ad attività di pesca (bycatch)
- 4 casi (2 esemplari morti e 2 vivi) sono conseguenti a intrappolamento in rifiuti marini (reti, nylon, lenze, plastica)
- almeno 2 casi sono riconducibili a collisioni con imbarcazioni.
Per 5 animali in avanzato stato di decomposizione e per 1 dei due esemplari molto giovani non è stato possibile accertare la causa di morte, mentre il secondo giovane è ancora in custodia e cura all’Acquario di Livorno.
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