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L'attività di ARPAT nel monitoraggio dei cetacei, delle tartarughe e dei grandi pesci cartilaginei - Anno 2016

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Monitoraggio in Toscana

Anno di pubblicazione: 2017

A cura di: ARPAT - Settore Mare

In collaborazione con:

Pagine: 165

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Questo monitoraggio consente di individuare, anche se non sempre in maniera esaustiva, le cause di mortalità e quindi di elencare, quantificare e classificare le pressioni ritenute più pericolose (catture accidentali, collisioni, contaminazione chimica, inquinamento acustico, sacchetti di plastica ecc.) e di studiare la rete trofica marina, come previsto dalla Marine Strategy

Per quanto riguarda i cetacei, nel 2016 si sono registrati 21 ritrovamenti lungo le coste toscane: 12 stenelle (54%), 4 tursiopi (18%), 1 capodoglio (4%); cinque individui (5%) sono rimasti indeterminati a causa del pessimo stato di conservazione Nella totalità dei casi si è trattato di spiaggiamenti di carcasse sugli arenili. Il 50% degli spiaggiamenti si è concentrato nei mesi tardo primaverili-estivi (ad esclusione dei mesi di aprile e giugno in cui non si sono registrati spiaggiamenti) e maggiormente nella provincia di Livorno (50%). Anche il 2016 si è mostrato un anno abbastanza in linea con le medie annue registrate in Toscana, che è pari a circa 17 animali l’anno nel periodo 1986-2015.

Per quanto riguarda le tartarughe, nel corso del 2016 sono stati recuperati 56 esemplari, tutti appartenenti alla specie più comune Caretta caretta. Si conferma che spesso la causa di morte per questi animali è rappresentata dalla cattura accidentale da parte di attrezzi da pesca,  soprattutto reti da posta. Le indagini necroscopiche condotte su 15 tartarughe hanno confermato questo dato ed hanno inoltre evidenziato segni legati ad un traumatismo, probabilmente rappresentato da collisioni con natanti.

L’attività sui cetacei e le tartarughe marine propria di ARPAT è anche relativa allo studio delle abitudini alimentari (attraverso l'analisi del contenuto stomacale), che ha lo scopo di fornire informazioni per lo studio e la ricostruzione della rete trofica marina, dati richiesti anche dalla Marine strategy (descrittore 4). Nel 2016 si sono recuperati e analizzati 1 stomaco di capodoglio e 15 di tartaruga. Ancora una volta i risultati ottenuti dall’analisi dei contenuti gastrici indicano una importante presenza di detriti marini, rappresentati soprattutto da plastiche di vario tipo; fatto questo preoccupante in quanto espone questi animali agli effetti nocivi delle sostanze tossiche in essi presenti.

Il report contiene la scheda dettagliata di ogni esemplare recuperato e, per alcuni di essi (1 cetaceo e 15 tartarughe), il referto necroscopico a cura dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana (IZSLT), sede di Pisa. Su questi esemplari, benché non sempre le carcasse presentassero buone condizioni di conservazione, è stato eseguito un esame anatomo-patologico completo, ricerche batteriologiche, virologiche, parassitologiche, istologiche, sierologiche, genetiche e biotossicologiche. In relazione a queste ultime va specificato che i contaminanti specifici quali PPCB, mercurio e pesticidi sono stati ricercati dall’Università di Siena.

I trend storici dei dati dei recuperi toscani, sia per i cetacei (1986-2016) che per le tartarughe (1990-2016), mostrano un incremento negli ultimi anni. Questo fatto non è da attribuire ad un reale aumento della mortalità di questi animali, ma piuttosto ad una maggiore efficienza della rete regionale di recupero, che ha avuto un incremento della sua attività ed un migliore coordinamento, soprattutto nel flusso dell’informazione, a partire dal 2007, grazie alle attività del progetto transfrontaliero Gionha (2009-2011) e alla costituzione dell’Osservatorio Toscano Biodiversità (L.R.30/2015).

È disponibile anche la versione sfogliabile della pubblicazione (sito Web esterno, si apre in una nuova finestra)

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