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Economia circolare: ridurre i rifiuti in discarica, più impianti e un mercato delle materie prime seconde

28/01/2020 07:45

Ridurre drasticamente la quantità di rifiuti da smaltire in discarica o all'inceneritore richiede la realizzazione di molti impianti di riciclo e riuso dei rifiuti e un solido mercato delle materie prime seconde

Ancora troppi rifiuti urbani vengono smaltiti in discariche collocate sul territorio nazionale, si tratta di valori alti, nonostante negli ultimi anni i rifiuti urbani destinati alla discarica siano stati dimezzati, seppure con diversità da territorio a territorio del Paese. La situazione andrà migliorando con il recepimento del pacchetto europeo sull'economia circolare che prevede la riduzione dello smaltimento in discarica, che dovrà scendere al 10% entro il 2035.

Al tempo stesso, la normativa sopra richiamata pone altri importanti obiettivi, quali:

  • il riciclaggio entro il 2025 per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035)
  • il riciclaggio del 65% degli imballaggi entro il 2025 e il 70% entro il 2030
  • la raccolta separata dei rifiuti domestici pericolosi (entro il 2022), dei rifiuti organici (entro il 2023) e dei rifiuti tessili (entro il 2025).

Oggi, quindi, serve

  • aumentare la qualità della raccolta differenziata per garantire la preparazione al riutilizzo e riciclaggio degli stessi
  • investire in impianti innovativi che diano reale attuazione al modello di economia circolare.

Legambiente ha fatto alcune proposte contenute in diversi dossier, come, ad esempio, "Rifiuti zero, impianti mille" dove evidenzia come, nei prossimi anni, sarà necessario creare:

  • nuovi impianti di riciclo e riuso in particolare di trattamento e recupero della frazione organica (digestione anaerobica e compostaggio)
  • un mercato delle materie prime seconde.

Con la recente approvazione della legge n. 128 del 2 novembre 2019 di conversione del decreto “Crisi aziendali”, con cui si da una prima definizione alla complessa materia della disciplina giuridica della cessazione della qualifica di rifiuto, attraverso una nuova formulazione dell’art. 184 ter del D.lgs. 152/2006 relativo all’end of waste, si cerca di dare certezze a quelle imprese che operano nel settore dei sottoprodotti.

Al tempo stesso, sarà anche necessario applicare, "a largo raggio", la normativa sul GPP (Green Public Procurament), i cui obblighi sono disattesi, secondo Legambiente, da molte Pubbliche Amministrazioni.

Gli acquisti verdi (Green Public Procurament) costituiscono, infatti, uno dei driver principali per affermare l’economia circolare; questo mercato può essere implementato soprattutto dagli enti pubblici, per i quali è già previsto l'obbligo di acquistare materiali riciclati in una certa percentuale.

Purtroppo, come sottolinea l'associazione ambientalista, ancora oggi molte stazioni appaltanti pubbliche non rispettano i criteri ambientali minimi (CAM) e questo ostacola la creazione di un mercato solido dei materiali riciclati. L’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente, infatti, fa sapere che su 106 comuni interpellati, solo 88 hanno fornito risposte.

L’unica città che dichiara di applicare sempre i CAM è la città di Bergamo, mentre le città che hanno una percentuale di applicazione tra il 80 e l’99% rispetto ai 15 CAM monitorati sono: Ancona, Ferrara, Modena, Treviso, Udine e Vicenza. Questi comuni rappresentano il 7% dei comuni capoluogo.

I criteri minimi maggiormente utilizzati sono quelli relativi all’uso della carta (72,7%), agli strumenti quali uso delle stampanti e toner (58%), ai servizi di pulizia (52,3%). Le percentuali si abbassano notevolmente quando si esamina il tasso di attuazione del CAM sugli arredi per interni (39,8%), sulla ristorazione collettiva (37,5%), sull’illuminazione pubblica (34,1%). Edilizia (19,3%), gestione dei rifiuti (19,3%) e arredo urbano (18,2%) sono i contesti fanalino di coda che chiudono la classifica.

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