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Biogas prodotto dagli scarti alimentari

16/12/2019 07:30

Novità dall’ENEA

ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha annunciato la realizzazione di un nuovo impianto sperimentale per produrre biogas. Questa forma di energia, similmente al gas naturale, può essere impiegata per produrre calore ed energia elettrica e sfruttata anche nei trasporti, ed è stata indicata dalla UE come una delle fonti energetiche rinnovabili che possono contribuire alla riduzione dell’inquinamento dell’aria.

Il progetto è stato condotto presso il Centro Ricerche di Casaccia, in provincia di Roma, nell’ambito del Programma Industria 2015, ed è stato finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con l’azienda Ladurner Ambiente.

Come ha sottolineato Vito Pignatelli, responsabile del Laboratorio ENEA di “Biomasse e Tecnologie per l’Energia”, l’impiego di miscele selezionate di funghi e batteri e la separazione fisica dei diversi stadi della digestione anaerobica permettono di ottimizzare il processo in tutte le sue fasi. Rispetto a quelli tradizionali, infatti, il nuovo impianto sperimentale permetterebbe di aumentare la resa e il contenuto in metano di oltre il 70%, migliorando i tempi e i costi di produzione. La produzione del biogas è controllata tramite un software che permette di monitorare tutti i passaggi nei minimi dettagli e “in continuo”, allo scopo di ottenere un prodotto finale di qualità e nel rispetto dei parametri chimico-fisici di processo.

In futuro, l’impianto sarà ampliato, adattato alla produzione di bioidrogeno e implementato con pannelli fotovoltaici, che lo alimenteranno e consentiranno anche di scindere l’acqua tramite elettrolisi, producendo una corrente di idrogeno che potrà essere impiegata per convertire in metano l’anidride carbonica contenuta nei biogas.

Attualmente i ricercatori stanno alimentando l’impianto sperimentale con gli scarti provenienti dalla mensa interna al Centro stesso. Il fatto che l’impianto possa produrre combustibile di origine non fossile ed essere alimentato con biomasse “povere” (come residui agricoli, rifiuti organici, canne e paglia) permette di ridurre l’inquinamento e la produzione di rifiuti, valorizzando economicamente gli scarti dell’agricoltura e i terreni degradati e inutilizzabili, e rendendo questa tecnologia altamente sostenibile.

Testo di Elena Fumagalli

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