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L'ambiente nell'Osservasalute 2017

19/06/2018 07:30

Pubblicata la XV edizione del Rapporto curato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Gli indicatori selezionati ogni anno dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane mirano a descrivere, in maniera approfondita, lo stato del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), sia dal punto di vista della spesa e dell’organizzazione del sistema, sia da quello della performance, in termini di salute e prevenzione.

Il Rapporto è frutto del lavoro di 197 ricercatori che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali: Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute.

Un capitolo specifico del documento è dedicato al tema “Ambiente”: tra i fattori infatti che incidono in modo significativo sulla salute umana ci sono sicuramente quelli ambientali. Ogni anno l’Osservatorio seleziona un set di indicatori (tra due e quattro) rappresentativi e per l’edizione 2017 sono stati scelti questi quattro:

  1. produzione di rifiuti solidi urbani
  2. gestione di rifiuti solidi urbani
  3. raccolta differenziata
  4. gas ad effetto serra e cambiamenti climatici

Per ciascun indicatore se ne spiega il significato, nonché la validità e i limiti dei dati raccolti, si definisce il valore di riferimento (ad esempio l’obiettivo dettato dalla norma), si descrivono i risultati, anche confrontandoli con i dati a livello internazionale; sulla base dei risultati, infine, l’Osservatorio esprime alcune raccomandazioni ed indicazioni, ad esempio la necessità di politiche ed incentivi.

I rifiuti solidi urbani rappresentano uno degli indicatori di maggiore pressione antropica, non solo in termini ambientali, ma anche in termini sociali e sanitari. Per descrivere il potenziale rischio nella popolazione derivante da questi rifiuti è stata quindi calcolata la quantità prodotta, il volume smaltito nelle varie regioni attraverso la discarica controllata e/o l’incenerimento e l’entità del ricorso alla raccolta differenziata.

Per quanto riguarda la produzione di rifiuti solidi urbani, nel 2015 questa si attesta a poco meno di 30 milioni di tonnellate, con una leggera riduzione rispetto al 2014. La produzione pro capite (487 kg/ab) rimane stabile rispetto all’anno precedente.

Relativamente alla gestione dei rifiuti solidi urbani, la modalità di smaltimento in discarica, nel 2015, registra una riduzione di circa il 16% rispetto all’anno precedente, con poco meno di 8 milioni di tonnellate, accompagnata anche da una riduzione progressiva nell’arco degli anni del numero di discariche.

La capacità nazionale di incenerimento ha raggiunto, nel 2015, il 18,9% del totale dei rifiuti solidi urbani; il numero degli impianti cala rispetto all’anno precedente, passando da 48 a 41.

La raccolta differenziata ha raggiunto, nel 2015, a livello nazionale, il 47,5% della produzione totale dei rifiuti solidi urbani con un incremento del 2,3% rispetto al 2014.

Dagli anni 1990 al 2005 abbiamo assistito ad un aumento delle emissioni di gas serra, sia
assolute che in funzione delle quote pro capite; dal 2005, invece, si osserva una diminuzione.

La riduzione del 31,4% delle emissioni di gas effetto serra, in funzione del Prodotto Interno Lordo, dal 1990 al 2014, non appare però sufficiente per garantire una riduzione dei valori di emissione assoluti e pro capite, a meno che non si adottino politiche condivise a livello locale e nazionale, in particolare nel campo della ricerca e dello sviluppo di nuove fonti energetiche alternative.

Nelle precedenti edizioni del rapporto, che è possibile consultare sul sito Web dell’Osservatorio, per l'area "ambiente" erano stati selezionati altri indicatori come ad esempio la presenza di pesticidi nelle acque, l’inquinamento da polveri fini (PM10 e PM2,5), la disponibilità di acqua potabile, la produzione e gestione dei rifiuti speciali, i rifiuti contenenti amianto.

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